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Senza dimora in Italia, oltre diecimila persone censite in una sola notte

Roma, Milano, Torino e Napoli tra i centri con più senza dimora, tra strutture piene e migliaia di persone in strada

Senza dimora in Italia, oltre diecimila persone censite in una sola notte

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Oltre 10 mila persone senza dimora censite in una notte, il report Istat mostra un disagio abitativo diffuso nelle città italiane

C’è un dato che colpisce più di altri: in una sola notte, quella del 26 gennaio 2026, nei 14 Comuni centro delle aree metropolitane italiane presi in esame dall’Istat sono state rilevate 10.037 persone senza dimora adulte. Un numero che da solo basta a raccontare quanto il disagio abitativo non sia un fenomeno marginale, ma una questione sociale strutturale, visibile e radicata in molte grandi città italiane.

Un censimento che fotografa l’emergenza urbana

La rilevazione distingue tra chi ha trovato posto in una struttura di accoglienza notturna e chi invece ha trascorso la notte in strada, in spazi pubblici o in sistemazioni di fortuna. Le persone ospitate nelle strutture sono 5.563, pari al 55,4% del totale. Le altre 4.474 sono state conteggiate all’aperto o in condizioni estremamente precarie. È una fotografia dura, che restituisce l’idea di un’emergenza distribuita tra assistenza formale e sopravvivenza quotidiana.

Roma e Milano guidano una classifica che fa riflettere

Tra le città coinvolte, è Roma a registrare il numero più alto di persone senza dimora, con 2.621 individui, dei quali 1.299 rilevati in strada. Subito dopo compare Milano con 1.641 persone, di cui 601 all’aperto. Seguono Torino con 1.036 e Napoli con 1.029. In fondo alla graduatoria, almeno in termini assoluti, si trovano Reggio Calabria, Messina e Catania. Ma anche i numeri più bassi non raccontano una situazione trascurabile, perché dietro ogni dato resta una condizione di forte fragilità.

La strada resta soprattutto maschile, ma il disagio femminile c’è

Le donne risultano una minoranza tra le persone senza dimora, ma questo non rende il fenomeno meno rilevante. Nelle strutture di accoglienza rappresentano il 21,4% del totale, cioè 1.189 persone. Tra chi vive in strada, nei casi in cui è stato possibile rilevare il sesso, la quota femminile si ferma intorno al 12%. Il dato suggerisce una presenza maschile prevalente, ma anche una vulnerabilità femminile che può essere meno visibile e più difficile da intercettare.

L’età media racconta un disagio adulto e prolungato

Osservando le fasce anagrafiche emerge un altro elemento significativo. Nelle strutture prevalgono le persone tra i 31 e i 60 anni, che rappresentano il 61,3% degli ospiti. I giovani tra i 18 e i 30 anni sono il 15,3%, mentre gli over 60 arrivano al 23,4%. Tra le persone rilevate in strada, la concentrazione maggiore si registra ancora una volta nella fascia tra 31 e 60 anni, che supera il 73% dei casi con età rilevata. Non si tratta quindi soltanto di marginalità giovanile o anziana, ma di una povertà abitativa che colpisce in pieno l’età adulta.

Una quota piccola in percentuale, enorme nel peso sociale

Nel report dell’Istat, le persone senza dimora censite corrispondono a circa lo 0,11% della popolazione residente nei Comuni osservati. Una percentuale che, letta in modo superficiale, potrebbe sembrare limitata. In realtà quel numero va interpretato con cautela, perché lo stesso istituto precisa che tra i senza dimora ci sono anche persone non iscritte in anagrafe o residenti altrove. In altre parole, il fenomeno può avere contorni ancora più ampi e complessi di quanto emerga dalla sola rilevazione numerica.

Non solo numeri, ma persone fuori dai margini del sistema

Il valore di questa indagine sta proprio nel fatto che costringe a guardare oltre la statistica. Parlare di senza dimora significa parlare di lavoro fragile, reti familiari spezzate, salute compromessa, povertà persistente e insufficienza delle risposte pubbliche. Le città di Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Messina, Catania e Cagliari mostrano che il problema attraversa l’intero Paese, con intensità diverse ma con una radice comune. E quella radice riguarda la capacità, o l’incapacità, di una società di non lasciare indietro chi perde tutto, compresa una casa.


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26 Marzo 2026
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