L’Unione europea compie un passo politico di forte impatto sul dossier iraniano. I ministri degli Esteri hanno raggiunto un’intesa per avviare la designazione, a livello europeo, del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica come organizzazione terroristica. Una scelta che lega la tutela dei diritti umani alla sicurezza internazionale e che segna un irrigidimento evidente della posizione di Bruxelles.
Un segnale politico contro la repressione
Secondo quanto emerso al termine del Consiglio Affari Esteri, la decisione nasce dalla volontà di non lasciare senza risposta la repressione interna in Iran. Kaja Kallas, alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la sicurezza, ha sintetizzato il senso dell’iniziativa con parole nette, ricordando che “la repressione non può restare senza risposta” e che un regime che colpisce duramente i propri cittadini finisce per minare le proprie basi di sopravvivenza.
Sanzioni mirate contro uomini e apparati del regime
Parallelamente all’intesa politica sulla designazione dei pasdaran, il Consiglio dell’Unione europea ha approvato nuove misure restrittive contro 15 persone e sei entità ritenute responsabili di gravi violazioni dei diritti umani in Iran. Le sanzioni arrivano in un contesto segnato dalla repressione di proteste pacifiche, caratterizzata da arresti arbitrari, violenze sistematiche e intimidazioni da parte delle forze di sicurezza.
Nel mirino anche il vertice della sicurezza iraniana
Tra i soggetti colpiti figurano nomi di primo piano dell’apparato statale. Le misure riguardano Eskandar Momeni, ministro dell’Interno iraniano e capo del Consiglio di sicurezza nazionale, oltre a esponenti del sistema giudiziario come Mohammad Movahedi-Azad, procuratore generale, e Iman Afshari, giudice presidente. L’elenco include inoltre comandanti del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica e alti ufficiali della polizia e delle forze dell’ordine.
Censura digitale e controllo dell’informazione
Le sanzioni non si fermano alle persone fisiche. Tra le entità colpite compaiono organismi e strutture coinvolte nel controllo dell’informazione e nello spazio digitale, come l’Autorità di regolamentazione dei media audiovisivi iraniani e l’organizzazione Seraj per il cyberspazio. Secondo Bruxelles, questi soggetti avrebbero partecipato a campagne di censura, disinformazione e manipolazione online, oltre allo sviluppo di strumenti di sorveglianza utilizzati per limitare l’accesso a internet.
Numeri che raccontano una strategia più ampia
Con le nuove designazioni, le misure restrittive europee legate alle violazioni dei diritti umani in Iran si estendono ora a 247 individui e 50 entità. Un quadro che evidenzia come l’azione dell’Ue non sia episodica, ma parte di una strategia progressiva di pressione politica, economica e diplomatica.
Congelamento dei beni e divieti di esportazione
Le sanzioni prevedono il congelamento dei beni, il divieto di viaggio verso l’Unione europea e il blocco di qualsiasi risorsa economica destinata ai soggetti elencati. Resta inoltre in vigore il divieto di esportare in Iran tecnologie e apparecchiature che potrebbero essere utilizzate per la repressione interna, comprese quelle per il monitoraggio delle telecomunicazioni. Un insieme di misure che punta a colpire le capacità operative del regime, senza penalizzare direttamente la popolazione.
29 Gennaio 2026
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