Il sopralluogo della presidente del Consiglio nelle aree colpite dal maltempo in Sicilia riporta al centro una realtà complessa, fatta di emergenze immediate e di fragilità che affondano le radici nel tempo. A Niscemi, il presente dialoga con un passato che ritorna, ricordando quanto il territorio resti esposto a rischi mai del tutto risolti.
Il sopralluogo dall’alto della premier
Giorgia Meloni ha raggiunto la Sicilia con un volo aereo su Catania e successivamente ha effettuato un sorvolo in elicottero sulle zone maggiormente colpite dal maltempo. Ad accompagnarla il capo del Dipartimento della Protezione civile nazionale, Fabio Ciciliano, per una valutazione diretta dell’impatto degli eventi atmosferici sul territorio.
L’arrivo a Niscemi e l’incontro con le autorità locali
La premier ha poi fatto tappa nel Municipio di Niscemi, nel territorio di Caltanissetta, uno dei centri più colpiti dalla frana. Qui ha incontrato il sindaco Massimiliano Conti e il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno. Presenti anche il prefetto di Caltanissetta, Donatella Licia Messina, e il deputato di Avs Angelo Bonelli.
Danni ingenti e una situazione in evoluzione
A delineare il quadro economico dell’emergenza è stato il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, intervenendo a SkyTg24. “L’entità dei danni segnalati dagli enti pubblici del ciclone Harry, poi da verificare, ammonta a circa due miliardi”, ha spiegato, sottolineando come la situazione stia evolvendo quotidianamente con una gravità crescente. Allo stesso tempo, il governatore ha ribadito che non è il momento delle polemiche, ma di un impegno concreto e condiviso.
Un paese sospeso su un vuoto
Secondo Renato Schifani, a Niscemi si vive una condizione “senza precedenti”. Il rischio di nuovi cedimenti impone scelte difficili, come lo studio di un piano urbanistico per una ricostruzione parziale lontana dall’area della frana. L’obiettivo dichiarato è individuare le risorse necessarie e agire con rapidità, evitando che l’emergenza si trasformi in una crisi strutturale permanente.
Quando la storia si ripete
Quella di Niscemi non è una vicenda isolata. Ventinove anni fa, il 12 ottobre 1997, una frana colpì la stessa area, generando panico e sfollamenti. Anche allora il boato fece temere un terremoto, ma la causa fu la stessa che si è ripresentata oggi. Nei quartieri Sante Croci, Pirillo e Canalicchio, la terra tornò a cedere, confermando una vulnerabilità già nota. Nel 1997, il vulcanologo Franco Barberi parlò di “ordinaria malamministrazione” e di degrado in un’area sottoposta a vincolo geologico.
Dallo stato di emergenza alle demolizioni
Dopo la frana degli anni Novanta, la procura di Caltagirone aprì un fascicolo per disastro colposo e oltre 400 persone furono costrette a lasciare le proprie abitazioni. Negli anni successivi, 48 case e la chiesa settecentesca di Sante Croci vennero demolite, nonostante proteste e ricorsi. Lo stato di emergenza fu prorogato più volte fino al 2007, a testimonianza di una ferita mai completamente rimarginata.
L’impatto sull’agricoltura locale
A peggiorare il quadro è la situazione degli agricoltori, denunciata da Coldiretti. L’organizzazione parla di una condizione “drammatica”, con aziende costrette a percorsi più lunghi per raggiungere campi e magazzini. Deviazioni che possono arrivare a 60 o 70 chilometri in più, con un aumento significativo dei costi di produzione e trasporto. Per questo Coldiretti ha offerto supporto operativo e logistico al Comune, mettendo a disposizione mezzi agricoli e strutture.
28 Gennaio 2026
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