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Askatasuna e Torino, un caso che riapre il confronto con lo Stato

La lettura del ministro Piantedosi sugli scontri a Torino e sull’innalzamento del livello dello scontro

Askatasuna e Torino, un caso che riapre il confronto con lo Stato

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Manifestazioni, ordine pubblico e responsabilità, cosa emerge dal caso Torino secondo il Viminale

Gli scontri avvenuti a Torino durante la manifestazione di solidarietà ad Askatasuna hanno riacceso il confronto tra piazza e istituzioni. Nell’informativa alla Camera, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha delineato un quadro che va oltre l’episodio singolo, parlando di una strategia che mira a innalzare il livello dello scontro con lo Stato.

Una manifestazione annunciata come spartiacque

Secondo quanto riferito dal ministro, l’iniziativa torinese non sarebbe stata un evento improvvisato. Il percorso di avvicinamento al corteo era stato tracciato già il 17 gennaio, durante un’assemblea nazionale tenutasi all’Università di Torino, alla quale avrebbero partecipato circa 750 persone. Tra i presenti, attivisti riconducibili a diverse aree dell’antagonismo nazionale, esponenti del sindacalismo di base, del movimento No Tav, gruppi ambientalisti, rappresentanti della Cgil, del partito Alleanza Verdi e Sinistra e della comunità islamica locale.

La retorica della resa dei conti

Nel corso di quell’assemblea, ha spiegato Matteo Piantedosi, la manifestazione prevista per il 31 gennaio era stata presentata come “una resa dei conti con lo Stato democratico”. Lo sgombero di Askatasuna veniva descritto come un elemento destinato ad “alzare l’asticella dello scontro”. Il ministro ha ricordato anche come quella data fosse stata definita uno spartiacque, evocando una “guerra di liberazione nazionale” e un fronte allargato che includesse comunità arabe e musulmane indicate come nuove compagne di lotta.

Il lavoro preventivo delle forze dell’ordine

Nel suo intervento alla Camera, Piantedosi ha sottolineato il ruolo svolto dalle forze dell’ordine, evidenziando come il lavoro preventivo abbia evitato conseguenze ben più gravi. Secondo il titolare del Viminale, gli obiettivi dei manifestanti includevano danni di maggiore portata, che sarebbero stati contenuti grazie all’azione di prevenzione e gestione dell’ordine pubblico, riducendo anche il numero degli aggressori violenti.

Chi manifesta accanto ai violenti

Un passaggio centrale dell’informativa ha riguardato la responsabilità politica e civile di chi sceglie di manifestare accanto a gruppi violenti. Per Matteo Piantedosi, sfilare insieme a chi compie aggressioni significa offrire una prospettiva di impunità. Il ministro ha criticato anche quelle letture che, in nome di analisi sociologiche o di presunte utilità sociali, giustificano l’agibilità politica di centri sociali occupati, arrivando a ipotizzare la concessione di spazi pubblici. Un approccio che, secondo il Viminale, rischia di trasformarsi in una forma di copertura e complicità.

Una strategia di escalation

Dall’attività preventiva delle forze di polizia emergerebbe un dato ricorrente: al di là delle motivazioni dichiarate di volta in volta, disordini e violenze rappresenterebbero un obiettivo in sé. Piantedosi ha parlato di una strategia orientata a compattare la galassia anarco-antagonista e a galvanizzarne gli aderenti, richiamando dinamiche che, pur con differenze, ricordano fasi critiche del passato italiano segnate da logiche squadristiche e terroristiche.

Libertà di manifestare e violenza urbana

Il ministro ha respinto l’idea che con il governo Giorgia Meloni si sia verificata una stretta sulla libertà di manifestazione. Al contrario, ha osservato come il numero e la partecipazione alle manifestazioni siano aumentati, anche in relazione al contesto internazionale. Un dato che, tuttavia, va distinto dalla crescente propensione ad aggredire le forze dell’ordine e a devastare le città, fenomeni che, secondo il Viminale, richiedono sanzioni e strumenti efficaci.

Il bilancio degli scontri e le indagini in corso

Il bilancio degli incidenti di Torino è pesante: 108 feriti tra le forze dell’ordine, di cui 96 appartenenti alla Polizia di Stato, 5 ai Carabinieri e 7 alla Guardia di finanza. Le indagini hanno portato al fermo di 27 persone, con denunce per resistenza a pubblico ufficiale, porto di armi improprie, travisamento e violazione dei provvedimenti dell’autorità. Tre soggetti sono stati arrestati per resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Proseguono le attività della Digos di Torino per individuare ulteriori responsabili.


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03 Febbraio 2026
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