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Pressione fiscale al 43,5%, cala il potere d’acquisto delle famiglie

Nel secondo trimestre 2026 la pressione fiscale raggiunge il 43,5%, mentre il potere d’acquisto delle famiglie scende dello 0,9%

Pressione fiscale al 43,5%, cala il potere d’acquisto delle famiglie

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Nel secondo trimestre 2026 la pressione fiscale raggiunge il 43,5%, mentre il potere d’acquisto delle famiglie scende dello 0,9%

Nel secondo trimestre del 2026 la pressione fiscale in Italia ha raggiunto il 43,5%, aumentando di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2025. I dati diffusi dall’Istat mostrano contemporaneamente una crescita del reddito disponibile delle famiglie, che tuttavia non riesce a tenere il passo con l’aumento dei consumi e dei prezzi.

La pressione fiscale sale al 43,5%

Il rapporto tra il complesso delle entrate fiscali e contributive e il Pil si è attestato nel secondo trimestre al 43,5%. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, l’incremento è stato di mezzo punto percentuale.

Il dato arriva in un trimestre nel quale l’economia italiana ha continuato a crescere, seppure a ritmo contenuto. Nel periodo aprile-giugno il Pil è aumentato dello 0,2% rispetto ai primi tre mesi dell’anno e dell’1,0% rispetto al secondo trimestre del 2025.

Reddito e consumi delle famiglie crescono a velocità diverse

Sul fronte delle famiglie, il reddito disponibile è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente. La spesa per consumi ha registrato invece una crescita decisamente più sostenuta, pari all’1,7%.

La distanza tra le due dinamiche si riflette direttamente sulla capacità di accantonare una parte delle proprie risorse. La propensione al risparmio delle famiglie è infatti scesa al 6,7%, diminuendo di 1,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

Il potere d’acquisto diminuisce dello 0,9%

L’aumento nominale del reddito non si è tradotto in una maggiore disponibilità reale di risorse. Il deflatore implicito dei consumi, indicatore che misura la variazione dei prezzi dei beni e servizi acquistati dalle famiglie, è aumentato dell’1,4% rispetto al trimestre precedente.

Tenendo conto di questa dinamica, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9% su base congiunturale. In altri termini, il reddito disponibile è cresciuto in termini nominali, ma l’aumento dei prezzi ne ha più che assorbito il progresso in termini reali.

Dal primo al secondo trimestre cambia il quadro delle famiglie

Il confronto con i primi tre mesi del 2026 evidenzia un cambiamento significativo. Nel primo trimestre il reddito disponibile delle famiglie era cresciuto dell’1,6% e i consumi dell’1,4%, mentre il potere d’acquisto aveva registrato un aumento dello 0,8%.

Tra aprile e giugno la situazione si è invertita. I consumi sono aumentati più rapidamente del reddito disponibile e la crescita dei prezzi ha determinato una riduzione del potere d’acquisto. Anche la propensione al risparmio, che nel primo trimestre era risultata pari all’8,0%, è scesa al 6,7%.

Più consumi e meno risparmio nel secondo trimestre

I dati Istat descrivono quindi un trimestre caratterizzato da dinamiche differenti. L’economia italiana ha mantenuto una crescita positiva e il reddito disponibile delle famiglie è aumentato, ma contemporaneamente sono cresciuti più rapidamente i consumi e i relativi prezzi.

Il risultato è una combinazione nella quale le famiglie destinano una quota maggiore delle proprie risorse alla spesa corrente, riducono quella riservata al risparmio e registrano una contrazione del potere d’acquisto rispetto ai primi tre mesi dell’anno.


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05 Ottobre 2026
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