La violenza non passa soltanto dalle aggressioni fisiche o dalle minacce esplicite. Esistono forme più silenziose, meno visibili, ma non per questo meno gravi. Tra queste c’è la violenza economica, una modalità di controllo che può limitare autonomia, libertà di scelta e possibilità concreta di sottrarsi a una relazione abusante. È su questo terreno che si muove la Relazione approvata all’unanimità dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere.
Un passo per rendere visibile ciò che spesso resta ai margini
Il punto centrale del documento riguarda la proposta di inserire in modo più esplicito, nell’ambito dell’articolo 572 del codice penale sui maltrattamenti in famiglia, il riferimento alla violenza economica come possibile modalità di integrazione del reato. L’obiettivo è dare maggiore chiarezza normativa a un orientamento già presente nella giurisprudenza di legittimità, ma ancora non sempre recepito in modo uniforme dai giudici di merito. In altre parole, si vuole rafforzare nel testo della legge ciò che sul piano interpretativo esiste già, ma non ha ancora trovato una diffusione piena e stabile.
Quando il denaro diventa strumento di dominio
Parlare di violenza economica significa riconoscere che il controllo può esercitarsi anche attraverso il denaro, le spese quotidiane, la dipendenza finanziaria e la privazione delle risorse. Non si tratta solo di negare somme importanti, ma anche di monitorare ossessivamente uscite minime, imporre giustificazioni continue, impedire autonomia nella gestione della vita familiare o usare il reddito come mezzo di pressione. In questo quadro il denaro smette di essere una risorsa condivisa e diventa un meccanismo di subordinazione, capace di incidere in profondità sulla dignità e sulla libertà della persona offesa.
L’ipotesi del controllo coercitivo come reato autonomo
Tra gli aspetti più rilevanti della Relazione emerge anche la proposta di introdurre una fattispecie autonoma di controllo coercitivo. L’idea è punire in modo più diretto quelle condotte sistematiche di sorveglianza e pressione che possono riguardare anche la gestione delle spese familiari di modesto importo. È un passaggio importante perché sposta l’attenzione su comportamenti che, considerati singolarmente, possono apparire marginali, ma che nel loro insieme costruiscono una forma continua di oppressione. Il controllo non si manifesta sempre con atti clamorosi, spesso prende forma nella quotidianità più minuta.
Gli obblighi di assistenza familiare e la tutela delle vittime
La Relazione propone inoltre di escludere i reati previsti dagli articoli 570 e 570-bis del codice penale, relativi alla violazione degli obblighi di assistenza familiare, dall’area di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Si tratta di una proposta che punta a evitare una sottovalutazione di condotte che possono produrre conseguenze molto concrete e pesanti nella vita delle persone coinvolte. A questo si aggiunge un altro elemento significativo, l’estensione del patrocinio a spese dello Stato indipendentemente dal reddito anche alla persona offesa da tali violazioni, rafforzando così l’accesso alla tutela giudiziaria.
Un lavoro costruito attraverso ascolto e approfondimento
Il documento approvato nasce al termine di un percorso ampio, sviluppato attraverso numerose audizioni e con il contributo delle relatrici Martina Semenzato, Elena Leonardi e Cecilia D’Elia. Alla stesura hanno partecipato anche collaboratori esterni con competenze giuridiche e statistiche, segnale di un lavoro costruito su più livelli di analisi. Questo aspetto è rilevante perché mostra la volontà di affrontare il tema non in modo generico o simbolico, ma con una base tecnica e interpretativa solida.
Una questione giuridica che riguarda anche la cultura
Riconoscere con maggiore precisione la violenza economica significa intervenire sul piano normativo, ma anche su quello culturale. Per lungo tempo molte di queste condotte sono state considerate secondarie, quasi un dettaglio interno alla vita di coppia o familiare. In realtà possono rappresentare una forma profonda di sopraffazione, capace di isolare la vittima e di rendere più difficile ogni percorso di uscita. Dare un nome chiaro a questi comportamenti, e inserirli con maggiore forza nel sistema penale, significa anche contribuire a farli riconoscere prima, con maggiore consapevolezza.
Dalla relazione parlamentare a una possibile svolta
La Relazione non modifica da sola il codice penale, ma indica una direzione precisa. Il suo valore sta proprio nell’aver portato al centro del dibattito una forma di violenza ancora troppo poco compresa nelle sue implicazioni concrete. Se il percorso legislativo dovesse andare avanti, il sistema potrebbe dotarsi di strumenti più espliciti per leggere e punire queste condotte. E sarebbe un passaggio importante, perché la violenza di genere non si manifesta soltanto nei gesti più evidenti, ma anche in quei meccanismi di controllo quotidiano che, poco alla volta, tolgono libertà, autonomia e futuro.
16 Aprile 2026
© Redazione editoriale PANTA-REI
https://www.panta-rei.it/home.do?dettagli=violenza-economica&key=1776327184
__
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte e rielaborate da fonti ufficiali e/o agenzie di stampa riconosciute, nel rispetto del presente codice etico redazionale.
editoriale non-profit della
Fondazione Premio Antonio Biondi
realizzato in collaborazione con la

Centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.
Copywriters ICOE
Francesca S., Matteo R., Laura A., Antonella B., Giorgio F., Anna C., Miriam M., Stefano G., Adele P. e Francesca N.
Redazione | Chi siamo

Seguici nel nostro canale WhatsApp con il tuo smartphone e quando vorrai, noi saremo li con le ultime notizie ...
__
Lettera aperta ai lettori, lettrici di PANTA-REI da parte di Luigi Canali
Presidente della Fondazione
Fondazione iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore RUNTS e riconoscita ISTITUTO CULTURALE dalla Regione Lazio - Ente NON-PROFIT
www.fondazionepremioantoniobiondi.it
C.F. 92088700601
__
Privacy e Cookies (GDPR)
PANTA-REI
editoriale della
Fondazione Premio Antonio Biondi
Via Garibaldi 34
03017 Morolo (FR)
redazione I.CO.E.
Via Giusué Carducci, 10 - 00187 Roma
+39.06.5654.8962
centrostudi@icoe.it
Messaggio WhatsApp
© PANTA-REI editoriale della Fondazione Premio Antonio Biondi. Tutti i diritti sono riservati.
[C]redit grippi associati ICT