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Lavoro sommerso in Italia, perché i controlli non bastano

I dati Istat 2025 sull’economia non osservata mostrano un fenomeno strutturale che richiede riforme profonde

Lavoro sommerso in Italia, perché i controlli non bastano

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Lavoro sommerso in Italia al 10,2% del Pil, perché controlli e tecnologia non bastano a ridurre l’evasione

Il lavoro sommerso in Italia continua a rappresentare una delle principali fragilità del sistema economico. Non è soltanto una questione di evasione fiscale, ma un fenomeno strutturale che coinvolge imprese, lavoratori e famiglie. Gli ultimi dati confermano una realtà complessa, che non può essere affrontata esclusivamente con più controlli o con l’uso della tecnologia.

I numeri dell’economia non osservata

Secondo l’ultima rilevazione dell’Istat, pubblicata nell’ottobre 2025 e riferita al 2023, l’economia non osservata incide per il 10,2% sul Pil. Parliamo di circa 217 miliardi di euro di attività non dichiarate, con un’evasione fiscale e contributiva stimata intorno ai 100 miliardi.

Il dato in lieve crescita rispetto all’anno precedente segnala una ripresa delle prestazioni sommerse e delle attività illegali, un segnale che impone una riflessione più ampia sulla sostenibilità del sistema.

L’aumento dei lavoratori irregolari

Uno degli elementi più rilevanti riguarda l’incremento dei lavoratori irregolari: +145 mila unità, per un totale di oltre 3,1 milioni. L’incidenza sul totale degli occupati è salita al 12,7%.

La componente maggiore è rappresentata dai lavoratori dipendenti, ma la metodologia Ula utilizzata dall’Istat evidenzia come il fenomeno comprenda anche sotto dichiarazioni di orario, doppi lavori e prestazioni occasionali non registrate.

Per molti di questi lavoratori, il reddito netto derivante dal sommerso risulta superiore a quello percepito in modo regolare, elemento che contribuisce alla resilienza del fenomeno.

I settori più esposti all’evasione

L’evasione sul valore aggiunto dichiarato è particolarmente elevata nei servizi alle persone, nel commercio, nelle costruzioni, nell’agricoltura e nei servizi professionali.

Nei servizi alle persone l’incidenza supera il 32%, mentre l’occupazione irregolare raggiunge percentuali molto significative. Si tratta di comparti ad alta intensità di lavoro, dove il costo del personale incide in modo determinante sul prezzo finale delle prestazioni.

Un equilibrio fragile tra imprese e famiglie

Il lavoro sommerso non è solo una sottrazione di risorse all’Erario. È anche un meccanismo che incide sulla formazione dei prezzi e sulla distribuzione del reddito.

In alcuni casi, l’evasione funziona come un cuneo fiscale parallelo, gestito direttamente nel rapporto tra fornitore e cliente. Questo permette a imprese e partite Iva di mantenere margini di redditività e alle famiglie di sostenere costi altrimenti difficili da affrontare.

Il settore dei servizi di cura, ad esempio, rappresenta un punto di intersezione tra redditi familiari e prestazioni non dichiarate di colf e badanti.

Le distorsioni sul sistema fiscale

I dati dell’Agenzia delle Entrate mostrano che oltre il 40% dei potenziali contribuenti non versa imposte dirette, mentre circa due terzi del gettito proviene dal 14% dei contribuenti con redditi superiori ai 35 mila euro lordi annui.

Il lavoro sommerso genera così una doppia distorsione: penalizza i salari contrattuali e altera la redistribuzione operata dallo Stato, favorendo fenomeni come quello dei falsi poveri che accedono a prestazioni assistenziali grazie a dichiarazioni incomplete o sotto stimate.

Tecnologia e cambio di paradigma

Le tecnologie di controllo fiscale oggi disponibili possono rafforzare l’azione degli ispettorati del lavoro e della Guardia di finanza. Tuttavia, un approccio basato esclusivamente su verifiche e sanzioni rischia di aumentare il contenzioso senza risolvere le cause strutturali.

Per ridurre il lavoro sommerso serve un cambio di paradigma: crescita della produttività, organizzazioni del lavoro più efficienti, salari collegati ai risultati e detrazioni fiscali mirate per sostenere l’acquisto regolare dei servizi.

Senza queste leve, il contrasto all’economia sommersa rischia di rimanere una battaglia tecnica contro un fenomeno che, in realtà, affonda le sue radici in equilibri economici e sociali profondi.


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24 Febbraio 2026
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