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Lavoro povero, il governo cerca risorse e accelera sul nuovo decreto

Il governo accelera sul decreto contro il lavoro povero, tra coperture da trovare e misure per salari più dignitosi

Lavoro povero, il governo cerca risorse e accelera sul nuovo decreto

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Rider, contrattazione e incentivi per donne e giovani, il piano sul lavoro povero entra nella fase decisiva

Il governo lavora a un nuovo intervento contro i bassi salari e, in queste ore, il nodo centrale sembra essere soprattutto uno, trovare le coperture economiche necessarie. Le risorse già individuate sarebbero consistenti, ma l’obiettivo dell’esecutivo sarebbe quello di ampliare ulteriormente il margine finanziario per rendere il provvedimento più incisivo. In vista del 1 maggio, il dossier sul cosiddetto lavoro povero entra quindi in una fase decisiva, tra verifiche tecniche, riunioni politiche e misure ancora in definizione.

La priorità resta trovare i fondi

Al centro del confronto c’è innanzitutto la disponibilità economica da destinare al decreto. Le somme finora emerse rappresentano una base importante, ma a Palazzo Chigi si ragiona sulla possibilità di rafforzare ulteriormente l’intervento. Il tema delle coperture non è un dettaglio tecnico, perché da questo dipenderà l’ampiezza delle misure che potranno essere inserite nel testo finale. Prima ancora delle formule politiche, è quindi una corsa alle risorse.

Rider tra le categorie osservate speciali

Tra i lavoratori che potrebbero rientrare nelle nuove tutele ci sono anche i rider, spesso indicati tra i più esposti a condizioni contrattuali deboli e a forme di concorrenza salariale al ribasso. Una delle ipotesi in esame riguarda il loro collegamento alla contrattazione collettiva, con l’obiettivo di rafforzare il quadro delle garanzie. Il governo starebbe cercando un equilibrio tra maggiori protezioni per chi consegna e la necessità di non irrigidire troppo il settore.

Donne e giovani al centro degli incentivi

L’impianto dell’intervento non guarderebbe solo alla tutela dei salari più bassi, ma anche al rilancio dell’occupazione, con particolare attenzione a donne e giovani. L’idea sarebbe quella di combinare il sostegno alla contrattazione con incentivi mirati, in modo da favorire non soltanto retribuzioni più dignitose, ma anche un accesso al lavoro più solido per le categorie che oggi incontrano maggiori difficoltà. È un passaggio che punta a legare il tema salariale a quello della partecipazione al mercato del lavoro.

Il vertice a Palazzo Chigi accelera i tempi

Per definire la cornice del provvedimento si è tenuto un confronto ai massimi livelli a Palazzo Chigi, con la partecipazione della presidente del Consiglio, dei vicepremier, di ministri e sottosegretari coinvolti nel dossier. Il lavoro del governo procede su più ipotesi normative, anche se l’orientamento più probabile sembrerebbe quello di un decreto legge. Le scadenze ravvicinate spingono l’esecutivo a stringere i tempi, anche perché il calendario istituzionale impone decisioni rapide.

Produttività, welfare e straordinari tra le ipotesi

Tra le misure allo studio rientrano diversi strumenti che guardano al rapporto tra salario e organizzazione del lavoro. Si ragiona su incentivi legati ai contratti, sulla riduzione del peso fiscale per alcune forme di contrattazione di secondo livello e su interventi che tocchino produttività, welfare aziendale e lavoro straordinario. L’obiettivo sarebbe quello di aumentare le retribuzioni senza passare da un meccanismo uniforme, ma valorizzando accordi e leve già presenti nel sistema.

Salario minimo, la linea dell’esecutivo resta diversa

Sul salario minimo il governo continua a mantenere una posizione prudente e alternativa rispetto alle richieste avanzate da altre forze politiche. La linea che emerge punta infatti non a fissare una soglia legale uguale per tutti, ma a intervenire sui bassi salari attraverso il rafforzamento della contrattazione collettiva. In questa impostazione si colloca anche il ragionamento sul dumping salariale, considerato uno dei problemi più urgenti da affrontare.

Il nodo dei contratti pirata

Una parte importante del confronto ruota attorno ai cosiddetti contratti pirata, spesso accusati di comprimere retribuzioni e diritti. Il governo avrebbe chiarito di voler intervenire proprio su questo terreno, cercando di limitare i meccanismi che favoriscono una concorrenza al ribasso. È un tema particolarmente delicato perché tocca sia il sistema della rappresentanza sia la qualità del lavoro, ma l’esecutivo avrebbe escluso che il decreto affronti direttamente la riforma della rappresentanza sindacale.

I sindacati chiedono cautela

Sul fronte sindacale le posizioni non coincidono del tutto, ma resta comune la richiesta di attenzione sui passaggi più delicati. Alcune sigle chiedono di sospendere l’iter del decreto per attendere l’esito del confronto già aperto con le associazioni editoriali sulla rappresentanza, mentre altre preferiscono valutare prima il contenuto concreto del testo. Il clima, quindi, è ancora interlocutorio. Il governo però sembra intenzionato ad andare avanti, mantenendo il focus sulle misure contro il lavoro povero e sulle distorsioni create dai contratti meno tutelanti.


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17 Aprile 2026
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