PANTA REI, quando l'informazione è libera, gratuita e partecipativa

Torna a precedente

Straining sul lavoro, lo stress invisibile che svuota ruolo e autostima

Esclusione silenziosa e perdita di ruolo, quando lo straining mina benessere e autostima

Straining sul lavoro, lo stress invisibile che svuota ruolo e autostima

Condividi

Straining sul lavoro, cos’è e come riconoscere lo stress invisibile che può portare al burnout

Non ci sono urla, né conflitti aperti. Nessuna scenata davanti ai colleghi, nessuna frase apertamente offensiva. Eppure qualcosa cambia. Si viene esclusi da una riunione, poi da un progetto. Le responsabilità si assottigliano, le decisioni passano ad altri. Tutto appare normale, ma dentro cresce una sensazione di marginalità. È in questa zona grigia che prende forma lo straining sul lavoro, una forma di pressione silenziosa che può compromettere benessere psicologico e identità professionale.

Cos’è lo straining e perché è diverso dal mobbing

Il termine è stato introdotto in Italia dallo psicologo del lavoro Harald Ege, tra i primi studiosi del mobbing nel nostro Paese. Lo straining viene descritto come uno stress lavorativo forzato, provocato da un atto ostile o da un cambiamento peggiorativo dell’ambiente professionale, capace di produrre effetti duraturi.

A differenza del mobbing, che si fonda su comportamenti persecutori ripetuti nel tempo, lo straining può nascere anche da un singolo episodio. Un demansionamento, una sottrazione di responsabilità, un isolamento progressivo possono creare una condizione di disagio stabile, anche senza aggressioni continue. È una dinamica che agisce per sottrazione: meno fiducia, meno coinvolgimento, meno spazio.

Quando il disagio diventa riconosciuto anche dalla legge

Non si tratta solo di una categoria psicologica. La giurisprudenza italiana ha riconosciuto questa forma di danno organizzativo. Una sentenza della Corte di Cassazione del 2013 ha chiarito che anche una condotta non reiterata, ma con effetti permanenti e peggiorativi, può generare diritto al risarcimento. Lo straining, quindi, assume rilievo anche sul piano giuridico.

Gli effetti sulla salute mentale e il rischio burnout

Le ricerche internazionali sul workplace bullying, tra cui le meta-analisi coordinate dallo psicologo norvegese Ståle Einarsen, mostrano una correlazione significativa tra esposizione a comportamenti ostili e sintomi di ansia, depressione, disturbi del sonno e somatizzazioni. Anche quando non si arriva al mobbing sistematico, la perdita di controllo e l’esclusione possono produrre effetti analoghi.

In questo senso, lo straining può rappresentare una delle vie di accesso al burnout, specialmente quando il lavoratore percepisce una progressiva erosione del proprio ruolo.

Il lavoro ibrido e il rischio di esclusione silenziosa

Il contesto contemporaneo, caratterizzato da modelli organizzativi ibridi e lavoro da remoto, rende queste dinamiche ancora più difficili da individuare. Non essere inseriti in una call, venire esclusi da una chat o da una catena di email può sembrare un dettaglio tecnico. Nel tempo, però, può tradursi in isolamento professionale.

In alcuni casi, lo straining si intreccia con il fenomeno del quiet firing, una forma di “licenziamento silenzioso” che punta a spingere il lavoratore verso le dimissioni attraverso lo svuotamento graduale del ruolo.

Come riconoscere i segnali e uscire dall’ambiguità

Il primo passo è dare un nome a ciò che si sta vivendo. Quando non esistono attacchi espliciti, il rischio è interiorizzare il disagio e attribuirlo a una presunta fragilità personale. Gli studi di Rizzo, House e Lirtzman già negli anni Settanta dimostravano che ambiguità e conflitto di ruolo generano tensione psicologica e insoddisfazione. Il problema, dunque, non è la “sensibilità” individuale, ma la struttura organizzativa.

Formalizzare richieste, chiedere chiarimenti sui cambi di mansione e pretendere criteri trasparenti di valutazione aiuta a ridurre l’ambiguità, uno dei principali generatori di stress lavoro-correlato.

Il ruolo del supporto sociale e delle istituzioni

Il sostegno di colleghi, superiori o professionisti esterni rappresenta un fattore protettivo riconosciuto dalla letteratura scientifica. Condividere l’esperienza consente di recuperare senso di controllo e legittimare il proprio vissuto.

Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro sottolineano che la prevenzione dello stress non è un problema individuale, ma una responsabilità organizzativa. Il benessere sul lavoro non può essere lasciato alla resilienza personale.

Lo straining prospera nel silenzio e nell’ambiguità. Nominarlo, chiarire le regole e pretendere trasparenza significa riportare equilibrio in un contesto che rischia di diventare logorante. Perché la salute mentale sul lavoro non è un lusso, ma una condizione essenziale per la dignità professionale.


Condividi

25 Febbraio 2026
© Redazione editoriale PANTA-REI
https://www.panta-rei.it/home.do?dettagli=straining-sul-lavoro&key=1771766125
__
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte e rielaborate da fonti ufficiali e/o agenzie di stampa riconosciute, nel rispetto del presente codice etico redazionale.

PANTA-REI, l'informazione libera, gratuita e partecipativa

editoriale non-profit della
Fondazione Premio Antonio Biondi
Fondazione Premio Antonio Biondi
realizzato in collaborazione con la
icoe, centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.
Centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.

Copywriters ICOE
Francesca S., Matteo R., Laura A., Antonella B., Giorgio F., Anna C., Miriam M., Stefano G., Adele P. e Francesca N.
Redazione | Chi siamo


PANTA-REI canale WhatsApp

Seguici nel nostro canale WhatsApp con il tuo smartphone e quando vorrai, noi saremo li con le ultime notizie ...

__
Lettera aperta ai lettori, lettrici di PANTA-REI da parte di Luigi Canali
Presidente della Fondazione

L'EDITORIALE
libero, gratuito e partecipativo

Precedente

L'editoriale libero, gratuito e partecipativo
www.panta-rei.it
LANGUAGE

Fondazione iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore RUNTS e riconoscita ISTITUTO CULTURALE dalla Regione Lazio - Ente NON-PROFIT
www.fondazionepremioantoniobiondi.it
C.F. 92088700601
__
Privacy e Cookies (GDPR)

PANTA-REI
editoriale della
Fondazione Premio Antonio Biondi
Via Garibaldi 34
03017 Morolo (FR)
redazione I.CO.E.
Via Giusué Carducci, 10 - 00187 Roma
editoriale@panta-rei.it
Messaggio WhatsApp

© PANTA-REI editoriale della Fondazione Premio Antonio Biondi. Tutti i diritti sono riservati.
[C]redit design&development gruppo mediterranea™