La distribuzione dell’Irpef in Italia continua a mostrare una forte concentrazione del prelievo fiscale su una parte relativamente limitata dei contribuenti. Secondo l’Osservatorio 2026 di Itinerari Previdenziali, dedicato alle dichiarazioni dei redditi 2024, poco più del 30% dei contribuenti versa complessivamente quasi il 79% dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. Un quadro che torna al centro dell’attenzione proprio mentre il governo prepara la legge di bilancio 2027 e valuta nuovi interventi sul ceto medio.
Oltre 42 milioni di contribuenti e redditi per 1.076 miliardi
I dati analizzati si riferiscono ai redditi prodotti nel 2024. Su una popolazione italiana di circa 58,9 milioni di persone, i contribuenti risultano 42,8 milioni, con redditi complessivamente dichiarati per circa 1.076 miliardi di euro. Coloro che versano almeno un euro di Irpef sono poco più di 34,1 milioni.
Il rapporto utilizza questi numeri per evidenziare quello che definisce uno squilibrio nella distribuzione del carico fiscale. È però utile distinguere tra popolazione complessiva, contribuenti e soggetti che effettivamente versano Irpef. Tra chi non paga questa imposta possono infatti rientrare, oltre ai contribuenti con redditi molto bassi o nulli, anche persone che non producono autonomamente reddito, come minori o familiari fiscalmente a carico.
Quasi metà dei contribuenti versa soltanto il 5% dell’Irpef
La differenza diventa particolarmente evidente osservando le fasce di reddito. I contribuenti che dichiarano fino a 20.000 euro lordi all’anno rappresentano circa il 47% del totale, poco meno di 20,2 milioni di persone, ma concorrono complessivamente a circa il 5% dell’Irpef versata.
All’estremo opposto, i contribuenti con redditi superiori a 100.000 euro costituiscono soltanto l’1,75% dei dichiaranti, ma versano oltre il 22% dell’Irpef complessiva. All’interno di questa fascia, chi dichiara più di 300.000 euro rappresenta circa lo 0,14% dei contribuenti e contribuisce per il 6,37% al gettito.
Il peso fiscale cresce oltre i 35.000 euro
La parte più consistente del gettito arriva dalle fasce centrali e medio-alte. Secondo l’Osservatorio, i contribuenti con redditi superiori a 35.000 euro rappresentano il 18,78% del totale ma versano da soli circa il 65% dell’intera Irpef.
Se a questa platea vengono aggiunti i contribuenti compresi tra 29.000 e 35.000 euro, si arriva a circa il 30,22% dei dichiaranti, ai quali è attribuito il 78,67% del gettito. Il dato descrive quindi un sistema fortemente progressivo, nel quale all’aumentare del reddito cresce non soltanto l’imposta individuale, ma anche il peso complessivo delle fasce superiori sul finanziamento dell’Irpef.
Circa nove milioni non versano Irpef
Un altro elemento evidenziato dall’indagine riguarda i contribuenti che non effettuano alcun versamento Irpef. Sono circa 9 milioni. Di questi, circa 1,14 milioni dichiarano un reddito nullo o negativo, mentre quasi 7,9 milioni si collocano nella fascia compresa tra zero e 7.500 euro.
Itinerari Previdenziali interpreta questa distribuzione come un elemento critico per il finanziamento dei servizi pubblici e del welfare. Si tratta però di una valutazione dell’istituto di ricerca. Il mancato versamento dell’Irpef può derivare da differenti condizioni economiche e fiscali e non coincide necessariamente con evasione o irregolarità.
Il governo valuta un nuovo intervento sul ceto medio
I numeri arrivano mentre prende forma il confronto sulla legge di bilancio 2027. Tra le ipotesi discusse c’è un’estensione della seconda aliquota Irpef del 33% fino a 60.000 euro di reddito, anziché limitarla a 50.000 euro. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha indicato questa possibilità tra le priorità fiscali, precisando tuttavia che la realizzazione dell’intervento dipenderà dalla disponibilità delle necessarie coperture finanziarie.
Nel pacchetto fiscale vengono inoltre valutate forme di tassazione agevolata per i giovani e una possibile reintroduzione della cedolare secca per le locazioni commerciali. Anche in questo caso si tratta, al momento, di proposte allo studio e non di misure definitivamente approvate.
Anche le pensioni entrano nel confronto sulla manovra
Accanto al fisco resta aperto il capitolo previdenziale. Il dibattito riguarda nuove forme di flessibilità per l’uscita dal lavoro e gli effetti dell’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita.
Su questo fronte, un rapporto della Ragioneria generale dello Stato quantifica in circa 41,3 miliardi di euro gli oneri complessivi sostenuti tra il 2019 e il 2025 per le misure di flessibilità introdotte a partire da Quota 100 e successivamente proseguite con Quota 102, Quota 103, Opzione donna e altri interventi sui requisiti pensionistici.
Il dato è diventato a sua volta oggetto di confronto politico, anche sulla modalità con cui valutare economicamente gli anticipi pensionistici. Ciò che emerge dal documento della Ragioneria è comunque il valore cumulato degli oneri contabilizzati per l’insieme delle misure considerate nel periodo 2019-2025.
La sfida tra riduzione delle imposte e risorse disponibili
La fotografia delle dichiarazioni dei redditi pone quindi due questioni strettamente collegate. Da una parte c’è la distribuzione del carico fiscale, che vede una quota minoritaria dei contribuenti sostenere gran parte dell’Irpef. Dall’altra c’è la necessità di finanziare sanità, assistenza, pensioni e gli altri servizi pubblici senza compromettere l’equilibrio dei conti.
È all’interno di questo spazio che dovrà muoversi la prossima manovra. Ridurre il prelievo sul ceto medio, introdurre nuove agevolazioni o modificare le regole previdenziali significa infatti individuare risorse capaci di compensarne il costo. Ed è proprio la disponibilità delle coperture finanziarie a rappresentare, nelle prossime settimane, uno degli elementi decisivi per capire quali delle proposte oggi sul tavolo riusciranno effettivamente a trasformarsi in norme.
Fonte
Osservatorio sulla spesa pubblica e sulle entrate 2026 di Itinerari Previdenziali, dati sulle dichiarazioni dei redditi 2024; Ragioneria generale dello Stato; dichiarazioni del viceministro dell’Economia Maurizio Leo.
25 Settembre 2026
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