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Iran, proteste e repressione tra blackout informativo e tensioni internazionali

L’Iran affronta una fase critica tra scontri interni, arresti e tensioni con Stati Uniti e Israele

Iran, proteste e repressione tra blackout informativo e tensioni internazionali

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Dalle strade di Teheran alla geopolitica globale, la crisi iraniana entra in una fase decisiva

L’Iran attraversa una delle fasi più delicate degli ultimi anni. Da oltre due settimane il paese è scosso da proteste antigovernative diffuse, represse con forza mentre un blackout informativo limita la circolazione delle notizie. Il bilancio delle vittime cresce, così come le preoccupazioni della comunità internazionale, in un contesto in cui la crisi interna rischia di intrecciarsi con scenari geopolitici sempre più instabili.

Un bilancio umano in costante aumento

Secondo l’organizzazione per i diritti umani Iran Human Rights, almeno 192 persone sarebbero state uccise dall’inizio delle manifestazioni. Un numero che, avvertono gli osservatori, potrebbe essere sottostimato a causa delle difficoltà di verifica legate al blocco di Internet. Le vittime includono manifestanti colpiti durante le proteste, ma anche membri delle forze di sicurezza e figure istituzionali, a dimostrazione di uno scontro che si fa sempre più violento.

La repressione e l’uso della forza

Le ricostruzioni delle ong parlano di munizioni vere e colpi esplosi a distanza ravvicinata, oltre all’impiego di armi a pallini. Una repressione definita sistematica, accompagnata da arresti su larga scala: migliaia di persone sarebbero finite in carcere nelle ultime settimane. Le autorità, dal canto loro, rivendicano l’arresto di quelli che definiscono “elementi chiave dei disordini”, sostenendo che il livello dello scontro sia aumentato.

Teheran, le strade e il blackout informativo

Nella capitale Teheran, gli slogan antigovernativi hanno continuato a risuonare nelle notti successive, nonostante la forte presenza delle forze di sicurezza. Il blackout di Internet, in vigore da oltre 60 ore secondo il monitor indipendente NetBlocks, viene descritto come una misura di censura che compromette la sicurezza e il benessere dei cittadini, oltre a rendere più opaca la situazione sul terreno.

Le accuse all’estero e il ruolo degli Stati Uniti

Il governo iraniano attribuisce l’origine delle proteste agli Stati Uniti, accusandoli di alimentare le tensioni nate da difficoltà economiche interne. Da Washington, il presidente Donald Trump ha dichiarato che il suo paese sarebbe “pronto ad aiutare” il movimento di protesta, affermazione che ha ulteriormente irrigidito i toni tra i due paesi.

Avvertimenti e minacce nella regione

Da Teheran arriva anche un messaggio di deterrenza. Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Baqer Qalibaf ha avvertito che un eventuale attacco statunitense provocherebbe una reazione contro Israele e le basi militari Usa nella regione, definite “obiettivi legittimi”. Parole che contribuiscono ad aumentare la tensione in un’area già segnata da equilibri fragili.

Israele in stato di allerta

Secondo quanto riportato da Reuters, Israele avrebbe innalzato il livello di allerta per la possibilità di un intervento militare statunitense in Iran. Consultazioni sulla sicurezza si sarebbero svolte nel fine settimana, con contatti tra il premier Benjamin Netanyahu e il segretario di Stato americano Marco Rubio, a conferma di un clima di forte attenzione strategica.

Le opzioni militari sul tavolo di Washington

Il New York Times riferisce che il presidente Trump sarebbe stato informato su diverse opzioni militari, comprese ipotesi di attacchi a siti non militari a Teheran. Nessuna decisione definitiva sarebbe stata ancora presa, ma l’eventualità di un intervento viene valutata come risposta alla repressione delle proteste interne.

L’appello di Reza Pahlavi ai manifestanti

Dal fronte dell’opposizione in esilio, Reza Pahlavi ha invitato i manifestanti a non lasciare le strade, definendo la mobilitazione un colpo significativo all’apparato repressivo del regime. “Non siete soli”, ha scritto, incoraggiando una nuova ondata di proteste e sottolineando il sostegno degli iraniani all’estero.

Un paese a un bivio

L’Iran si trova così di fronte a un passaggio cruciale. Le proteste interne, la repressione, il blackout informativo e le tensioni internazionali si intrecciano in uno scenario complesso, dove ogni mossa rischia di avere conseguenze ben oltre i confini nazionali. Il futuro del paese resta incerto, sospeso tra richieste di cambiamento e pressioni geopolitiche.


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11 Gennaio 2026
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