PANTA REI, quando l'informazione è libera, gratuita e partecipativa

Torna a precedente

Ospedali e anziani, quando la sanità non riesce più a seguire il Paese reale

L’Italia invecchia, ma i reparti che curano i più fragili restano sottodimensionati e spesso in overbooking

Ospedali e anziani, quando la sanità non riesce più a seguire il Paese reale

Condividi

Ospedali pieni e pazienti anziani complessi, la Medicina interna chiede più risorse e un ruolo adeguato

L’Italia invecchia, e non è una formula astratta. Significa più persone fragili, più malattie che convivono nello stesso corpo, più necessità di cure continue e più ricoveri complessi. Eppure una parte decisiva degli ospedali continua a essere organizzata come se il paziente tipico fosse ancora quello di molti anni fa. Il risultato è una sanità che fatica a stare al passo con la realtà demografica e che, proprio nei reparti chiamati a reggere il peso maggiore, mostra crepe sempre più evidenti.

I reparti più esposti alla nuova età dei ricoveri

A raccontarlo è una rilevazione della Fadoi, la Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti, condotta su 269 dipartimenti ospedalieri di Medicina interna. Il dato più eloquente è che oggi il 77% dei ricoverati ha più di 70 anni e convive con oltre quattro patologie croniche. Non si tratta quindi di pazienti semplici da gestire, ma di persone che richiedono attenzione clinica continua, visione d’insieme e capacità di affrontare quadri sanitari molto delicati.

La Medicina interna non è più un reparto minore

Il problema, secondo la fotografia scattata dagli internisti ospedalieri, è che questi reparti vengono ancora spesso trattati come aree a bassa intensità di cura. Ma i numeri raccontano altro. Oltre la metà dei ricoverati, il 50,9%, necessita in realtà di un’assistenza di livello medio-alto. Continuare a classificare la Medicina interna con criteri superati significa assegnarle meno personale, meno posti letto e meno strumenti rispetto a quelli davvero necessari.

Personale insufficiente e reparti pieni oltre il limite

Quando una struttura è sottostimata sulla carta, prima o poi il problema emerge nella pratica quotidiana. In media manca un medico su cinque e una quota simile riguarda il personale infermieristico. In molte strutture la carenza supera perfino il 30% dell’organico previsto. A questo si aggiunge una pressione continua sui posti disponibili: il tasso medio di occupazione dei letti arriva al 99%, mentre quasi una struttura su due lavora addirittura oltre la propria capienza reale. In queste condizioni il rischio è che l’emergenza diventi normalità.

Il pronto soccorso resta bloccato dal boarding

Una delle conseguenze più evidenti è il fenomeno del boarding, cioè la permanenza prolungata dei pazienti in pronto soccorso in attesa di un letto libero. Due ricoverati su tre, di fatto, finiscono per pagare anche questo prezzo organizzativo. Restano per ore, a volte per giorni, su una lettiga, in un’area pensata per la fase acuta e non per una lunga attesa. È un collo di bottiglia che peggiora l’assistenza, rallenta i percorsi di cura e mette ulteriore pressione su operatori già in difficoltà.

Il territorio che non regge scarica tutto sull’ospedale

La crisi, però, non nasce solo dentro i reparti. Una parte importante del problema si forma prima del ricovero e continua anche dopo. Secondo l’indagine, circa il 27% delle giornate di degenza potrebbe essere evitato con una presa in carico territoriale più efficace. Significa che molte persone arrivano in ospedale perché manca un filtro adeguato fuori dall’ospedale, e molte altre vi restano più del necessario perché non esistono alternative assistenziali sufficienti al momento della dimissione.

Cure intermedie e assistenza domiciliare ancora troppo deboli

Le permanenze oltre il dovuto occupano impropriamente il 22% dei letti. Le cause sono molto concrete. Nel 45,3% dei casi manca una rete di cure intermedie adeguata, a partire dagli Ospedali di Comunità. In altri casi il problema è l’insufficienza dei servizi socio-assistenziali a domicilio oppure la difficoltà delle famiglie nel sostenere il carico dopo le dimissioni. Così il letto ospedaliero diventa il punto in cui si accumulano inefficienze diverse, sanitarie e sociali insieme.

La richiesta di Fadoi, riconoscere la vera complessità clinica

Per Andrea Montagnani, presidente Fadoi, definire bassa l’intensità della Medicina interna significa giustificare rapporti tra personale e pazienti che non corrispondono più ai bisogni reali. Il punto centrale è proprio questo: il paziente anziano, fragile e con molte patologie non può essere trattato con modelli organizzativi pensati per casi meno complessi. Riclassificare questi reparti come aree a medio-alta intensità di cura significherebbe adeguare risorse, competenze e dotazioni alla medicina di oggi, non a quella di ieri.

Una questione sanitaria che riguarda tutto il Paese

La discussione non riguarda soltanto gli addetti ai lavori. Tocca direttamente il diritto alla cura, la sicurezza dei pazienti e la tenuta complessiva del sistema sanitario pubblico. In un Paese che diventa sempre più anziano, investire nella Medicina interna non è una scelta secondaria, ma una priorità strutturale. Senza questo cambio di sguardo, il rischio è continuare a chiedere agli ospedali di rispondere a bisogni nuovi con strumenti vecchi, lasciando che a pagare siano i cittadini più fragili.


Condividi

21 Marzo 2026
© Redazione editoriale PANTA-REI
https://www.panta-rei.it/home.do?dettagli=ospedali-e-anziani&key=1774092761
__
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte e rielaborate da fonti ufficiali e/o agenzie di stampa riconosciute, nel rispetto del presente codice etico redazionale.

PANTA-REI, l'informazione libera, gratuita e partecipativa

editoriale non-profit della
Fondazione Premio Antonio Biondi
Fondazione Premio Antonio Biondi
realizzato in collaborazione con la
icoe, centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.
Centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.

Copywriters ICOE
Francesca S., Matteo R., Laura A., Antonella B., Giorgio F., Anna C., Miriam M., Stefano G., Adele P. e Francesca N.
Redazione | Chi siamo


PANTA-REI canale WhatsApp

Seguici nel nostro canale WhatsApp con il tuo smartphone e quando vorrai, noi saremo li con le ultime notizie ...

__
Lettera aperta ai lettori, lettrici di PANTA-REI da parte di Luigi Canali
Presidente della Fondazione

L'EDITORIALE
libero, gratuito e partecipativo

Precedente

L'editoriale libero, gratuito e partecipativo
www.panta-rei.it
LANGUAGE

Fondazione iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore RUNTS e riconoscita ISTITUTO CULTURALE dalla Regione Lazio - Ente NON-PROFIT
www.fondazionepremioantoniobiondi.it
C.F. 92088700601
__
Privacy e Cookies (GDPR)

PANTA-REI
editoriale della
Fondazione Premio Antonio Biondi
Via Garibaldi 34
03017 Morolo (FR)
redazione I.CO.E.
Via Giusué Carducci, 10 - 00187 Roma
+39.06.5654.8962
centrostudi@icoe.it
Messaggio WhatsApp

© PANTA-REI editoriale della Fondazione Premio Antonio Biondi. Tutti i diritti sono riservati.
[C]redit grippi associati ICT