Essere presenti dove accadono le cose, osservare, documentare e trasformare ciò che si è visto in una testimonianza. È attorno a questa idea di fotografia che si sviluppa la diciassettesima edizione del Festival della Fotografia Etica di Lodi, in programma dal 26 settembre al 25 ottobre 2026. Oltre trenta mostre riportano al centro il fotogiornalismo e il suo rapporto diretto con la realtà, in un momento in cui distinguere un’immagine documentaria da un contenuto costruito o generato artificialmente è diventato più complesso.
La fotografia come testimonianza diretta
Il tema attraversa l’intera edizione. Conflitti, migrazioni, disuguaglianze, trasformazioni sociali ed emergenze ambientali vengono raccontati attraverso il lavoro di fotografi che hanno scelto di avvicinarsi alle persone e ai luoghi protagonisti delle loro storie. La fotografia documentaria diventa così anche uno strumento per fermare il flusso continuo delle immagini e restituire tempo all’osservazione.
La direzione artistica, composta da Alberto Prina, Aldo Mendichi e Laura Covelli, lega questa scelta alla crescente difficoltà di riconoscere ciò che è realmente accaduto in un panorama informativo attraversato da immagini generate e notizie costruite. La testimonianza diretta assume quindi un valore particolare proprio perché nasce dalla presenza del fotografo sul luogo dei fatti.
Carol Guzy racconta le famiglie divise negli Stati Uniti
Tra i lavori centrali dell’edizione figura ICE - Broken Families della fotografa statunitense Carol Guzy, vincitrice del Master Award del World Report Award 2026. Il reportage documenta l’impatto sulle famiglie, e in particolare sui minori, delle deportazioni di massa negli Stati Uniti tra giugno e dicembre 2025. ANSA collega il progetto alle deportazioni avviate dall’amministrazione Trump in quel periodo.
Il progetto di Guzy è uno dei lavori premiati dal World Report Award Documenting Humanity, concorso internazionale promosso dal Festival per sostenere narrazioni fotografiche dedicate alle persone, alle realtà sociali e culturali, alle crisi globali e alle trasformazioni ambientali.
Dall’Iraq all’Ucraina, le conseguenze della guerra sulle persone
La guerra viene osservata soprattutto attraverso ciò che lascia nella vita quotidiana. Deanne Fitzmaurice presenta Lionheart: Saleh’s Story, progetto costruito nell’arco di vent’anni attorno alla vita di Saleh Khalaf. Nel 2003, quando aveva nove anni, il bambino rimase gravemente ferito dall’esplosione di un ordigno durante l’invasione statunitense dell’Iraq, perdendo entrambe le mani e un occhio.
Con Rebuilding Faces, Lives and a Sense of Self, Laetitia Vançon segue invece quattro persone gravemente ferite durante la guerra in Ucraina. Le immagini raccontano la chirurgia ricostruttiva, l’impiego di impianti realizzati con stampa 3D e il percorso personale necessario per convivere con lesioni che modificano profondamente il volto e l’identità.
La quotidianità raccontata attraverso altri punti di vista
Lo spazio Le vite degli altri amplia lo sguardo oltre la cronaca dei conflitti. Aleksandra Kossowska, con The World by Touch, entra in un collegio per bambini ciechi e ipovedenti di Sebeta, in Etiopia. Il progetto, realizzato nel 2024, osserva come i bambini utilizzino tatto, suono e memoria spaziale per orientarsi. Le stampe sono state successivamente perforate a mano per trasformarle in superfici percepibili anche attraverso il tatto.
Il fotografo norvegese Per Kristian Aale porta invece a Lodi Life Behind the New Iron Curtain, dedicato alla vita quotidiana in Russia dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina. Il lavoro osserva una società attraversata da crescente militarizzazione, isolamento e pressioni politiche e sociali, concentrandosi sulle persone, sulle abitudini e sui cambiamenti della vita di ogni giorno.
Il World Report Award attraversa crisi sociali e ambientali
Accanto a Carol Guzy, il World Report Award 2026 ha premiato Chinky Shukla con When Buddha Stopped Smiling, Carlos Folgoso Sueiro con Alén do Lago (Beyond The Lake), Abdulmonam Eassa con Sudan War, A Nation Trapped e Mashruk Ahmed con Broken Promises: July of Memory. Tra i riconoscimenti figura anche Jubair Ahmed Arnob con The Place Where I Used To Play….
I progetti attraversano contesti molto diversi, dalle conseguenze dei test nucleari sulle comunità del Rajasthan al deterioramento ambientale della Galizia, dalla guerra civile in Sudan all’insurrezione studentesca del 2024 in Bangladesh. Il premio porta così nello stesso spazio espositivo storie lontane geograficamente, accomunate dalla scelta di documentare direttamente persone e territori.
Marilyn Monroe osservata oltre il mito cinematografico
Un percorso differente arriva dal lavoro di Amy Gaskin. Marilyn Forever! A Symbol of Hope prende spunto dal centenario della nascita di Marilyn Monroe per indagare il rapporto che persone di diversi Paesi continuano ad avere con la sua figura. L’attenzione si sposta dalla celebrità cinematografica alla sua eredità culturale e alle esperienze personali di chi vede in Monroe un simbolo legato alla capacità di affrontare difficoltà e discriminazioni.
Il Festival entra in nuovi spazi della città di Lodi
La diciassettesima edizione coinvolge anche nuovi luoghi cittadini. L’ex Linificio, destinato a diventare il Museo Civico di Lodi, ospita le proiezioni fotografiche, mentre entrano nel programma il Museo Diocesano e il convento di Santa Chiara Nuova. Le sedi espositive sono distribuite nel centro storico e possono essere raggiunte a piedi.
Il Festival propone mostre, visite guidate, incontri, presentazioni di libri, letture portfolio, videoproiezioni e attività educational. L’abbonamento per l’intera manifestazione costa 21 euro, mentre l’ingresso è gratuito per i minori di 18 anni. Le mostre restano aperte fino al 25 ottobre, distribuendo il programma su cinque weekend consecutivi.
Un tempo più lento per osservare ciò che accade
La fotografia proposta a Lodi chiede soprattutto attenzione. Di fronte alla velocità con cui immagini reali, manipolate e generate artificialmente possono convivere nello stesso flusso informativo, il Festival affida al fotogiornalismo un compito preciso, riportare lo sguardo sulle persone e sui luoghi attraverso la testimonianza di chi era presente. Un invito a dedicare tempo alle immagini, prima ancora che a consumarle.
__
Festival della Fotografia Etica, XVII edizione
28 Settembre 2026
© Redazione editoriale PANTA-REI
https://www.panta-rei.it/home.do?dettagli=lodi-la-fotografia-etica&key=1790586075
__
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte e rielaborate da fonti ufficiali e/o agenzie di stampa riconosciute, nel rispetto del presente codice etico redazionale.
editoriale non-profit della
Fondazione Premio Antonio Biondi
realizzato in collaborazione con la

Centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.
Copywriters ICOE
Francesca S., Matteo R., Laura A., Antonella B., Giorgio F., Anna C., Miriam M., Stefano G., Adele P. e Francesca N.
Redazione | Chi siamo

Seguici nel nostro canale WhatsApp con il tuo smartphone e quando vorrai, noi saremo li con le ultime notizie ...
__
Lettera aperta ai lettori, lettrici di PANTA-REI da parte di Luigi Canali
Presidente della Fondazione
Fondazione iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore RUNTS e riconoscita ISTITUTO CULTURALE dalla Regione Lazio - Ente NON-PROFIT
www.fondazionepremioantoniobiondi.it
C.F. 92088700601
__
Privacy e Cookies (GDPR)
PANTA-REI
editoriale della
Fondazione Premio Antonio Biondi
Via Garibaldi 34
03017 Morolo (FR)
redazione I.CO.E.
Via Giosué Carducci, 10 - 00187 Roma
+39.06.5654.8962
centrostudi@icoe.it
Messaggio WhatsApp
© PANTA-REI editoriale della Fondazione Premio Antonio Biondi. Tutti i diritti sono riservati.
[C]redit grippi associati ICT