La notte appena trascorsa a Niscemi è stata segnata da pioggia incessante, boati improvvisi e nuovi cedimenti lungo il fronte franoso. Un contesto che mantiene alta l’attenzione delle autorità e della popolazione, mentre il movimento della collina, che scivola verso sud, conferma di essere tutt’altro che stabilizzato.
Pioggia, rumori e nuovi cedimenti nella notte
Le precipitazioni continue hanno aggravato una situazione già fragile. I rumori avvertiti durante la notte, descritti come veri e propri boati, provengono dal fronte della frana che continua a muoversi. Tecnici della Protezione civile e vigili del fuoco hanno effettuato sopralluoghi nelle aree più critiche. Al momento non si registrano crolli strutturali rilevanti, ma i cedimenti confermano che il fenomeno è ancora attivo.
Un movimento franoso di dimensioni eccezionali
A dare la misura di quanto sta accadendo è stato Fabio Ciciliano, capo del Dipartimento della Protezione civile, intervenuto a Start su Sky TG24. Secondo i dati attuali, il volume della massa in movimento raggiunge circa 350 milioni di metri cubi. Un numero che supera di molto quello del disastro del Vajont del 1963, quando crollarono 263 milioni di metri cubi di roccia. Un confronto che rende evidente la portata straordinaria del fenomeno in corso.
Viabilità a rischio e possibile ampliamento della zona rossa
Le criticità non riguardano solo le abitazioni. Il comandante dei vigili del fuoco di Caltanissetta, Salvatore Cantale, ha spiegato che il movimento franoso potrebbe creare ulteriori difficoltà alla viabilità, già fortemente compromessa. La previsione di nuove piogge nei prossimi giorni alimenta il timore che la zona rossa, attualmente estesa per circa 150 metri, possa essere ulteriormente ampliata, con un conseguente aumento degli sfollati.
Scuole, servizi e prime misure di emergenza
In attesa della riapertura delle scuole, tre istituti che ricadono nella zona rossa restano chiusi. Le classi saranno temporaneamente ospitate in altri edifici considerati agibili. Intanto è stato ripristinato il metano, un segnale importante per garantire servizi essenziali alla popolazione colpita.
Schifani, nessun allarme arrivato dal Comune
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, commentando l’apertura di un’inchiesta per disastro colposo da parte della procura di Gela. Secondo Schifani, negli ultimi nove anni dal Comune di Niscemi non sarebbe arrivata alcuna richiesta di intervento alla struttura regionale contro il dissesto idrogeologico. “Probabilmente la tragedia si poteva evitare”, ha dichiarato, sottolineando però che in questa fase la priorità resta la gestione dell’emergenza.
Danni ancora da quantificare e fondi da reperire
La stima dei danni non è ancora possibile, anche perché la situazione resta in evoluzione. Per Schifani, la recente visita della presidente del Consiglio rappresenta “un segnale forte e incoraggiante” per le comunità colpite. La Regione valuta inoltre il disimpegno di alcuni fondi Fsc che non hanno rispettato i cronoprogrammi, per reperire nuove risorse da destinare agli interventi urgenti.
Ance Sicilia e Anci, dalla solidarietà alla prevenzione
Il consiglio di presidenza di Ance Sicilia ha espresso piena solidarietà alle comunità colpite dal ciclone “Harry” e alla popolazione di Niscemi. Secondo l’associazione, il sistema di protezione civile ha contribuito a evitare conseguenze peggiori, ma ora è indispensabile accelerare sulla messa in sicurezza dei territori. In linea con l’appello di Anci Sicilia, viene chiesta una pianificazione pluriennale che tenga conto anche degli effetti dei cambiamenti climatici nel Mediterraneo.
Musumeci, sospensione dei tributi e indagine amministrativa
Il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, ha annunciato la sospensione dei tributi, delle rate dei mutui e di altre obbligazioni per i residenti coinvolti. Intervenendo a Rtl 102.5, ha spiegato che alcune misure sono già in fase di firma, mentre altre saranno discusse nel Consiglio dei ministri. Musumeci ha inoltre parlato di una possibile sottovalutazione del fenomeno negli ultimi trent’anni, annunciando la proposta di un’indagine amministrativa per ricostruire quanto accaduto dal 1997 a oggi, escludendo comunque l’ipotesi di dolo.
30 Gennaio 2026
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