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Intelligenza artificiale, la corsa globale ha bisogno di regole prima che diventi incontrollabile

Investimenti, sicurezza e geopolitica ridisegnano la corsa all’IA, con Stati Uniti, Cina ed Europa davanti a nuove responsabilità

Intelligenza artificiale, la corsa globale ha bisogno di regole prima che diventi incontrollabile

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L’Intelligenza artificiale entra nella competizione globale tra potenze, mentre cresce la richiesta di regole e controlli internazionali

La crescita dell’Intelligenza artificiale sta rapidamente superando i confini della tecnologia per diventare una questione economica, politica e geopolitica. Investimenti miliardari, nuovi modelli sempre più potenti e la competizione tra Stati Uniti e Cina stanno trasformando l’IA in uno degli strumenti strategici più importanti del nostro tempo. Il problema, secondo Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e professore di Strategia e Marketing alla PoliMi School of Management, non è fermare questa evoluzione, ma evitare che la competizione internazionale proceda senza adeguate regole comuni.

L’Intelligenza artificiale non è più soltanto tecnologia

Per diversi anni il dibattito sull’IA si è concentrato soprattutto sulle sue potenzialità, dalla produttività all’automazione fino alla capacità di trasformare interi settori industriali. Oggi, però, la discussione si sta spostando anche sui rischi legati alla sicurezza, alla responsabilità e al controllo dei sistemi più avanzati.

Il tema è tornato al centro dell’attenzione internazionale anche dopo le dimissioni di un ricercatore di Anthropic e le nuove prese di posizione di Joshua Bengio, tra i pionieri dell’Intelligenza artificiale, che da tempo richiama l’attenzione sulla necessità di sviluppare sistemi più trasparenti e controllabili.

Secondo Noci, tuttavia, sarebbe riduttivo leggere gli allarmi esclusivamente attraverso il tema della sicurezza. Dietro lo sviluppo dell’IA si muovono infatti capitali enormi, investimenti infrastrutturali e aspettative finanziarie altrettanto elevate.

Il momento dei conti potrebbe arrivare presto

L’Intelligenza artificiale non vive soltanto di algoritmi. La sua crescita richiede chip avanzati, energia, reti, data center e infrastrutture tecnologiche che comportano costi molto elevati.

Per questo, dopo una fase dominata dalle promesse di crescita e di trasformazione dell’economia, potrebbe arrivare il momento in cui aziende e investitori saranno chiamati a dimostrare la sostenibilità economica degli investimenti realizzati.

Noci osserva come un eventuale ridimensionamento delle aspettative potrebbe essere accompagnato da una crescente attenzione alla sicurezza. In alcuni casi, sostiene l’esperto, il tema potrebbe quindi intrecciarsi anche con considerazioni economiche legate alla necessità di proteggere investimenti e valutazioni finanziarie costruite negli ultimi anni.

Il rischio non è soltanto una macchina fuori controllo

Nell’immaginario collettivo il pericolo dell’Intelligenza artificiale viene spesso rappresentato attraverso scenari estremi, con sistemi capaci di agire autonomamente contro gli esseri umani.

La questione potrebbe essere, almeno nel breve periodo, molto più concreta. Un sistema artificiale estremamente efficiente può infatti diventare problematico anche senza sviluppare alcuna forma di intenzionalità, semplicemente eseguendo con grande precisione istruzioni formulate male o obiettivi impostati in modo irresponsabile.

È proprio questo uno dei punti centrali evidenziati da Noci. Il problema non consiste necessariamente nella possibilità che l’IA diventi “cattiva”, quanto nel rischio che venga utilizzata senza sufficienti controlli, responsabilità e consapevolezza delle conseguenze.

Stati Uniti e Cina vedono nell’IA una leva di potere

La dimensione tecnologica si intreccia ormai apertamente con quella geopolitica. Donald Trump e Xi Jinping, pur attraverso strategie differenti, considerano l’Intelligenza artificiale un elemento fondamentale della futura capacità economica e strategica dei rispettivi Paesi.

Negli Stati Uniti il tema viene spesso presentato come una competizione per mantenere la leadership tecnologica americana. La Cina, invece, sta sviluppando una strategia che coinvolge università, ricerca, industria, filiere produttive e formazione di nuovi talenti.

Secondo Noci, Pechino non può più essere considerata semplicemente un Paese che cerca di recuperare il ritardo tecnologico. La Cina è diventata un concorrente diretto nello sviluppo di modelli di IA, semiconduttori, infrastrutture digitali e applicazioni industriali.

La sicurezza rischia di scontrarsi con la competizione

Il paradosso della corsa globale all’Intelligenza artificiale è evidente. Governi e aziende riconoscono la necessità di sistemi più sicuri, ma allo stesso tempo nessuno vuole rallentare abbastanza da concedere un vantaggio strategico ai propri concorrenti.

Questa dinamica rende difficile immaginare che un singolo Paese possa costruire da solo un sistema efficace di controllo. Regole troppo restrittive adottate soltanto a livello nazionale potrebbero infatti spostare ricerca e investimenti verso altre aree del mondo senza ridurre realmente i rischi.

È per questo che il confronto sull’IA sta progressivamente assumendo una dimensione sovranazionale.

L’Europa tra regolamentazione e capacità industriale

L’Unione Europea ha scelto negli ultimi anni di intervenire soprattutto sul terreno delle regole, cercando di definire criteri per l’utilizzo responsabile dei sistemi di Intelligenza artificiale.

Secondo Noci, tuttavia, la regolamentazione non può diventare l’unico contributo europeo alla trasformazione tecnologica. Accanto alle norme servono investimenti, ricerca, infrastrutture e capacità industriale, altrimenti il rischio è quello di regolamentare tecnologie sviluppate prevalentemente altrove.

La sfida europea consiste quindi nel trovare un equilibrio tra tutela dei cittadini, innovazione e competitività.

Servono controlli indipendenti e responsabilità chiare

Per affrontare i rischi dell’IA non sono sufficienti dichiarazioni di principio. Tra gli strumenti indicati da Noci figurano audit indipendenti, responsabilità giuridiche definite e regole internazionali per i sistemi autonomi.

Il punto decisivo riguarda soprattutto l’attribuzione delle responsabilità. Se una decisione automatizzata produce conseguenze economiche, sociali o materiali, deve essere possibile stabilire chi abbia progettato il sistema, chi lo abbia utilizzato e chi debba rispondere di eventuali errori.

La trasparenza dei modelli e la possibilità di sottoporli a verifiche esterne potrebbero quindi diventare elementi sempre più importanti nello sviluppo dell’Intelligenza artificiale.

Il G20 può diventare un passaggio decisivo

Secondo Noci, il vertice del G20 di fine anno potrebbe rappresentare un’occasione importante per portare il governo dell’Intelligenza artificiale fuori dalla dimensione quasi esclusivamente privata che ha caratterizzato la prima fase del suo sviluppo.

I principali sistemi di IA vengono infatti progettati e controllati da un numero relativamente ristretto di aziende tecnologiche, mentre le conseguenze della loro diffusione coinvolgono governi, imprese, lavoratori e cittadini in tutto il mondo.

Costruire un sistema internazionale di regole non significa necessariamente rallentare l’innovazione. Potrebbe significare, piuttosto, definire limiti e responsabilità condivise prima che la competizione tecnologica diventi troppo veloce per essere governata.

La vera sfida dei prossimi anni sarà quindi accompagnare lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale senza rinunciare alla capacità delle istituzioni di stabilire le regole del gioco. Perché una tecnologia può correre molto velocemente, ma una società deve anche decidere dove vuole arrivare.

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Tratto dalle dichiarazioni di Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e professore ordinario alla PoliMi School of Management


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16 Settembre 2026
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