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L’appello di Mattarella ai giovani è una responsabilità per tutti

Mattarella richiama istituzioni e imprese sul futuro dei giovani, dalla fuga dei talenti alla necessità di nuove opportunità

L’appello di Mattarella ai giovani è una responsabilità per tutti

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L’appello di Mattarella sui giovani apre una riflessione su lavoro, opportunità e responsabilità delle generazioni adulte

Si chiede ai giovani di studiare, impegnarsi, essere responsabili e credere nel futuro. Ma quanto è disposto a fare il nostro Paese per consentire loro di trasformare queste aspettative in una realtà concreta? È una domanda che riguarda la politica, le imprese, la scuola e, più in generale, le generazioni adulte. Il richiamo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, pronunciato il 21 ottobre 2026 al Quirinale, invita a guardare oltre le difficoltà immediate e a riflettere sulla responsabilità collettiva di costruire una società nella quale i giovani possano riconoscere il proprio futuro.

Un Paese che deve imparare a guardare oltre le emergenze

La politica è spesso chiamata ad affrontare problemi urgenti, adottare provvedimenti e rispondere alle preoccupazioni dei cittadini. È una funzione necessaria, ma il rischio è che l’attenzione per l’immediato finisca per sottrarre spazio alla costruzione di prospettive durature.

Nel suo intervento alla cerimonia di consegna delle insegne ai Cavalieri del Lavoro, Mattarella ha richiamato la necessità di strategie capaci di considerare il malessere dei giovani, la loro insicurezza e il timore di essere esclusi dalle opportunità offerte dalla società.

Il messaggio va oltre la richiesta di affrontare una singola emergenza. Riguarda la capacità delle istituzioni di considerare le nuove generazioni non soltanto come destinatarie delle decisioni pubbliche, ma come parte essenziale del futuro economico e sociale del Paese.

Una prospettiva che invita a distinguere tra la gestione dei problemi del presente e la responsabilità di intervenire sulle condizioni che possono alimentarli.

Il diritto di immaginare un futuro nel proprio Paese

Lasciare l’Italia per studiare, lavorare o conoscere altre realtà può rappresentare un’importante opportunità di crescita. La mobilità internazionale favorisce la circolazione delle conoscenze e permette di acquisire esperienze che arricchiscono le persone e le società.

La questione diventa differente quando partire non è una possibilità tra diverse alternative, ma viene percepito come il percorso più praticabile per ottenere riconoscimento professionale e indipendenza economica.

Mattarella ha definito il saldo negativo delle migrazioni giovanili un peso significativo per l’Italia, richiamando l’importanza di creare condizioni che rendano possibile e interessante il ritorno di chi ha scelto di vivere all’estero.

Non basta invitare i giovani a rientrare. Occorre interrogarsi sulle prospettive che potrebbero trovare: opportunità professionali, valorizzazione delle competenze, possibilità di crescita e condizioni di vita compatibili con le loro aspirazioni.

Un Paese capace di attrarre talenti dovrebbe esserlo anche per quelli che ha contribuito a formare.

Il lavoro deve restituire dignità e indipendenza

Avere un’occupazione è fondamentale, ma non sempre è sufficiente per raggiungere una reale autonomia. La qualità del lavoro, le possibilità di crescita, la stabilità e il rapporto tra reddito e costo della vita incidono sulle scelte personali.

Per un giovane, costruire il proprio futuro può significare trovare una casa, progettare una famiglia, avviare un’attività oppure dedicarsi a una professione coerente con le competenze acquisite.

Quando queste possibilità diventano difficili da realizzare, il lavoro rischia di perdere una parte della propria funzione sociale, pur continuando a rappresentare uno strumento indispensabile di sostentamento.

Nel discorso del Presidente emerge un legame importante tra impresa, formazione e libertà dal bisogno. Una relazione che ricorda come lo sviluppo economico non possa essere valutato esclusivamente attraverso la produzione di ricchezza, ma debba considerare anche le condizioni delle persone che contribuiscono a generarla.

Le imprese e la responsabilità di valorizzare le nuove generazioni

Il mondo imprenditoriale svolge un ruolo determinante nella creazione di lavoro e nell’evoluzione delle competenze professionali. Tuttavia, come ha osservato Mattarella, le imprese non possono affrontare da sole tutte le condizioni necessarie allo sviluppo.

Servono formazione adeguata, infrastrutture, servizi e un contesto economico e istituzionale che favorisca investimenti e innovazione.

All’interno di questo quadro, le aziende possono contribuire concretamente alla crescita dei giovani attraverso percorsi professionali qualificati, opportunità di apprendimento e riconoscimento delle competenze.

La collaborazione tra scuola, università e impresa assume quindi un valore che supera il semplice incontro tra domanda e offerta di lavoro. Può diventare uno strumento per collegare conoscenza ed esperienza, favorendo il passaggio tra generazioni.

Una società che investe nella formazione senza riuscire a valorizzarne i risultati deve interrogarsi sull’efficacia del collegamento tra il proprio sistema educativo e quello produttivo.

Una società anziana deve saper lasciare spazio ai giovani

L’Italia vive una trasformazione demografica che modifica progressivamente gli equilibri tra le generazioni. L’invecchiamento della popolazione pone questioni importanti per il lavoro, il sistema sociale e la trasmissione delle competenze.

Ma esiste anche un problema culturale. Quanto spazio viene realmente riconosciuto alle nuove generazioni nei luoghi dove si prendono decisioni, si definiscono strategie e si progettano attività?

L’esperienza degli adulti rappresenta una risorsa preziosa, ma non dovrebbe trasformarsi in una ragione per escludere chi possiede competenze differenti o propone soluzioni nuove.

L’incontro tra generazioni richiamato da Mattarella può essere letto anche attraverso questa prospettiva. La continuità non significa necessariamente conservare ciò che esiste, ma saper trasmettere conoscenze lasciando spazio al cambiamento.

Il futuro non può essere costruito senza coinvolgere chi sarà chiamato a viverlo più a lungo.

Tecnologia e nuovi poteri economici richiedono regole condivise

Il Presidente ha dedicato parte del suo intervento anche alle trasformazioni dell’economia internazionale, soffermandosi sui rischi legati alla concentrazione del potere economico e al ruolo crescente delle nuove tecnologie.

Intelligenza artificiale e infrastrutture satellitari rappresentano settori nei quali innovazione, disponibilità delle risorse e controllo dei mercati possono influenzare profondamente le opportunità future.

Richiamando il pensiero di Luigi Einaudi, Mattarella ha ricordato l’importanza di contrastare i monopoli e tutelare la libertà economica attraverso regole efficaci.

Per i giovani, queste questioni non sono distanti dalla vita quotidiana. L’accesso alle tecnologie, la formazione digitale, le possibilità professionali e la concorrenza tra imprese contribuiscono a definire l’ambiente nel quale dovranno costruire il proprio percorso.

La capacità di innovare deve quindi accompagnarsi alla possibilità di partecipare ai benefici del progresso, evitando che le opportunità si concentrino esclusivamente nelle mani di pochi soggetti.

Comprendere il disagio senza rinunciare alla responsabilità

Le difficoltà economiche e sociali possono contribuire ad alimentare sfiducia, protesta e distanza dalle istituzioni. Comprenderne le ragioni è necessario, ma non significa considerare giustificabile qualsiasi comportamento.

La libertà di manifestare e di esprimere dissenso rappresenta una componente essenziale della vita democratica. La violenza, le aggressioni e i danneggiamenti richiedono invece l’accertamento delle responsabilità individuali.

Sarebbe tuttavia riduttivo interpretare ogni manifestazione di malessere giovanile soltanto come un problema di ordine pubblico, senza distinguere le condotte illegali dalle richieste legittime di cambiamento.

Il richiamo di Mattarella a non sottovalutare i giovani invita a considerare questa distinzione. Le istituzioni hanno il compito di garantire la sicurezza, ma anche quello di riconoscere le difficoltà che attraversano la società e individuare strumenti adeguati per affrontarle.

Ascoltare non significa necessariamente condividere. Significa riconoscere che il confronto è indispensabile per comprendere problemi che non possono essere risolti esclusivamente attraverso divieti o sanzioni.

La responsabilità degli adulti non si esaurisce nelle parole

Esiste una differenza sostanziale tra dichiarare che i giovani rappresentano il futuro e creare le condizioni perché possano partecipare concretamente alla sua costruzione.

Le famiglie chiedono responsabilità ai figli, la scuola pretende impegno dagli studenti, le imprese cercano competenze e le istituzioni invitano alla partecipazione. Sono richieste legittime, ma dovrebbero corrispondere a opportunità riconoscibili.

Anche gli adulti devono interrogarsi sulla propria disponibilità a cambiare abitudini, condividere responsabilità e riconoscere capacità che non coincidono necessariamente con i modelli ai quali sono abituati.

Non tutto può essere attribuito alla politica, così come non ogni difficoltà dei giovani dipende dalle generazioni precedenti. Esistono responsabilità individuali, differenze sociali e condizioni economiche che richiedono risposte specifiche.

Proprio per questo diventa importante evitare contrapposizioni semplicistiche. Il confronto tra generazioni dovrebbe fondarsi sulla reciprocità, non sulla ricerca di un colpevole.

L’appello di Mattarella riguarda il futuro dell’intero Paese

Il richiamo del presidente della Repubblica pone una questione che supera l’attualità politica. La possibilità dei giovani di costruire una vita dignitosa, esprimere le proprie capacità e partecipare allo sviluppo riguarda la continuità stessa della società.

Un Paese che perde giovani qualificati, fatica a valorizzare le competenze e non riesce a offrire prospettive credibili deve affrontare conseguenze che vanno oltre le singole storie personali.

Le risposte richiedono politiche economiche, investimenti nella formazione, attenzione ai territori e collaborazione tra istituzioni e imprese. Ma richiedono anche una diversa disponibilità degli adulti a considerare le nuove generazioni come interlocutori effettivi.

Il significato dell’appello di Mattarella può essere individuato proprio in questa responsabilità condivisa. Non basta preoccuparsi per i giovani quando emerge un problema. Occorre riconoscerne il ruolo anche quando si decidono le priorità economiche, sociali e culturali.

Perché il futuro di una società non dipende soltanto da ciò che riesce a conservare, ma anche dalle possibilità che lascia a chi verrà dopo.

Luigi Canali


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22 Ottobre 2026 © Luigi Canali
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