Per molti giovani la pensione non rappresenta più una certezza, ma un futuro difficile da immaginare. Tra stipendi insufficienti, carriere discontinue e costo della vita, cresce il timore di dover lavorare sempre più a lungo senza raggiungere una sicurezza economica adeguata. Un fenomeno che attraversa diversi Paesi e che nel Regno Unito ha trovato una definizione particolare, Generazione Nerd, riferita a chi teme di non riuscire mai ad andare in pensione.
Chi sono i giovani della Generazione Nerd
L’espressione deriva dall’acronimo inglese Never Ever Retiring Demographic e descrive una fascia di popolazione convinta che il pensionamento possa diventare un traguardo economicamente irraggiungibile.
A utilizzare questa definizione è stata People’s Pension, organizzazione britannica attiva nella previdenza aziendale, sulla base di una ricerca condotta da Opinium tra agosto e settembre 2025 su 2.000 adulti.
Tra gli intervistati della Generazione Z, di età compresa tra 18 e 27 anni, il 47% dichiara di non occuparsi attivamente della propria pensione. Il 12% ha addirittura rinunciato a interessarsi al risparmio previdenziale perché ritiene che dovrà continuare a lavorare per tutta la vita.
Il dato evidenzia un comportamento apparentemente contraddittorio. La preoccupazione per il futuro, anziché incoraggiare la pianificazione economica, può trasformarsi in una ragione per rinunciarvi.
La sfiducia nelle pensioni riguarda diversi Paesi
La preoccupazione previdenziale non riguarda esclusivamente il Regno Unito. In Germania, un’indagine realizzata nel giugno 2026 da forsa per ING e Visa su circa mille persone tra 18 e 30 anni ha rilevato che soltanto il 49% degli intervistati si aspetta di ricevere una pensione pubblica, contro il 56% dell’anno precedente.
Il 79% dichiara inoltre di preoccuparsi della propria sicurezza economica durante la vecchiaia. Nonostante questo, il 53% considera la previdenza uno degli obiettivi per i quali risparmiare.
Negli Stati Uniti, il Planning & Progress Study 2026 di Northwestern Mutual evidenzia che il 45% degli intervistati appartenenti alla Generazione Z considera probabile sopravvivere ai propri risparmi, esaurendoli prima della fine della vita.
Le rilevazioni descrivono situazioni differenti, ma mettono in evidenza una preoccupazione comune legata alla capacità di mantenere un reddito adeguato dopo la conclusione dell’attività lavorativa.
In Italia sei giovani su dieci temono difficoltà economiche
Anche in Italia il rapporto tra nuove generazioni e pensioni appare condizionato dalle difficoltà economiche presenti.
Secondo la Global Gen Z and Millennial Survey 2025 di Deloitte, circa sei giovani italiani su dieci, appartenenti alle generazioni Z e Millennial, dichiarano di vivere di stipendio in stipendio e temono di non raggiungere un livello soddisfacente di benessere economico durante la pensione.
L’indagine del 2026 aggiunge un ulteriore elemento. Il 56% degli appartenenti alla Generazione Z e il 51% dei Millennial italiani affermano di aver rinviato decisioni importanti per ragioni finanziarie.
Il costo della vita rappresenta la principale preoccupazione per il 40% degli intervistati di entrambe le generazioni. La difficoltà di risparmiare per il futuro nasce quindi anche dall’esigenza di sostenere le spese quotidiane.
Quanto potrebbe diminuire la pensione rispetto allo stipendio
Il problema non riguarda soltanto la percezione dei giovani. Alcune simulazioni previdenziali mostrano come il rapporto tra l’ultimo stipendio e la pensione possa cambiare sensibilmente tra generazioni.
Il rapporto Censis-Confcooperative Pensioni, ipoteca sul futuro?, diffuso nel febbraio 2026, confronta due lavoratori dipendenti privati con 38 anni di contributi continuativi e pensionamento a 67 anni.
Per un lavoratore che ha iniziato l’attività nel 1982 ed è andato in pensione nel 2020, il rapporto netto tra pensione e ultima retribuzione è pari all’81,5%.
Per un lavoratore entrato nel mercato del lavoro nel 2022, con pensionamento ipotizzato nel 2060, la simulazione indica invece un rapporto del 64,8%.
La differenza è di 16,7 punti percentuali. Nel secondo scenario, il reddito disponibile al momento della pensione risulterebbe inferiore del 35,2% rispetto all’ultima retribuzione, contro il 18,5% del primo caso.
Questi valori si riferiscono a profili e ipotesi specifiche e non rappresentano una previsione valida per tutti i lavoratori. Mostrano tuttavia quanto il livello della futura pensione possa dipendere dalle regole previdenziali e dalle caratteristiche della carriera.
Perché il sistema contributivo rende importante la carriera lavorativa
Nel sistema previdenziale italiano, per chi ha iniziato a versare contributi dal 1996, la pensione viene calcolata secondo il metodo contributivo.
L’importo dipende principalmente dai contributi accumulati durante la vita lavorativa, dalla loro rivalutazione e dall’età al pensionamento, attraverso coefficienti stabiliti dalla normativa.
Una carriera caratterizzata da periodi di disoccupazione, retribuzioni contenute o versamenti discontinui può quindi incidere negativamente sull’importo futuro.
La continuità lavorativa assume particolare importanza, ma non sempre dipende dalle scelte individuali. Contratti temporanei, ingresso tardivo nel mercato del lavoro e difficoltà salariali possono ridurre la possibilità di accumulare contributi sufficienti.
Educazione finanziaria e previdenza complementare
Una maggiore conoscenza dei meccanismi previdenziali può aiutare i giovani a comprendere meglio le prospettive economiche e le possibilità di pianificazione.
Secondo un’indagine della Banca d’Italia realizzata nel 2023, soltanto il 35% dei giovani tra 18 e 34 anni risponde correttamente alle domande relative a tre concetti finanziari fondamentali, inflazione, tasso d’interesse e diversificazione del rischio.
L’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale è stata inserita nell’insegnamento dell’educazione civica attraverso la legge 21 del 2024.
Accanto alla conoscenza del sistema pubblico, assume rilievo anche la previdenza complementare, che consente di accumulare risorse aggiuntive attraverso fondi pensione e altre forme previste dalla normativa.
La scelta di aderire, così come la definizione dei versamenti, richiede però una valutazione delle condizioni personali, dei costi, dei rischi e delle caratteristiche dei prodotti disponibili.
Il risparmio previdenziale parte dal reddito disponibile
Comprendere il funzionamento delle pensioni è importante, ma non risolve automaticamente le difficoltà economiche che impediscono di risparmiare.
Un giovane che utilizza quasi interamente lo stipendio per affitto, alimentazione, trasporti e altre spese essenziali può avere margini limitati per costruire una posizione previdenziale integrativa.
L’educazione finanziaria può migliorare la capacità di pianificare e valutare le alternative, ma la possibilità concreta di accantonare risorse dipende anche dal livello delle retribuzioni e dalla stabilità dell’occupazione.
È proprio l’incontro tra queste condizioni economiche e l’incertezza sul futuro a spiegare perché la pensione venga percepita da una parte delle nuove generazioni come un obiettivo sempre più distante.
13 Ottobre 2026
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