Nel 2025 i numeri sulle nuove pensioni raccontano una realtà che non sorprende, ma che continua a interrogare. Il confronto tra gli importi liquidati a uomini e donne mostra ancora una distanza significativa, frutto di dinamiche che partono molto prima dell’età pensionabile e che attraversano l’intero percorso lavorativo.
Importi medi, una differenza che pesa
Nel corso del 2025 l’importo medio delle nuove pensioni liquidate alle donne si è attestato a 1.056 euro mensili. Per gli uomini, nello stesso periodo, la media è stata pari a 1.437 euro. Il divario è evidente e si traduce in una differenza del 26,51%, un dato che fotografa con chiarezza una disuguaglianza strutturale.
Il confronto sulle sole pensioni previdenziali
Limitando l’analisi alle sole gestioni previdenziali, ed escludendo quindi gli assegni sociali, lo scarto rimane pressoché invariato. Le donne percepiscono in media 1.139 euro al mese, mentre gli uomini arrivano a 1.545 euro. Anche in questo caso la distanza si colloca intorno al 26,28%, segno che il fenomeno non dipende solo dalle prestazioni assistenziali.
Carriere lavorative più brevi e discontinue
Uno dei fattori centrali è la durata delle carriere. In media, i percorsi lavorativi femminili risultano più brevi e frammentati rispetto a quelli maschili. Interruzioni legate alla maternità, alla cura dei familiari o a periodi di lavoro non continuativo incidono direttamente sui contributi versati e, di conseguenza, sull’importo finale della pensione.
Il peso degli stipendi più bassi
A questo si aggiunge un altro elemento strutturale: gli stipendi mediamente più bassi percepiti dalle donne durante la vita lavorativa. Retribuzioni inferiori significano contributi più contenuti e, nel lungo periodo, pensioni più basse. Un meccanismo che amplifica nel tempo le disuguaglianze già presenti nel mercato del lavoro.
Occupazione femminile e pensioni ai superstiti
Il tasso di occupazione femminile, storicamente più basso, contribuisce ulteriormente al divario. Molte donne arrivano alla pensione con carriere incomplete oppure diventano titolari di pensioni ai superstiti, che rappresentano una forma di tutela ma non colmano la distanza economica rispetto a una pensione maturata su una carriera piena.
Un problema che nasce prima della pensione
Il divario pensionistico non è quindi un fenomeno che si crea al momento del pensionamento, ma il risultato di scelte, vincoli e opportunità distribuite in modo diseguale nel corso della vita lavorativa. I numeri del 2025 rendono visibile un problema che affonda le radici nel mercato del lavoro e nelle politiche di conciliazione tra vita professionale e privata.
22 Gennaio 2026
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