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Pedro Cano e Roma, il bianco e nero della migrazione incontra la luce della Città Eterna

Siete e Roma racconta il doppio sguardo di Pedro Cano, tra dolore umano e luce della Città Eterna

Pedro Cano e Roma, il bianco e nero della migrazione incontra la luce della Città Eterna

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Pedro Cano in mostra a Villa Torlonia, tra migrazione, bianco e nero e acquerelli dedicati a Roma

Al Casino dei Principi di Villa Torlonia, fino al 7 giugno, prende forma un percorso espositivo che unisce due anime della ricerca artistica di Pedro Cano. Da una parte c’è la forza severa del ciclo Siete, dedicato a temi come migrazione, dolore, lavoro e solidarietà. Dall’altra, una raccolta di acquerelli e taccuini che raccontano il rapporto profondo tra l’artista spagnolo e Roma, città vissuta a lungo come luogo di vita, osservazione e ispirazione.

Una mostra che mette in dialogo due visioni

L’esposizione, curata da Giorgio Pellegrini, propone oltre cento opere distribuite sui due livelli del museo. Il progetto affianca il grande ciclo pittorico Siete a una selezione di lavori dedicati alla capitale, mettendo insieme una dimensione più drammatica e universale e una più intima, legata allo sguardo quotidiano dell’artista sulla città. Il risultato è un racconto coerente, dove la riflessione sulla condizione umana convive con il paesaggio urbano e con la memoria personale.

Il ciclo Siete, tra migrazione e dignità umana

Al primo piano trova spazio il nucleo più intenso della mostra. Siete è un progetto costruito nel tempo, nato da appunti, osservazioni e pensieri sedimentati negli anni e poi riuniti in un insieme unitario in occasione dei 75 anni dell’artista. La serie è articolata in sette trittici, Gioco, Lavoro, Biciclette, Interno, Salto, Attesa e Carico, per un totale di 21 oli su tela, accompagnati da schizzi e materiali preparatori.

Il bianco e nero come scelta narrativa

Le opere di questo ciclo colpiscono per l’uso essenziale del bianco e nero, una scelta che elimina il superfluo e porta l’attenzione sui corpi, sui gesti e sulle relazioni silenziose tra i personaggi. Le figure, quasi a grandezza naturale, sembrano sospese in un tempo incerto, tra fatica, attesa e resistenza. Non c’è retorica, ma una tensione emotiva che rende ancora più visibili la fragilità e la dignità delle persone rappresentate. La migrazione, l’ingiustizia sociale, il lavoro e la sofferenza emergono così come esperienze collettive, senza perdere la loro dimensione umana.

Roma vista da vicino, tra scorci e memoria

Al piano terra il tono cambia. Qui il visitatore incontra 48 opere dedicate a Roma, in prevalenza acquerelli su carta, insieme a sette taccuini di viaggio che mostrano appunti, vedute e impressioni raccolte nel tempo. L’atmosfera diventa più raccolta e meditativa. Accanto alle immagini più riconoscibili della città compaiono scorci più privati, osservati dall’interno di una quotidianità vissuta a lungo, come quella delle finestre affacciate sulle Terme di Diocleziano.

I taccuini, il luogo segreto del processo creativo

Uno degli aspetti più interessanti della mostra è proprio la presenza dei quaderni di lavoro. Non si tratta di semplici supporti preparatori, ma di vere tracce del modo in cui Pedro Cano guarda e costruisce le immagini. Studi di luce, annotazioni, frammenti visivi e piccoli esercizi di osservazione permettono di entrare nel laboratorio dell’artista e di seguire la continuità del suo rapporto con la città. In questi taccuini si riconosce una delle componenti più poetiche e personali della sua produzione.

Un legame lungo oltre mezzo secolo

La mostra restituisce con chiarezza il rapporto duraturo tra l’artista murciano e Roma. Non una semplice città di passaggio, ma un luogo capace di incidere profondamente sul suo immaginario. Le architetture, la luce, i dettagli urbani e la stratificazione della memoria diventano materia pittorica e racconto visivo. È anche per questo che il progetto espositivo si inserisce nel percorso della Sovrintendenza Capitolina, che da anni valorizza artisti del Novecento e del contemporaneo legati alla vita culturale romana.

Una mostra che unisce impegno e contemplazione

Il percorso costruito a Villa Torlonia tiene insieme due registri apparentemente lontani, ma in realtà complementari. Da un lato l’urgenza civile di un lavoro che affronta ferite aperte del presente, dall’altro la delicatezza di uno sguardo che su Roma si posa con continuità, sensibilità e affetto. Ne nasce una mostra capace di parlare sia alla coscienza sia alla memoria visiva, offrendo al pubblico una lettura ampia e profonda del lavoro di Pedro Cano.


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20 Aprile 2026
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