L’uscita nelle sale di Melania, il documentario dedicato alla first lady degli Stati Uniti, ha acceso un dibattito che va ben oltre il cinema. Il film, prodotto da Amazon MGM, prova a raccontare una figura tradizionalmente schiva, ma finisce per riflettere anche il clima politico, mediatico ed economico che circonda la seconda presidenza di Donald Trump.
Un ritratto costruito alla vigilia dell’insediamento
Il documentario segue Melania Trump nei venti giorni che precedono l’insediamento presidenziale del 20 gennaio 2025. La macchina da presa la accompagna tra la residenza in Florida, la Trump Tower di New York e la Casa Bianca, restituendo un racconto fatto di spostamenti continui, incontri programmati e scelte legate all’immagine pubblica. Tra un impegno e l’altro, la first lady è impegnata nella selezione degli abiti per l’inaugurazione e nelle decisioni sull’arredamento per il ritorno ufficiale a Washington.
Dall’anteprima al clima di contestazione
La distribuzione del film è arrivata dopo una première particolarmente scenografica al Kennedy Center, recentemente ribattezzato Trump-Kennedy Center, dove Donald Trump ha definito il documentario “glamour, molto glamour”. Ma non ovunque l’uscita è stata accolta con lo stesso entusiasmo. A Los Angeles, città che nel 2024 ha votato in larga maggioranza contro Trump, un cartellone pubblicitario del film è stato vandalizzato, diventando simbolo di una contestazione politica che si riflette anche sul prodotto cinematografico.
Contenuti sobri e rivelazioni misurate
Chi si aspetta confessioni clamorose o retroscena inediti resterà probabilmente deluso. Il film mantiene un tono controllato e prudente. Melania Trump parla del dolore per la perdita della madre e rivela dettagli personali come la sua passione musicale per Michael Jackson. Tra le presenze spicca anche Brigitte Macron, first lady francese, che appare in una videochiamata, offrendo uno scorcio sui rapporti informali tra figure istituzionali di alto profilo.
Il peso degli affari dietro la macchina da presa
Oltre al racconto personale, Melania lascia intravedere il legame sempre più stretto tra politica e grandi interessi economici. Nel film e attorno al film emerge il ruolo di Jeff Bezos, fondatore di Amazon, che negli ultimi mesi ha rafforzato il proprio rapporto con l’amministrazione Trump, assicurandosi una posizione di rilievo durante l’inaugurazione e orientando il Washington Post, di sua proprietà, verso una linea editoriale più favorevole al mondo degli affari.
Secondo i media statunitensi, l’accordo di licenza da 40 milioni di dollari per il documentario garantirebbe a Melania Trump, in qualità di produttrice esecutiva, circa il 70 per cento dei ricavi. Un dato che ha fatto discutere, soprattutto se confrontato con l’offerta molto più bassa presentata da Disney.
Accoglienza critica e reazioni internazionali
Le recensioni della stampa americana sono state in gran parte negative. The Atlantic ha definito il film una “vergogna”, mentre Variety lo ha liquidato come un “infomercial sfacciato”. Anche online le aspettative sul successo commerciale appaiono contenute. In Sudafrica, il documentario è stato ritirato dalle principali sale poco prima dell’uscita, ufficialmente a causa del “clima attuale”, in un contesto segnato da rapporti diplomatici tesi con Donald Trump.
Le ombre sul regista
A complicare ulteriormente il quadro ci sono le polemiche legate al regista Brett Ratner. Il cineasta, noto per il franchise Rush Hour, è stato accusato nel 2017 di aggressione sessuale da diverse attrici, tra cui Natasha Henstridge e Olivia Munn, durante il periodo del movimento #MeToo. Accuse che Ratner ha sempre respinto, ma che continuano a pesare sulla percezione del film.
Il sostegno senza riserve di Donald Trump
Nonostante le critiche, Melania continua ad avere un sostenitore instancabile. Donald Trump ha pubblicamente elogiato il documentario sui suoi canali social, invitando il pubblico a vederlo e definendolo imperdibile. Un endorsement che conferma come il film sia diventato, al di là del suo valore artistico, un tassello della narrazione politica e personale che circonda la coppia presidenziale.
31 Gennaio 2026
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