Alla vigilia della Giornata Internazionale della Donna, un nuovo poster della street artist Laika è apparso a Roma, in via Boncompagni, a pochi passi dall’Ambasciata degli Stati Uniti. Il titolo è diretto, senza sfumature: “War Is Patriarchy”. Un messaggio che lega il tema della guerra a quello del dominio patriarcale, trasformando un muro cittadino in uno spazio di denuncia politica e culturale.
Un’immagine simbolica contro la logica della guerra
L’opera raffigura una militante transfemminista nell’atto di spezzare un missile con un calcio. Il gesto è netto, quasi cinematografico. Non è solo un atto fisico, ma un simbolo: interrompere la catena della violenza prima che esploda. La scelta del luogo non è casuale, così come non lo è la tempistica, legata alle mobilitazioni dell’8 marzo.
La guerra come espressione estrema del patriarcato
Secondo Laika, la guerra rappresenta l’espressione più radicale del patriarcato. In una nota diffusa insieme all’opera, l’artista sostiene che il conflitto armato applica su scala globale la stessa gerarchia fondata su dominio, controllo e forza. Violenza e imposizione sostituiscono diplomazia e cooperazione, riproducendo una struttura di potere che privilegia l’autorità rispetto ai diritti.
Un’accusa ai leader e alle dinamiche di potere
L’artista parla di “venti di guerra su larga scala” e accusa leader definiti dispotici di ignorare il diritto internazionale, causando la morte di migliaia di persone, spesso donne e bambini, per interessi economici e strategie di potere. Il messaggio è chiaro: la guerra non è solo uno scontro tra Stati, ma una conseguenza di scelte politiche precise.
Il riferimento al Ddl Bongiorno e ai diritti
Nel testo che accompagna il poster, Laika collega il concetto di guerra anche a dinamiche interne, citando il Ddl Bongiorno. Secondo l’artista, alcune misure legislative rischierebbero di minare la credibilità di chi denuncia violenze, aggravando la vittimizzazione nei tribunali. Il parallelismo è forte: la logica del dominio non si manifesta solo nei conflitti armati, ma anche nei rapporti di potere istituzionali.
L’appello alla mobilitazione dell’8 marzo
L’opera si conclude con un invito esplicito a partecipare alle manifestazioni e allo sciopero legati all’8 marzo. “Essere contro guerra e patriarcato significa stare dalla parte giusta della storia”, afferma l’artista. Un appello che unisce attivismo femminista e critica geopolitica, collocando la street art nel cuore del dibattito pubblico.
Street art e spazio urbano come luogo politico
Non è la prima volta che Laika utilizza i muri di Roma per intervenire su temi internazionali e diritti civili. La street art, in questo contesto, non è decorazione ma presa di posizione. Il poster diventa un mezzo di comunicazione immediato, capace di intercettare passanti, residenti e turisti, trasformando lo spazio urbano in arena di confronto.
L’opera “War Is Patriarchy” riporta al centro una domanda scomoda: quanto le dinamiche di potere che generano conflitti internazionali sono radicate in modelli culturali più profondi? La risposta proposta da Laika è netta. E affida all’immagine il compito di provocare riflessione.
08 Marzo 2026
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