Le mutilazioni genitali femminili sono spesso percepite come un problema lontano, confinato ad altri continenti. In realtà, i dati mostrano una realtà diversa, ancora poco conosciuta dall’opinione pubblica italiana e spesso sottovalutata nelle sue dimensioni e conseguenze sociali e sanitarie.
Una conoscenza ancora limitata tra gli italiani
Secondo un sondaggio realizzato da Ipsos per Amref Italia, solo il 7% degli italiani dichiara di essere informato sul tema delle mutilazioni genitali femminili. La percentuale sale all’11% tra la GenZ, ma resta comunque molto bassa. Una parte consistente della popolazione, circa il 38%, non sa se in Italia vivano donne o ragazze che hanno subito queste pratiche, mentre l’incertezza raggiunge il 42% tra la GenX. Dati che raccontano una distanza evidente tra il fenomeno e la percezione collettiva.
Una sottostima diffusa del fenomeno reale
Quando viene chiesto di stimare quante donne con mutilazioni genitali femminili vivano oggi in Italia, solo il 2% degli intervistati fornisce una risposta corretta, indicando una cifra compresa tra 80 e 100 mila. La maggioranza, pari al 67%, tende invece a sottostimare il fenomeno, e tra questi il 41% ritiene che le donne coinvolte non superino le 5.000. Una discrepanza che dimostra quanto il problema sia ancora poco compreso.
Un tema ritenuto importante, ma da affrontare meglio
Nonostante la scarsa informazione, l’87% degli intervistati considera fondamentale affrontare il tema delle mutilazioni genitali femminili. La percentuale sale al 91% tra i baby boomer. Le priorità indicate riguardano soprattutto la protezione delle minori e la prevenzione in ambito familiare, seguite dall’introduzione di programmi di salute sessuale nelle scuole, da una maggiore tutela delle donne che hanno già subito mutilazioni e da campagne di comunicazione multilingue e mirate.
I numeri delle mutilazioni genitali femminili in Italia
Uno studio condotto dall’Università di Milano-Bicocca, dall’Università di Bologna e da ISMU stima la presenza in Italia di circa 88.500 donne che hanno subito mutilazioni genitali femminili. La quasi totalità di queste donne è nata all’estero, ma il dato riguarda anche chi è nata in Italia, seppur in numeri più contenuti. Le bambine sotto i 15 anni potenzialmente a rischio nel nostro Paese sono circa 16.000, un dato che richiama con forza l’urgenza della prevenzione.
La giornata mondiale e l’impegno istituzionale
In occasione della Giornata mondiale del 6 febbraio per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili, Amref Italia partecipa a un evento promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le pari opportunità, in collaborazione con il Centro di Ricerca in Salute Globale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Un momento di confronto che mira a rafforzare la consapevolezza e le strategie di intervento.
Un obiettivo lontano, ma una direzione tracciata
“Siamo molto lontani dall’abbandono di tale pratica”, spiega Laura Gentile, referente per la prevenzione e il contrasto alle mutilazioni genitali femminili di Amref Italia. Secondo le stime, la spinta verso l’eliminazione delle Mgf entro il 2030 dovrebbe essere almeno dieci volte superiore rispetto a quella attuale. Tuttavia, il percorso intrapreso viene considerato quello giusto, a condizione che informazione, prevenzione e protezione diventino azioni strutturali e continue.
10 Febbraio 2026
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