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Petroliere sequestrate nell’Atlantico, tensioni crescenti tra Stati Uniti, Russia e Venezuela

L’abbordaggio in alto mare riaccende il dibattito su sanzioni, sovranità e diritto internazionale

Petroliere sequestrate nell’Atlantico, tensioni crescenti tra Stati Uniti, Russia e Venezuela

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La flotta oscura del petrolio venezuelano al centro di un nuovo confronto geopolitico globale

Nel Nord dell’Atlantico una serie di operazioni militari e giudiziarie ha riportato al centro dell’attenzione internazionale il tema delle sanzioni, della libertà di navigazione e del controllo delle rotte energetiche. Il sequestro di due petroliere legate al Venezuela, considerate parte della cosiddetta “flotta oscura”, apre un nuovo fronte di tensione che coinvolge direttamente Stati Uniti, Russia e Regno Unito, con possibili ripercussioni geopolitiche più ampie.

L’operazione americana in alto mare

La Marina degli Stati Uniti ha portato a termine l’abbordaggio di due navi cisterna collegate al petrolio venezuelano. Una di queste, la Marinera, è stata intercettata dopo un inseguimento durato oltre due settimane attraverso l’Atlantico ed è ora sotto custodia statunitense. L’operazione, coordinata tra più agenzie federali, viene presentata da Washington come un’azione di contrasto alle violazioni delle sanzioni internazionali.

Il ruolo del Regno Unito

Secondo quanto emerso, il Regno Unito ha fornito supporto militare e logistico all’operazione. In particolare, basi della Royal Air Force e attività di sorveglianza aerea avrebbero contribuito al monitoraggio della nave durante le fasi decisive. Londra ha confermato l’assistenza, parlando di cooperazione strategica con gli alleati in un’operazione ritenuta sensibile per la sicurezza dell’area.

La protesta di Mosca

La reazione russa non si è fatta attendere. Mosca sostiene che l’abbordaggio della Marinera costituisca una violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, sottolineando che l’episodio è avvenuto in acque internazionali. Secondo la versione russa, la nave aveva ottenuto un permesso temporaneo di navigazione sotto bandiera della Federazione Russa, e l’uso della forza in alto mare viene definito illegittimo.

Il nodo dell’equipaggio russo

Un punto particolarmente delicato riguarda la presenza di cittadini russi a bordo. Le autorità di Mosca hanno chiesto agli Stati Uniti di garantire un trattamento umano e dignitoso all’equipaggio e di non ostacolarne il rapido rimpatrio. Una richiesta che aggiunge un ulteriore livello diplomatico alla vicenda, già complessa sul piano giuridico e militare.

La seconda nave e il concetto di flotta oscura

Parallelamente, è stata fermata un’altra petroliera, la M/T Sophia, intercettata nei Caraibi mentre operava senza bandiera e in violazione delle sanzioni. Per Washington queste navi fanno parte di una rete utilizzata per aggirare i controlli internazionali sul petrolio venezuelano. Il termine “flotta oscura” viene usato per indicare imbarcazioni che cambiano nome, rotta e bandiera per eludere le restrizioni.

Sanzioni, sicurezza e controllo delle rotte

Secondo le autorità statunitensi, il sequestro delle petroliere rientra in una strategia più ampia volta a colpire le navi sanzionate considerate una minaccia alla stabilità dell’emisfero occidentale. L’obiettivo dichiarato è impedire che il petrolio venezuelano continui a circolare fuori dai canali autorizzati, rafforzando un approccio integrato tra difesa, giustizia e sicurezza interna.

Uno scenario che rischia di allargarsi

L’episodio rischia di alimentare nuove tensioni tra Washington e Mosca, soprattutto alla luce della presenza, segnalata da fonti americane, di unità militari russe nelle vicinanze durante l’operazione. Il sequestro delle petroliere diventa così un simbolo di un confronto più ampio, in cui sanzioni economiche, diritto internazionale e dimostrazioni di forza navale si intrecciano in modo sempre più evidente.


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07 Gennaio 2026
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