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Pagina Facebook Mia Moglie, indagine su immagini diffuse senza consenso

La Polizia Postale sequestra dispositivi informatici per chiarire le responsabilità nella gestione del gruppo “Mia Moglie”

Pagina Facebook Mia Moglie, indagine su immagini diffuse senza consenso

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Chiuso un gruppo social con migliaia di utenti, al centro accuse di diffamazione e diffusione illecita di immagini

Un’indagine avviata nelle scorse settimane ha acceso i riflettori su un uso distorto dei social network e sui confini, sempre più delicati, tra libertà online e tutela della persona. Al centro dell’attenzione c’è una pagina Facebook che, per mesi, ha raccolto migliaia di utenti attorno alla condivisione di immagini di donne, spesso accompagnate da commenti offensivi o allusivi. Un caso che intreccia tecnologia, responsabilità individuali e diritto alla dignità.

Le perquisizioni disposte dalla Procura

Su disposizione della Procura di Roma, la Polizia ha eseguito una serie di decreti di perquisizione nei confronti di persone ritenute coinvolte nella creazione e nella gestione della pagina Facebook denominata “Mia Moglie”. L’attenzione degli inquirenti era stata sollecitata dalle numerose segnalazioni pervenute nel mese di agosto attraverso il portale ufficiale della Polizia Postale.

I soggetti coinvolti e la gestione del gruppo

Le attività investigative hanno permesso di identificare una donna di 52 anni e un giovane di 24 anni, oltre a ricostruire il ruolo del titolare dell’account utilizzato per amministrare il gruppo, un uomo di settant’anni originario del Salento, deceduto nel marzo 2025. Secondo gli accertamenti, l’account era lo strumento centrale attraverso cui veniva coordinata l’attività della pagina.

Il ruolo della Polizia Postale

Le perquisizioni sono state condotte dagli specialisti del Servizio di Polizia Postale e delle Comunicazioni e per la Sicurezza Cibernetica, con il supporto dei nuclei territoriali competenti. Nel corso degli interventi sono stati sequestrati dispositivi informatici e supporti digitali, che verranno ora analizzati per chiarire nel dettaglio le responsabilità individuali.

Contenuti online e consenso delle persone ritratte

Il gruppo Facebook, che contava migliaia di iscritti, era diventato uno spazio in cui venivano condivise e commentate immagini di donne, spesso presentate come mogli o compagne, verosimilmente senza il consenso delle persone raffigurate. Un aspetto centrale dell’indagine riguarda proprio la diffusione non autorizzata di immagini e il possibile danno alla reputazione delle vittime.

La chiusura della pagina e la collaborazione della piattaforma

A seguito delle segnalazioni ufficiali e dell’attività investigativa, il gruppo è stato definitivamente chiuso dalla piattaforma Facebook, che ha collaborato con le autorità fornendo il proprio supporto tecnico. Un passaggio che evidenzia il ruolo, sempre più rilevante, delle piattaforme digitali nel contrasto agli abusi online.

Le accuse e la linea difensiva

La donna di 52 anni, moglie del settantenne deceduto indicato come creatore della pagina, risulta indagata in concorso con il 24enne, ex compagno della figlia. Le accuse contestate sono diffamazione aggravata e diffusione illecita di immagini e video sessualmente espliciti, anche riferiti a donne note al pubblico. Assistita dall’Salvatore Rondine, la donna è stata ascoltata per ore negli uffici della questura di Lecce. Il legale ha riferito che la sua assistita si dichiara estranea ai fatti e si trova in uno stato di forte turbamento.


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11 Gennaio 2026
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