Con la riapertura delle scuole torna al centro anche il tema dell’educazione come strumento di crescita personale e di coesione sociale. Per il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, il nuovo anno scolastico non può essere letto soltanto attraverso voti, programmi e risultati, ma deve diventare un’occasione per riflettere sulle differenze che ancora condizionano l’accesso alle opportunità educative.
Le disuguaglianze educative restano una sfida aperta
Aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente, Zuppi ha indicato tra le priorità quella delle disuguaglianze nell’istruzione. La possibilità di imparare e costruire il proprio futuro, secondo il presidente della Cei, non dovrebbe dipendere dal luogo in cui si nasce, dalla situazione economica della famiglia, dalle condizioni fisiche o dal contesto sociale nel quale un ragazzo cresce.
La scuola assume così una funzione che va molto oltre la trasmissione delle conoscenze. Quando riesce realmente ad accogliere le differenze e a offrire possibilità concrete a tutti, può diventare uno degli strumenti più efficaci per ridurre le distanze sociali e favorire una società maggiormente equa.
Una scuola capace di non lasciare indietro nessuno
Il tema dell’inclusione è stato posto da Zuppi al centro della riflessione sull’inizio dell’anno scolastico. L’obiettivo non dovrebbe essere soltanto quello di formare studenti preparati, ma di costruire comunità nelle quali ciascuno possa sentirsi riconosciuto, ascoltato e coinvolto.
Per il cardinale, una scuola autenticamente inclusiva può diventare “uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace”. Un’affermazione che richiama direttamente il ruolo sociale dell’istruzione, soprattutto nei territori e nei contesti dove le differenze economiche e culturali rischiano di trasformarsi in disuguaglianze permanenti.
Educare alla fiducia e alla responsabilità
L’augurio rivolto alle scuole italiane non riguarda quindi esclusivamente i risultati didattici. Zuppi immagina istituti capaci di generare fiducia, interesse, responsabilità e partecipazione, creando ambienti nei quali bambini e ragazzi possano sviluppare non soltanto competenze, ma anche relazioni e consapevolezza.
In questa prospettiva la scuola diventa un vero “laboratorio di umanità”, nel quale la formazione personale procede insieme a quella culturale. Il confronto con gli altri, l’ascolto e la possibilità di esprimere liberamente idee e domande diventano parte integrante del percorso educativo.
La tecnologia deve rimanere al servizio della persona
Nel suo intervento il presidente della Cei ha richiamato anche il rapporto tra educazione e tecnologia. Strumenti digitali e nuove forme di apprendimento possono rappresentare una risorsa importante, ma il loro utilizzo non dovrebbe modificare il principio fondamentale secondo cui è la tecnologia a dover essere funzionale alle esigenze della persona.
La questione riguarda direttamente una scuola sempre più immersa nella trasformazione digitale e chiamata a trovare un equilibrio tra innovazione e dimensione umana. L’accesso alle informazioni è oggi immediato, ma capacità come attenzione, comprensione, riflessione e dialogo richiedono ancora tempo.
Il valore del tempo dedicato all’ascolto
Zuppi ha sottolineato proprio l’importanza di preservare quello che ha definito il tempo dell’ascolto, dello studio, della meraviglia e del confronto autentico. Elementi che possono apparire meno immediati in una società abituata alla rapidità, ma che restano essenziali nella formazione dei più giovani.
La crescita della libertà interiore, secondo questa visione, passa anche dalla possibilità di fermarsi, approfondire e confrontarsi con punti di vista diversi. La scuola può quindi offrire uno spazio nel quale imparare non soltanto a trovare rapidamente una risposta, ma anche a formulare domande migliori.
La scuola come luogo dove costruire il futuro comune
Il messaggio rivolto agli studenti, agli insegnanti e alle famiglie è quello di considerare la scuola come qualcosa di più di una fase obbligatoria da superare. Per Zuppi rappresenta ancora oggi un luogo determinante per la costruzione della società che verrà.
La sua definizione di scuola come “cantiere decisivo del nostro futuro comune” sintetizza questa prospettiva. Ridurre le disuguaglianze, favorire l’inclusione, utilizzare consapevolmente la tecnologia e restituire valore alle relazioni diventano così parti di una stessa sfida educativa, che riguarda non soltanto chi entra ogni mattina in un’aula, ma l’intera comunità.
22 Settembre 2026
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