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Quando un piatto diventa progetto, Amatrice riparte dalla sua identità

Una giornata internazionale e tre giorni di eventi per rilanciare Amatrice attraverso la sua cucina simbolo

Quando un piatto diventa progetto, Amatrice riparte dalla sua identità

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Dalla tradizione al futuro, l’amatriciana diventa strumento di ricostruzione territoriale

Non sempre la ricostruzione passa solo dai cantieri. In alcuni casi nasce da ciò che un territorio sa raccontare meglio di sé. Ad Amatrice, uno dei luoghi simbolo del sisma del 2016, la ripartenza prende forma attorno a un piatto che ha attraversato confini e culture, diventando un segno riconoscibile dell’Italia nel mondo.

Una giornata internazionale che guarda al futuro

Il 6 marzo 2026 segna una data nuova per Amatrice. In quella giornata si celebra per la prima volta la Giornata internazionale dell’Amatriciana, appuntamento destinato a ripetersi ogni anno. Il fine settimana successivo, fino all’8 marzo, il territorio ospiterà incontri, percorsi ed esperienze pensate per riportare persone, attenzione e relazioni in una zona ancora segnata dalle conseguenze del terremoto.

Un riconoscimento europeo come punto di partenza

La scelta della data non è casuale. Proprio il 6 marzo del 2020 l’amatriciana ha ottenuto dalla Commissione europea il riconoscimento di Specialità Tradizionale Garantita, una certificazione rara che in Italia riguarda pochissimi prodotti. Da quel momento è maturata l’idea di trasformare un marchio gastronomico in un’occasione stabile di valorizzazione territoriale.

Il progetto presentato nelle istituzioni

Il programma della tre giorni è stato illustrato a Roma, presso la Camera dei Deputati, nella Sala Tatarella. L’iniziativa nasce dall’impegno dell’Associazione dei Ristoratori e degli Albergatori di Amatrice, con il supporto del Comune di Amatrice, dell’Università Roma Tre, della Regione Lazio e della Camera di Commercio di Rieti e Viterbo. In questa occasione è stato presentato anche il logo ufficiale della manifestazione.

Esperienze, paesaggio e comunità

Il calendario degli eventi non si limita alla promozione gastronomica. Accanto alle degustazioni sono previsti convegni tematici, laboratori, visite ai luoghi della ricostruzione ed escursioni a piedi e in e-bike. L’obiettivo è raccontare Amatrice come territorio vivo, capace di unire cucina, ambiente e memoria in un’unica esperienza.

Un brand che parla di economia e relazioni

Secondo il sindaco Giorgio Cortellesi, l’amatriciana rappresenta molto più di una ricetta: è un elemento identitario che può favorire la ripresa sociale ed economica dell’area. Riportare persone ad Amatrice significa riattivare lavoro, accoglienza e presenza quotidiana, elementi indispensabili per una vera rinascita.

Ricostruzione materiale e fiducia collettiva

Nel percorso post-sisma, ha ricordato il commissario straordinario Guido Castelli, iniziative come questa assumono un valore simbolico preciso. Non si tratta solo di promuovere un prodotto noto, ma di ricostruire il rapporto tra comunità, istituzioni e società, soprattutto in vista dei dieci anni dal terremoto.

La cucina come linguaggio culturale

Per l’assessore alla Cultura della Regione Lazio, Simona Renata Baldassarre, l’amatriciana è uno dei piatti che meglio rappresentano l’italianità nel mondo. Un esempio di come la cucina possa diventare linguaggio culturale, capace di raccontare territori interni spesso poco conosciuti, oggi ancora più centrali dopo il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’Unesco.

Numeri che raccontano una realtà pronta ad accogliere

Dal punto di vista operativo, il presidente dell’ARAM Giovanni Apa ha evidenziato come oggi Amatrice disponga di una capacità ricettiva tutt’altro che marginale, con circa 300 posti letto e fino a 1.500 coperti giornalieri. Dati che dimostrano la possibilità concreta di ospitare eventi strutturati e di costruire un’offerta stabile.

Un piatto locale, un impatto globale

Secondo i dati Arsial, tra Amatrice e Accumoli si producono ogni anno circa 100 tonnellate di sugo all’amatriciana, mentre nel resto del Lazio si supera ampiamente il milione di piatti. Da qui nasce l’idea di affiancare giornate simboliche come il Carbonara Day e il Pizza Day con un Amatriciana Day, capace di celebrare il piatto nei cinque continenti e, allo stesso tempo, riportare l’attenzione sul luogo da cui ha avuto origine.


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05 Febbraio 2026
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