Le tensioni diplomatiche negli Stati Uniti tornano a salire e, dopo Colombia, Cuba e Venezuela, ora anche il Messico finisce al centro delle dichiarazioni di Donald Trump. In un’intervista televisiva, l’ex presidente americano ha puntato il dito contro la leadership messicana, sostenendo che il potere reale nel Paese non sarebbe nelle mani del governo, ma dei cartelli della droga.
Le parole di Trump sull’equilibrio del potere in Messico
Intervenendo su Fox News, Trump ha messo in dubbio la capacità della presidente Claudia Sheinbaum di esercitare un controllo effettivo sul territorio nazionale. Secondo il tycoon, parlare di un governo pienamente operativo sarebbe solo una forma di correttezza politica, lontana dalla realtà dei fatti.
Il ruolo dei cartelli secondo l’ex presidente Usa
Trump ha sostenuto che i gruppi criminali legati al narcotraffico avrebbero un’influenza tale da condizionare le scelte politiche e la sicurezza interna del Messico. “Potremmo essere politicamente corretti e dire che governa lei”, ha affermato, aggiungendo però che la presidente sarebbe “molto spaventata dai cartelli”.
Le pressioni di Washington e la proposta di intervento
Nel racconto dell’ex presidente statunitense emerge anche un tentativo di coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nella lotta al narcotraffico messicano. Trump ha dichiarato di aver più volte chiesto al governo di Città del Messico se fosse disposto ad accettare un’azione americana contro i cartelli, ricevendo però un netto rifiuto.
Una risposta che, secondo Trump, impone scelte drastiche
“No, no, signor presidente, per favore”, sarebbe stata la risposta ricevuta, secondo quanto riferito. Per Trump, questo atteggiamento dimostrerebbe l’impossibilità di affrontare il problema senza un cambio di strategia, lasciando intendere che “qualcosa va fatto”, anche a costo di decisioni controverse.
Dichiarazioni che alimentano nuove tensioni internazionali
Le affermazioni di Trump si inseriscono in un contesto già delicato nei rapporti tra Stati Uniti e America Latina. Accuse di questo tipo rischiano di riaccendere tensioni diplomatiche e di complicare ulteriormente il dialogo su temi cruciali come sicurezza, narcotraffico e cooperazione regionale.
04 Gennaio 2026
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