Si sono conclusi i lavori di restauro sugli affreschi della Chiesa di Santa Maria di Pomposa, nel Ferrarese. Un intervento importante, non solo per il valore artistico delle superfici pittoriche interessate, ma anche perché rappresenta una nuova tappa di un percorso di tutela avviato da anni e costruito con continuità.
Il progetto si inserisce infatti in una campagna più ampia, iniziata nel 2010 con i primi restauri promossi dalla ex Soprintendenza Architettura e Paesaggio di Ravenna, poi proseguita tra il 2012 e il 2014. A questo percorso si sono aggiunti, nel 2022, gli interventi sugli affreschi dell’ultima campata della navata sinistra e sul crocefisso ligneo, curati dai Musei nazionali di Bologna e dalla Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna.
Un percorso di tutela iniziato nel 2010
Il restauro degli affreschi di Pomposa non nasce come intervento isolato. Già nel 2010 era stato avviato un primo cantiere pilota, limitato a una campata, con l’obiettivo di sperimentare un approccio diverso alla conservazione delle superfici pittoriche.
L’idea non era più quella di intervenire soltanto quando il danno diventava evidente o quando il rischio appariva immediato. Al contrario, si è scelto di costruire un programma di manutenzione pluriennale, capace di leggere le diverse criticità dell’edificio e di affrontarle con metodo, continuità e attenzione tecnica.
Dalla logica dell’emergenza alla manutenzione programmata
La scelta più significativa riguarda proprio il metodo. Nel caso di Pomposa, il restauro non è stato pensato come una risposta episodica a un problema già avanzato, ma come parte di una strategia di lungo periodo.
Questo approccio consente di proteggere meglio un patrimonio fragile, evitando che il degrado arrivi a compromettere in modo più grave le superfici decorate. La manutenzione programmata diventa così uno strumento di tutela più efficace, perché permette di intervenire con maggiore precisione e con una visione complessiva del bene.
Gli ultimi interventi sulle navate laterali
Gli ultimi lavori hanno riguardato le superfici pittoriche delle navate laterali, in particolare l’ultima campata della navata destra e la penultima campata della navata sinistra. Con questi interventi si chiude il restauro dell’intero fianco sinistro della chiesa, esposto a settentrione.
Si trattava di una zona particolarmente delicata, che prima dell’avvio della campagna di restauri presentava un avanzato stato di degrado. La conclusione di questa fase rappresenta quindi un risultato importante nella cura complessiva della chiesa e nella conservazione del suo apparato decorativo.
Pomposa, un patrimonio che richiede attenzione costante
La Chiesa di Santa Maria di Pomposa fa parte di un complesso di straordinario valore storico e artistico. La sua importanza non riguarda soltanto la qualità delle opere conservate, ma anche il ruolo che Pomposa ha avuto nella storia religiosa, culturale e artistica del territorio.
Proprio per questo, la conservazione degli affreschi non può essere considerata un’azione occasionale. Un luogo di questo valore richiede attenzione costante, monitoraggio, interventi mirati e una programmazione capace di tenere insieme tutela, conoscenza e sostenibilità.
Le parole dei Musei nazionali di Bologna
Il direttore dei Musei nazionali di Bologna, Luigi Gallo, ha sottolineato il valore della strategia adottata. L’intervento, ha spiegato, conferma l’efficacia di una linea fondata sulla manutenzione programmata e sulla continuità operativa.
Secondo Gallo, a Pomposa non si è scelto di lavorare soltanto in emergenza, ma di costruire nel tempo un percorso metodologico capace di unire tutela, studio e sostenibilità. Una visione che guarda al restauro non come semplice riparazione, ma come parte di una responsabilità permanente verso il patrimonio culturale.
Un passo avanti per la cura del complesso
Anche Serena Ciliani, direttrice del sito Patrimonio Unesco, ha evidenziato il significato dei lavori appena conclusi. Il cantiere rappresenta un ulteriore passo avanti nella cura complessiva del complesso di Pomposa, un luogo che richiede interventi puntuali e una sorveglianza continua.
Le sue parole richiamano un tema centrale nella gestione dei beni culturali, la necessità di non limitarsi alla valorizzazione pubblica, ma di garantire prima di tutto la conservazione materiale delle opere e degli spazi che le custodiscono.
La presentazione pubblica dei lavori
La presentazione al pubblico degli interventi è in programma giovedì 18 giugno, alle ore 12, nella Chiesa di Santa Maria di Pomposa. Sarà un’occasione per raccontare il lavoro svolto, illustrare le scelte tecniche e restituire alla comunità un patrimonio reso più leggibile e più protetto.
Momenti di questo tipo sono importanti perché permettono di avvicinare il pubblico al lavoro spesso silenzioso del restauro. Dietro ogni superficie recuperata ci sono studio, competenze, pazienza e una cura che raramente appare in modo immediato agli occhi del visitatore.
Restaurare significa anche conoscere
Il restauro degli affreschi non riguarda soltanto la conservazione estetica delle immagini. Ogni intervento permette anche di approfondire la conoscenza delle tecniche pittoriche, dei materiali, delle trasformazioni subite nel tempo e delle condizioni ambientali che incidono sulla stabilità delle opere.
In questo senso, Pomposa conferma quanto la tutela del patrimonio sia un lavoro complesso, fatto di competenze diverse e di decisioni ponderate. Restaurare significa proteggere, ma anche comprendere meglio ciò che si conserva, per trasmetterlo con maggiore consapevolezza alle generazioni future.
Un modello di continuità per il patrimonio culturale
La conclusione dei lavori nella Chiesa di Santa Maria di Pomposa mostra l’importanza di una strategia fondata sulla continuità. Quando il restauro viene programmato nel tempo, il patrimonio può essere seguito con maggiore efficacia e gli interventi possono diventare parte di un progetto più ampio.
Pomposa diventa così un esempio di come la cura dei beni culturali non debba limitarsi all’urgenza. La protezione degli affreschi, delle navate e dell’intero complesso richiede una visione lunga, capace di unire competenza tecnica, responsabilità istituzionale e attenzione verso un luogo che appartiene alla memoria culturale del territorio.
10 Giugno 2026
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