Dall’11 settembre all’11 ottobre il Mattatoio di Roma dedica una grande mostra a Saverio Ungheri nel centenario della nascita dell’artista calabrese, figura significativa della ricerca sperimentale italiana del secondo Novecento e tra i protagonisti della nascita dell’Astralismo.
L’esposizione, intitolata “Saverio Ungheri. 100 anni di futuro”, propone un percorso attraverso le differenti stagioni creative dell’artista, dagli anni della formazione fino alle elaborazioni più mature legate all’Arte Bionika. Sessantacinque opere, tra dipinti e sculture, raccontano un percorso artistico sviluppato nel corso di diversi decenni e caratterizzato da una costante attenzione verso nuovi linguaggi, materiali e possibilità espressive.
Otto sezioni per raccontare un percorso di ricerca
La mostra è articolata in otto sezioni organizzate secondo un criterio cronologico, così da permettere al visitatore di seguire l’evoluzione del lavoro di Ungheri e comprendere come alcune intuizioni iniziali si siano trasformate progressivamente in una ricerca sempre più personale.
Accanto alle opere pittoriche e scultoree trovano spazio anche alcuni progetti realizzati su commissione nel campo dell’arte sacra e materiali dedicati all’attività culturale che Ungheri portò avanti a Roma fin dagli anni Sessanta. Una dimensione meno conosciuta, ma importante per comprendere il suo rapporto con la città e con l’ambiente artistico della capitale.
Dalla Calabria alla Roma delle avanguardie
Saverio Ungheri nasce a Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria, nel 1926 e si trasferisce a Roma alla fine del 1947, in un momento particolarmente dinamico per l’arte italiana. Il confronto con le esperienze europee e la volontà di superare linguaggi considerati ormai tradizionali animavano allora buona parte del dibattito culturale.
Nella capitale Ungheri frequenta il corso di scenografia all’Accademia di Belle Arti tenuto da Sante Monachesi. Il rapporto con il maestro futurista, insieme all’attenzione verso le esperienze dello Spazialismo milanese e al confronto con protagonisti della scena romana come Giulio Turcato, Alberto Burri ed Ettore Colla, contribuisce alla formazione di un linguaggio orientato alla sperimentazione.
L’Astralismo e lo sguardo rivolto allo spazio
Un momento decisivo arriva nel 1959, quando Ungheri figura tra i firmatari del manifesto dell’Astralismo insieme a Monachesi e ad altri artisti. Il movimento nasce in un periodo fortemente segnato dall’immaginario della conquista dello spazio e, non casualmente, nello stesso anno in cui il programma sovietico Lunik alimentava in tutto il mondo nuove suggestioni legate all’esplorazione lunare.
Per Ungheri l’Astralismo rappresenta soprattutto l’occasione per ampliare la propria ricerca oltre la superficie del quadro. La pittura comincia progressivamente a dialogare con la materia e con la tridimensionalità, aprendo la strada a oggetti e sculture capaci di occupare fisicamente lo spazio.
Oggetti quotidiani trasformati in creature inattese
Nelle opere tridimensionali l’artista utilizza materiali comuni, elementi sagomati in gommapiuma e oggetti apparentemente lontani dal linguaggio artistico tradizionale. Alcune composizioni evocano animali, forme anatomiche o creature fantastiche, mentre altre vengono inserite in conchiglie, elmetti, contenitori e oggetti di carattere sacro.
In diversi casi queste strutture vengono animate attraverso piccoli motori elettrici. Il movimento diventa così parte integrante dell’opera e introduce una componente volutamente ambigua, sospesa tra ironia, inquietudine e vitalità.
Un cinetismo capace di trasmettere emozioni
Il lavoro di Ungheri si inserisce nel più ampio panorama internazionale delle sperimentazioni cinetiche, ma mantiene una propria identità. A differenza delle ricerche maggiormente concentrate sugli aspetti geometrici, ottici o meccanici del movimento, le sue opere cercano infatti di generare una reazione emotiva nello spettatore.
Il curatore Andrea Romoli Barberini definisce questa ricerca un “cinetismo caldo”, sottolineando come il movimento nelle creazioni di Ungheri non fosse pensato per ridurre il ruolo dell’artista, ma al contrario per rafforzarne la presenza creativa e immaginativa.
Dal movimento alla materia vivente
Questa tensione verso forme apparentemente animate prepara il terreno per le successive esperienze riconducibili all’Arte Bionika, dove il confine tra macchina, organismo e immaginazione si fa ancora più sottile. È una ricerca che oggi può apparire sorprendentemente contemporanea, soprattutto se osservata alla luce dell’attuale dialogo tra tecnologia, biologia, automazione e creatività.
Il titolo della mostra, “100 anni di futuro”, sembra quindi suggerire proprio questa capacità dell’artista di interrogare il proprio tempo attraverso idee che continuano a trovare nuove interpretazioni anche molti anni dopo la loro realizzazione.
Una mostra nel centenario della nascita
La mostra è curata da Andrea Romoli Barberini ed è promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, dall’Azienda Speciale Palaexpo e dalla Fondazione Mattatoio di Roma - Città delle Arti. La realizzazione è affidata all’Azienda Speciale Palaexpo e il progetto nasce da un’idea di Ivana Della Portella, vicepresidente dell’Azienda Speciale Palaexpo con delega al Mattatoio di Roma.
A cento anni dalla nascita di Saverio Ungheri, l’esposizione rappresenta così un’occasione per riscoprire un autore che ha attraversato alcune delle stagioni più fertili dell’arte italiana del Novecento cercando costantemente nuove forme, nuovi materiali e nuove possibilità di relazione tra opera e spettatore.
La mostra è visitabile dall’11 settembre all’11 ottobre al Mattatoio di Roma. L’ingresso è gratuito.
10 Settembre 2026
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