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Slopaganda, quando la propaganda diventa meme e invade i feed

Meme, IA e politica, quando la comunicazione istituzionale punta sulla saturazione dell’attenzione

Slopaganda, quando la propaganda diventa meme e invade i feed

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Dal caso Trump alla slopaganda, i rischi di una politica a basso costo e alto impatto

Negli ultimi tempi la comunicazione politica ha cambiato pelle, spostandosi sempre più dal terreno delle decisioni a quello delle immagini virali. Figure pubbliche trasformate in re, papi, eroi di fantasia o protagonisti di scenari surreali non sono più semplici provocazioni: diventano strumenti pensati per occupare l’attenzione e guidare il dibattito, anche a costo di semplificarlo fino all’eccesso.

Immagini virali e guerra culturale

Negli ultimi mesi, contenuti che ritraggono Donald Trump in versioni grottesche o simboliche, rilanciati anche da canali ufficiali della Casa Bianca, hanno mostrato una strategia precisa. L’obiettivo non è informare, ma far reagire: suscitare risate, indignazione, schieramenti. In questo modo l’attenzione si sposta dal merito delle scelte politiche a una continua guerra culturale fatta di meme, dove ciò che conta è dominare il feed.

Che cos’è la slopaganda

Il fenomeno è stato definito dal Guardian con un termine sempre più usato anche in ambito accademico: slopaganda. La parola nasce dall’unione tra propaganda e AI slop, ovvero la massa di contenuti generati automaticamente dall’intelligenza artificiale, spesso approssimativi, ripetitivi e a basso costo. Nel paper “Slopaganda, the interaction between propaganda and generative AI”, pubblicato nel 2025 da Micha Klincewicz, Mark Alfano e Amir Ebrahimi Fard, la slopaganda viene descritta come l’incontro tra comunicazione politica orientata a influenzare e una produzione industriale di contenuti artificiali.

Propaganda senza eleganza né credibilità

Secondo questa analisi, con i modelli generativi la propaganda non ha più bisogno di apparire raffinata o credibile. Diventa una strategia di contesto, una vera e propria modellazione dell’ambiente informativo. Ciò che conta è quanto un messaggio circola, con quale frequenza e quale carica emotiva trasmette. In questo schema la slopaganda non coincide solo con le fake news: può includere caricature, immagini forzate e persino deepfake, puntando sulla ripetizione e sulla rapidità di consumo tipica dei social.

Il caso Trump e la comunicazione istituzionale

Il caso di Donald Trump è emblematico perché mostra la slopaganda quando entra nel cuore della comunicazione istituzionale. Non si tratta più di contenuti marginali prodotti da comunità anonime, ma di un registro che, adottato dall’alto, ottiene una legittimazione immediata. Come osserva il Guardian, l’immagine generata dall’IA funziona come un colpo secco durante lo scroll: riduce la complessità e costringe avversari e media a inseguire il singolo visual, anziché discutere i contenuti politici.

Gli slopagandist e l’algoritmo

Un altro tassello è rappresentato dagli slopagandist, creator che fanno politica a bassissimo costo e con altissima frequenza. The Verge cita il caso di Nick Shirley per descrivere un modello fondato su contenuti incendiari, spesso poco verificati, ma perfettamente ottimizzati per gli algoritmi. In questi casi l’IA non è sempre visibile come immagine artificiale, ma l’informazione viene comunque trattata come materia prima per engagement, reazioni emotive e polarizzazione identitaria.

Un ecosistema saturo di contenuti artificiali

Il paper sottolinea che la slopaganda cresce più facilmente in ambienti già saturi di contenuti artificiali non politici. Quando la qualità media dell’informazione si abbassa, diventa sempre più difficile distinguere fonti, intenzioni e valore informativo. Il rischio è una politica dipendente da messaggi a costo quasi nullo ma ad altissimo impatto mediatico, capaci di moltiplicarsi rapidamente tra web e media tradizionali.

Governance e contromisure possibili

Le contromisure discusse tra ricerca e policy si muovono su tre livelli: maggiore trasparenza e tracciabilità dei contenuti, regole di piattaforma che limitino la viralità artificiale e una responsabilità chiara dei soggetti istituzionali quando usano materiali generati dall’IA. Il nodo resta la governance dell’informazione: nell’era dei contenuti quasi gratuiti, la propaganda non ha più bisogno di qualità per funzionare, le basta essere ovunque.


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01 Febbraio 2026
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