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Orfani di femminicidio, tra diritti scritti e realtà incompiuta

Legge 4 del 2018, diritti riconosciuti ma famiglie spesso lasciate sole nella burocrazia

Orfani di femminicidio, tra diritti scritti e realtà incompiuta

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Orfani di femminicidio, fondi stanziati ma poco utilizzati, tra tutele avanzate e applicazione incompleta

In Italia esiste una legge considerata tra le più avanzate in Europa per la tutela degli orfani di femminicidio. Eppure, a fronte di quasi 62 milioni di euro stanziati in cinque anni, solo poco più di 2,3 milioni sono stati effettivamente erogati. Il dato, contenuto nella relazione 2024 del Ministero dell’Interno, racconta un paradosso: le richieste presentate vengono accolte, ma molte famiglie non sanno che quei diritti esistono.

Una legge innovativa ma poco conosciuta

La legge 4 dell’11 gennaio 2018, entrata in vigore il 16 febbraio dello stesso anno, ha introdotto per la prima volta tutele specifiche per i figli delle donne uccise in ambito domestico. Il regolamento attuativo è arrivato il 16 luglio 2020, rendendo operativi contributi economici, borse di studio, assistenza psicologica e misure come la sospensione della pensione di reversibilità per l’omicida.

Le cifre, tra stanziamenti e fondi erogati

Dal 2020 a oggi sono stati versati circa 2,3 milioni di euro su 61,9 milioni disponibili. I fondi sono gestiti dal Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso e dei reati intenzionali violenti. Le delibere approvate sono cresciute nel tempo, ma restano numericamente contenute rispetto alle risorse disponibili. Nel 2025 sono stati stanziati oltre 10 milioni, ma nel primo semestre ne è stata erogata meno di un milione.

Il peso che resta sulle famiglie

Dietro i numeri ci sono storie di nonni, zii e parenti che si sono trasformati in genitori. Renato, che cresce i nipoti dal 2005 dopo l’uccisione della figlia, racconta un carico emotivo e materiale enorme. Tra processi, burocrazia e mutui da sostenere, il sostegno pubblico è arrivato tardi e non sempre in modo sufficiente. I contributi mensili e le borse di studio aiutano, ma non compensano il trauma e la complessità quotidiana.

Traumi profondi e bisogni specifici

Gli effetti del femminicidio non si esauriscono nell’evento criminale. I bambini, spesso testimoni diretti, convivono con incubi, sensi di colpa e isolamento sociale. La psicologa Anna Costanza Baldry, docente all’Università della Campania Luigi Vanvitelli, li definiva “orfani speciali”: bambini che perdono la madre uccisa dal padre e, contemporaneamente, il padre stesso, morto o detenuto. Hanno bisogni educativi, psicologici e relazionali che richiedono interventi mirati e continuativi.

Il nodo dell’informazione e della burocrazia

Secondo Patrizia Schiarizza, avvocata e fondatrice dell’associazione Il Giardino Segreto, il problema principale è l’assenza di una cabina di regia istituzionale. Le famiglie devono presentare domanda tramite la prefettura, un passaggio poco intuitivo per chi vive un lutto improvviso. Manca inoltre una banca dati aggiornata sugli orfani, prevista anche dalla legge 53 del 2022 sulla raccolta di statistiche in materia di violenza di genere.

Aprire il varco, il ruolo delle istituzioni

Raffaele Cannizzaro, commissario nel 2020 per il coordinamento delle iniziative di solidarietà, ricorda che una delle innovazioni più importanti fu permettere l’erogazione dei benefici prima della sentenza definitiva, qualificando il reato in fase preliminare. Un passaggio che ha consentito di evitare ulteriori ritardi. La legge, sottolinea, è “straordinariamente importante”, ma deve essere pienamente applicata.

Il problema è di chi resta

A ribadirlo è anche Damiano Rizzi, oggi padre adottivo del nipote rimasto orfano nel 2013. Le tutele normative esistono, ma non c’è un sistema coordinato che si occupi stabilmente di questi ragazzi. «Non mancano le leggi, non mancano i soldi. Manca chi se ne occupa», è la sintesi amara. Senza una regia chiara, le misure restano frammentarie e le famiglie continuano a sentirsi sole.

Negli ultimi anni alcuni passi avanti sono stati compiuti: i fondi sono operativi, sono nate iniziative come A Braccia Aperte dell’impresa sociale Con i Bambini, ed è stato introdotto il reato specifico di femminicidio dal 17 dicembre 2025. Ma il vero nodo resta l’attuazione concreta. Perché la tutela degli orfani di femminicidio non può fermarsi alla legge scritta: deve tradursi in accompagnamento reale, ascolto, sostegno continuativo.


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25 Febbraio 2026
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