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Nucleare in Italia, cosa cambia dopo il via libera definitivo del Senato

Via libera definitivo alla legge sul nucleare sostenibile, ora il Governo dovrà definire regole, tecnologie e sicurezza

Nucleare in Italia, cosa cambia dopo il via libera definitivo del Senato

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Il nucleare torna tra le opzioni energetiche italiane, ma la nuova legge non autorizza ancora la costruzione di centrali

Il nucleare torna ufficialmente tra le possibilità considerate dalla politica energetica italiana. Con l’approvazione definitiva da parte del Senato della legge delega sull’energia nucleare sostenibile, il Parlamento ha aperto una nuova fase dopo decenni nei quali la produzione elettronucleare era rimasta fuori dal sistema nazionale. Questo, però, non significa che da domani possano essere costruite nuove centrali. Il provvedimento definisce piuttosto il percorso normativo attraverso il quale il Governo potrà stabilire regole, tecnologie ammissibili, procedure di sicurezza e criteri per eventuali futuri impianti.

Una legge che apre la strada ma non costruisce centrali

Il passaggio parlamentare del 23 settembre 2026 rappresenta soprattutto una modifica del quadro legislativo. Il Senato ha approvato definitivamente il disegno di legge con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astensioni, dopo il precedente via libera della Camera. La delega affida ora al Governo il compito di predisporre la disciplina necessaria per ricerca, sperimentazione, realizzazione ed esercizio degli impianti nucleari, insieme alle norme relative alla sicurezza, al combustibile esaurito e alla gestione dei rifiuti radioattivi.

Non è stata quindi individuata alcuna località dove costruire una centrale e non è stato autorizzato uno specifico progetto. Prima di arrivare eventualmente a questa fase dovranno essere definite numerose regole tecniche e amministrative e dovranno essere valutate le tecnologie effettivamente disponibili.

Il nuovo nucleare guarda ai reattori modulari

Quando oggi si parla di un possibile ritorno del nucleare in Italia, il riferimento non è necessariamente alle grandi centrali che hanno caratterizzato la seconda metà del Novecento. Il testo approvato dal Parlamento prevede infatti la possibilità di considerare le migliori tecnologie nucleari disponibili, comprese quelle modulari e avanzate, nel rispetto delle norme europee e dei criteri internazionali di sicurezza.

Tra le soluzioni maggiormente discusse figurano gli SMR, Small Modular Reactors, reattori di dimensioni e potenza inferiori rispetto alle grandi centrali tradizionali, e gli AMR, Advanced Modular Reactors. Si tratta tuttavia di tecnologie che presentano livelli differenti di maturità industriale e che dovranno essere valutate anche sotto il profilo economico, autorizzativo e della sicurezza.

I prossimi passi passeranno dai decreti legislativi

La nuova legge è una delega e, proprio per questo, una parte decisiva del percorso deve ancora essere scritta. Il Governo dovrà tradurre i principi approvati dal Parlamento in norme operative, definendo procedure, competenze degli organismi di controllo, criteri autorizzativi e caratteristiche degli impianti eventualmente realizzabili.

Nel programma nazionale dovranno inoltre trovare spazio gli obiettivi per l’inserimento dell’energia nucleare e della fusione nel mix energetico italiano, in rapporto alla decarbonizzazione, alla sicurezza degli approvvigionamenti, alla resilienza energetica e alla neutralità climatica prevista per il 2050. Il testo richiama anche il possibile coinvolgimento di università ed enti pubblici di ricerca.

Sicurezza, ambiente e territori restano passaggi decisivi

Uno degli aspetti più complessi riguarderà l’individuazione degli eventuali siti. La legge appena approvata non stabilisce dove potrebbero essere realizzati i nuovi impianti. Le future procedure dovranno considerare caratteristiche del territorio, sicurezza nucleare, condizioni ambientali e infrastrutturali e collegamento alla rete elettrica.

Il tema non riguarda soltanto la costruzione dei reattori. Ogni programma nucleare deve infatti affrontare l’intero ciclo dell’impianto, dalla realizzazione alla gestione del combustibile, fino alla disattivazione e ai rifiuti radioattivi. Proprio la gestione dei materiali radioattivi rappresenta già oggi una questione aperta per l’Italia, indipendentemente dall’eventuale costruzione di nuove centrali.

Il nucleare entra nella strategia per il mix energetico

Tra gli obiettivi indicati dal Parlamento figura l’inserimento del nucleare sostenibile nel futuro mix energetico italiano, insieme alle altre fonti disponibili. Il testo collega questa possibilità alla riduzione delle emissioni, alla sicurezza degli approvvigionamenti, alla competitività del sistema produttivo e al contenimento dei costi energetici.

Si tratta però di obiettivi che dovranno essere verificati attraverso i successivi passaggi tecnici ed economici. Costi degli impianti, tempi di costruzione, sviluppo delle tecnologie modulari, disponibilità della filiera industriale, gestione dei rifiuti e accettazione da parte dei territori saranno elementi determinanti per comprendere quale spazio il nucleare potrà effettivamente occupare nel sistema energetico nazionale.

Dal referendum del 1987 a una nuova fase della politica energetica

La decisione arriva quasi quarant’anni dopo il referendum del 1987, seguito dall’uscita progressiva dell’Italia dalla produzione elettronucleare, e quindici anni dopo il referendum del 2011 che portò all’abrogazione delle norme allora previste per un nuovo programma nucleare.

La legge del 2026 apre quindi una fase diversa, ma non equivale alla decisione di costruire immediatamente nuovi reattori. Segna piuttosto il ritorno del nucleare tra le tecnologie che lo Stato potrà prendere in considerazione nella definizione delle proprie strategie energetiche.

Dalla legge agli impianti, il percorso resta lungo

Il vero cambiamento introdotto dal voto parlamentare è dunque soprattutto normativo e strategico. Prima di vedere un eventuale nuovo impianto nucleare operativo in Italia saranno necessari decreti attuativi, progetti industriali, autorizzazioni, investimenti e valutazioni di sicurezza e impatto ambientale.

Il 23 settembre 2026 non rappresenta quindi l’inizio della costruzione di nuove centrali, ma il momento nel quale l’Italia ha deciso di dotarsi nuovamente degli strumenti legislativi per valutare anche questa possibilità. Saranno i prossimi anni a chiarire se il ritorno del nucleare resterà una scelta di indirizzo o diventerà concretamente una componente del sistema energetico nazionale.

Fonte
Senato della Repubblica, settembre 2026.


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24 Settembre 2026
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