PANTA REI, quando l'informazione è libera, gratuita e partecipativa

Torna a precedente

Lavoro femminile e divari, l’Italia resta indietro

In Italia il lavoro femminile resta segnato da salari più bassi, part time involontario e forti divari territoriali

Lavoro femminile e divari, l’Italia resta indietro

Condividi

Parità di genere ancora lontana, il Mezzogiorno conferma le maggiori difficoltà per occupazione e continuità lavorativa

La parità di genere continua a essere un obiettivo dichiarato da governi, istituzioni e imprese, ma i numeri raccontano una realtà più lenta e complicata. A livello globale il percorso procede con estrema fatica e una parte consistente del divario resta ancora aperta. In questo scenario, l’Italia mostra fragilità ormai strutturali, soprattutto quando si osservano il mercato del lavoro, la qualità dell’occupazione e le differenze territoriali.

Un cammino globale ancora troppo lento

Secondo quanto emerge dall’Osservatorio Rita Levi-Montalcini Svimez W20, il divario di genere nel mondo risulta ancora lontano dall’essere colmato in modo soddisfacente. Le elaborazioni sui dati del World Economic Forum indicano che il Global Gender Gap 2025 è stato chiuso solo in parte, lasciando scoperta una quota ancora ampia. Il dato più significativo, però, è forse un altro: il miglioramento rispetto all’anno precedente è minimo, segno che la velocità del cambiamento non è sufficiente per produrre effetti concreti nel breve periodo.

Istruzione e salute migliorano, il lavoro resta il nodo

Ci sono ambiti nei quali la distanza tra donne e uomini appare più contenuta. I settori dell’istruzione e della salute, per esempio, si avvicinano alla parità. Ma questo equilibrio non si traduce automaticamente in pari opportunità economiche. È proprio qui che emerge la contraddizione più evidente: le donne studiano di più o comunque raggiungono livelli formativi elevati, ma continuano a incontrare ostacoli nell’accesso stabile ai lavori migliori e ai comparti che guideranno la crescita futura.

L’Italia e il peso delle disuguaglianze territoriali

Nel contesto del G20, l’Italia non riesce a distinguersi in positivo e continua a occupare una posizione intermedia che, letta con attenzione, segnala più ritardi che progressi. A pesare sono soprattutto le differenze interne. Nel Mezzogiorno la questione femminile assume infatti contorni ancora più critici, con regioni in cui l’inattività delle donne supera perfino l’occupazione. In territori come Basilicata, Puglia, Sicilia, Calabria e Campania, il lavoro femminile continua a essere un’opportunità troppo fragile, intermittente o del tutto assente.

Il part time involontario come segnale di debolezza

Uno degli indicatori più rivelatori riguarda il part time involontario. In Italia una quota molto alta di lavoratrici con contratto a tempo ridotto accetterebbe volentieri un impiego pieno, segnale che spesso il part time non rappresenta una scelta di equilibrio personale ma una forma di adattamento forzato a un mercato poco inclusivo. Il fenomeno è ancora più marcato nel Sud, ma resta significativo anche nel Centro-Nord. Questo significa che il problema non riguarda soltanto le aree più deboli del Paese, ma l’impianto generale dell’occupazione femminile italiana.

Settori concentrati e carriere più fragili

Il lavoro femminile continua a concentrarsi in comparti dove le condizioni risultano spesso meno stabili o meno premianti dal punto di vista economico. Turismo, ristorazione, commercio, servizi alle imprese e servizi alla persona assorbono una parte importante dell’occupazione femminile part time. Sono settori essenziali, ma spesso esposti a maggiore precarietà, minore crescita salariale e percorsi professionali discontinui. Da qui deriva anche una conseguenza che arriva molto più avanti nel tempo, ma che nasce proprio durante la vita lavorativa: pensioni più leggere e maggiore vulnerabilità economica.

Salari bassi e pensioni più leggere

Il tema non riguarda soltanto l’accesso al lavoro, ma anche la qualità del lavoro stesso. Le donne continuano a essere penalizzate nelle retribuzioni, indipendentemente dall’area geografica e dalla qualifica ricoperta. Quando a stipendi inferiori si sommano interruzioni di carriera, contratti ridotti e minore continuità contributiva, il risultato diventa quasi inevitabile: assegni pensionistici molto più bassi. Il divario previdenziale non nasce quindi all’età della pensione, ma prende forma molto prima, dentro anni di opportunità ridotte e tutele insufficienti.

La vera sfida è trasformare l’istruzione in opportunità

Uno degli aspetti più paradossali riguarda il rapporto tra formazione e lavoro. Nei Paesi del G20 le donne risultano mediamente più istruite, ma questa maggiore preparazione non si traduce in un accesso proporzionale ai settori più dinamici e innovativi. In altre parole, il capitale umano femminile c’è, ma il sistema economico non lo valorizza abbastanza. È qui che si gioca una delle sfide decisive dei prossimi anni: non limitarsi a parlare di parità, ma costruire condizioni reali perché competenze, merito e continuità professionale non restino solo enunciazioni di principio.

La questione dei divari di genere in Italia non riguarda soltanto le donne. Riguarda la crescita complessiva del Paese, la qualità del suo sviluppo e la capacità di utilizzare tutte le energie disponibili. Finché il lavoro femminile resterà bloccato tra precarietà, part time non scelto, salari più bassi e forti squilibri territoriali, la parità continuerà a essere una promessa rinviata.


Condividi

18 Marzo 2026
© Redazione editoriale PANTA-REI
https://www.panta-rei.it/home.do?dettagli=lavoro-femminile-e-divari&key=1773824676
__
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte e rielaborate da fonti ufficiali e/o agenzie di stampa riconosciute, nel rispetto del presente codice etico redazionale.

PANTA-REI, l'informazione libera, gratuita e partecipativa

editoriale non-profit della
Fondazione Premio Antonio Biondi
Fondazione Premio Antonio Biondi
realizzato in collaborazione con la
icoe, centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.
Centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.

Copywriters ICOE
Francesca S., Matteo R., Laura A., Antonella B., Giorgio F., Anna C., Miriam M., Stefano G., Adele P. e Francesca N.
Redazione | Chi siamo


PANTA-REI canale WhatsApp

Seguici nel nostro canale WhatsApp con il tuo smartphone e quando vorrai, noi saremo li con le ultime notizie ...

__
Lettera aperta ai lettori, lettrici di PANTA-REI da parte di Luigi Canali
Presidente della Fondazione

L'EDITORIALE
libero, gratuito e partecipativo

Precedente

L'editoriale libero, gratuito e partecipativo
www.panta-rei.it
LANGUAGE

Fondazione iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore RUNTS e riconoscita ISTITUTO CULTURALE dalla Regione Lazio - Ente NON-PROFIT
www.fondazionepremioantoniobiondi.it
C.F. 92088700601
__
Privacy e Cookies (GDPR)

PANTA-REI
editoriale della
Fondazione Premio Antonio Biondi
Via Garibaldi 34
03017 Morolo (FR)
redazione I.CO.E.
Via Giusué Carducci, 10 - 00187 Roma
editoriale@panta-rei.it
Messaggio WhatsApp

© PANTA-REI editoriale della Fondazione Premio Antonio Biondi. Tutti i diritti sono riservati.
[C]redit design&development gruppo mediterranea™