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Obesità in Italia, aumentano i casi tra giovani donne, bambini e fasce sociali più fragili

Dal Molise alla Campania cresce il peso dell’obesità, con forti divari sociali, territoriali e sanitari

SALUTE |

Obesità in Italia, aumentano i casi tra giovani donne, bambini e fasce sociali più fragili

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Obesità in Italia in aumento, dati Istat 2025 segnalano criticità tra giovani donne, bambini e famiglie fragili

L’obesità in Italia continua a crescere e mostra segnali particolarmente preoccupanti tra giovani adulti, bambini e famiglie con minori risorse economiche e culturali. I dati Istat 2025, presentati a Roma in occasione dell’ottavo Italian Barometer Obesity Forum, restituiscono un quadro che non riguarda soltanto la salute individuale, ma anche le politiche sanitarie, la prevenzione e le disuguaglianze sociali.

L’aumento dell’obesità tra le giovani donne

Uno degli elementi più rilevanti riguarda la fascia di età compresa tra i 18 e i 34 anni. In dieci anni, la quota di donne con obesità è passata dal 3,6% del 2016 al 6,3% attuale, con una crescita del 75%. Nello stesso periodo, tra gli uomini della stessa età, l’incremento è stato più contenuto, ma comunque significativo, passando dal 4,6% al 6,2%.

Il dato sulle giovani donne viene considerato particolarmente delicato anche per le possibili conseguenze sulla salute riproduttiva. Come ricordato da Paolo Sbraccia, presidente dell’Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation e docente all’Università di Roma Tor Vergata, l’obesità è una condizione multisistemica che può associarsi a diabete di tipo 2, ipertensione, dislipidemia, apnea ostruttiva del sonno, osteoartrite e malattie cardiovascolari.

Effetti sulla fertilità e sulla salute metabolica

Secondo Sbraccia, l’aumento dell’obesità nelle giovani donne merita attenzione perché questa condizione può triplicare il rischio di infertilità e aumentare le probabilità di aborto. Inoltre, con l’aumentare dell’indice di massa corporea possono ridursi le possibilità di concepimento.

L’eccesso di peso può anche aggravare la sindrome ovarica poliendocrino-metabolica, una condizione che incide sia sull’equilibrio ormonale sia sulla funzione riproduttiva e metabolica. Per questo motivo, il fenomeno non può essere letto solo come una questione estetica o comportamentale, ma come un tema sanitario complesso, che richiede prevenzione, diagnosi precoce e percorsi di cura adeguati.

Il peso dell’obesità nelle fasce adulte

Il trend non riguarda soltanto i più giovani. Nella fascia tra 35 e 44 anni, il tasso di obesità è salito dall’8,5% al 10,3%, con un aumento dovuto soprattutto alla crescita registrata tra gli uomini, pari a 2,6 punti percentuali.

Anche tra i 45 e i 54 anni si osserva un incremento, con una quota che passa dall’11,1% del 2016 al 12,5% nel 2025. Questi numeri confermano che l’obesità tende a consolidarsi progressivamente nelle età centrali della vita, quando spesso si sommano sedentarietà, lavoro, stress, abitudini alimentari irregolari e minore tempo dedicato all’attività fisica.

Bambini e ragazzi, oltre un minore su quattro è in eccesso di peso

Particolarmente allarmante è il dato sui minori. In Italia, il 26,0% dei bambini e ragazzi tra 3 e 17 anni risulta in eccesso di peso. Il picco si registra nella fascia tra 3 e 10 anni, dove la quota arriva al 32,3%.

Il fenomeno appare strettamente collegato al contesto familiare. Come spiegato da Roberta Crialesi, dirigente del servizio Sanità, salute e assistenza dell’Istat, la percentuale di minori in eccesso ponderale sale al 35,8% quando entrambi i genitori condividono questa condizione. Il dato conferma quanto l’ambiente familiare, le abitudini quotidiane e l’accesso a informazioni corrette possano incidere sulla salute dei più piccoli.

Disuguaglianze economiche e livello di istruzione incidono sul rischio

L’obesità colpisce in modo più marcato le famiglie con minori strumenti economici e culturali. Tra i nuclei con risorse scarse o insufficienti, la quota di minori in eccesso di peso raggiunge il 27,6%, contro il 24,9% delle famiglie con risorse adeguate o ottime.

Il divario diventa ancora più evidente se si considera il livello di istruzione. Nelle famiglie con basso titolo di studio, la percentuale sale al 33,8%, mentre scende al 20,3% quando almeno un genitore possiede una laurea o un titolo superiore. Questo conferma che la prevenzione dell’obesità passa anche dalla riduzione delle disuguaglianze e da una maggiore accessibilità all’educazione alimentare e sanitaria.

Il divario territoriale, Molise, Puglia, Sicilia e Campania ai primi posti

I dati Istat evidenziano anche una forte differenza territoriale tra Nord e Sud. Il Molise è la regione con la maggiore incidenza di obesità, con il 14,0% della popolazione interessata dal fenomeno. Seguono la Puglia con il 13,2%, la Sicilia con il 12,5% e la Campania con il 12,0%.

Le percentuali più basse si registrano invece in Toscana, con l’8,7%, nella provincia autonoma di Bolzano, con l’8,8%, e in Liguria, con il 9,3%. Le maggiori disuguaglianze interne emergono in Molise, Friuli Venezia Giulia, provincia autonoma di Trento e Marche, mentre Veneto, Emilia Romagna, Calabria e Basilicata mostrano una distribuzione più uniforme del fenomeno.

Sedentarietà in calo ma ancora diffusa

Un segnale positivo arriva dalla riduzione della sedentarietà, diminuita di quasi 10 punti percentuali rispetto al 2016. La quota è passata dal 41,4% al 32,4%, ma riguarda ancora quasi un italiano su tre.

Le differenze di genere restano evidenti, con il 35,8% delle donne sedentarie contro il 28,8% degli uomini. Il collegamento tra inattività fisica e obesità resta forte: tra le persone sedentarie la prevalenza dell’obesità arriva al 15,8%, mentre scende al 9,5% tra chi pratica attività fisica. Anche questo dato conferma l’importanza di politiche pubbliche capaci di favorire movimento, sport e stili di vita più sani.

Le politiche sanitarie e la nuova legge sull’obesità

Durante il Forum, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha definito l’obesità una sfida da affrontare con la collaborazione di tutti gli attori coinvolti. Il ministro ha ricordato il ruolo dell’Italian Barometer Obesity Report come strumento utile per orientare le politiche pubbliche, misurarne l’impatto e correggere le azioni meno efficaci.

Schillaci ha inoltre sottolineato che l’Italia è la prima nazione al mondo ad aver approvato una legge dedicata all’obesità, riconoscendone la natura cronica, progressiva e recidivante. Il provvedimento definisce diritti, percorsi e responsabilità, ponendo le basi per una gestione più strutturata della malattia.

Verso un programma nazionale di prevenzione e cura

Il ministro ha annunciato anche la firma del decreto istitutivo dell’Osservatorio Nazionale sull’obesità e la preparazione del Programma nazionale di prevenzione e cura dell’obesità. L’obiettivo è fornire indicazioni chiare alle Regioni, affinché gli interventi previsti dalla legge siano applicati in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.

Un ulteriore passaggio riguarda l’aggiornamento del Piano nazionale di cronicità, che include l’obesità tra le nuove patologie considerate. La direzione indicata è quella di garantire maggiore equità nell’accesso alle cure, superando differenze territoriali e sociali che oggi rendono il fenomeno ancora più difficile da affrontare.


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08 Luglio 2026
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