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Sicurezza sul lavoro, il 2025 come occasione mancata

I dati Inail e le parole di Anmil descrivono un anno di occasioni perse nella tutela dei lavoratori

Sicurezza sul lavoro, il 2025 come occasione mancata

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Morti, infortuni e malattie professionali, perché il 2025 non ha segnato la svolta attesa

Se il 2024 è rimasto impresso come l’anno delle stragi sul lavoro, il 2025 rischia di essere ricordato come l’anno delle occasioni perse. I numeri continuano a raccontare una realtà dura, fatta di morti evitabili, infortuni in crescita e risposte istituzionali giudicate insufficienti. Una situazione che, secondo chi da anni segue il tema, richiederebbe interventi strutturali e non correttivi marginali.

Un’emergenza che non si arresta

Nel corso del 2025 il trend degli infortuni mortali sul lavoro non ha mostrato segnali di inversione. In media, tre lavoratori al giorno perdono la vita mentre svolgono la propria attività. Una dinamica ormai consolidata che, secondo il presidente nazionale di ANMIL, Antonio Di Bella, non è stata contrastata in modo efficace né con il decreto sulla sicurezza sul lavoro né con la legge di Bilancio.

Infortuni, decessi e malattie professionali

I dati parlano chiaro. Gli open data INAIL relativi al periodo gennaio-ottobre 2025 mostrano 497.341 infortuni denunciati, con un aumento dell’1,2% rispetto all’anno precedente. Anche le morti sul lavoro crescono, passando da 890 a 896 casi. Parallelamente, si registra un incremento significativo delle malattie di origine professionale, che salgono del 10,2%, superando quota 81.000. Numeri che includono non solo gli infortuni in azienda, ma anche quelli in itinere e quelli che coinvolgono studenti impegnati in stage e tirocini.

Un tempo che si ripete

Per descrivere questa situazione, Di Bella ricorre a un’immagine potente: “Il serpente che si morde la coda”, simbolo utilizzato da Friedrich Nietzsche per rappresentare la circolarità del tempo e il ripetersi degli eventi. Un’immagine che, applicata alla sicurezza sul lavoro, restituisce l’idea di un problema che ritorna ciclicamente, senza che le soluzioni adottate riescano a spezzare il meccanismo.

Il nodo delle scelte politiche

Secondo ANMIL, il 2025 avrebbe potuto segnare una svolta. Invece, molte delle misure attese non sono state introdotte. L’associazione sottolinea come l’attenzione si sia spesso concentrata su strumenti considerati marginali, incapaci di incidere davvero su un fenomeno che viene definito senza mezzi termini un disastro nazionale che dura da anni.

Una legge ancora in attesa

Resta aperta la partita del disegno di legge n. 1101 sulla cultura della salute e sicurezza sul lavoro nelle scuole e nelle aziende, iniziativa bipartisan a prima firma del senatore Tino Magni. ANMIL rinnova l’auspicio che questo provvedimento possa finalmente diventare legge, affiancato da strumenti più incisivi come l’istituzione di una procura nazionale del lavoro e da misure capaci di garantire l’applicazione concreta delle norme già esistenti, piuttosto che moltiplicare obblighi formali di dubbia efficacia.


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01 Gennaio 2026
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