L’espansione dell’intelligenza artificiale e dei servizi cloud sta cambiando il modo in cui il mondo consuma energia. Dietro ogni ricerca online, ogni modello generativo, ogni archivio digitale e ogni piattaforma connessa, esiste una rete crescente di data center che richiede elettricità in quantità sempre più rilevanti.
Secondo le stime diffuse da BloombergNef, entro il 2035 i data center negli Stati Uniti potrebbero arrivare ad assorbire circa un quinto dell’intero consumo elettrico nazionale. Un salto notevole, se confrontato con l’attuale quota indicata intorno al 5,9%, che mostra quanto la crescita digitale stia diventando anche una questione energetica, industriale e infrastrutturale.
L’intelligenza artificiale spinge la domanda elettrica
Il rapido sviluppo dell’IA non riguarda soltanto software, algoritmi e nuovi servizi digitali. Alla base di questa trasformazione ci sono infrastrutture fisiche, server, sistemi di raffreddamento, reti di connessione e impianti in grado di funzionare senza interruzioni.
La crescita dei modelli di intelligenza artificiale, insieme alla diffusione del cloud computing, sta quindi aumentando in modo consistente il fabbisogno di elettricità. Gli analisti stimano che, nei prossimi anni, i data center possano generare una domanda globale vicina a 1.935 terawattora, un valore paragonabile al consumo annuo di un grande Paese industrializzato come l’India.
Gli Stati Uniti davanti a una pressione senza precedenti
Negli Stati Uniti il fenomeno è particolarmente evidente. La presenza dei grandi operatori tecnologici, la corsa agli investimenti nell’IA e la costruzione di nuovi poli digitali stanno portando a una richiesta di energia sempre più concentrata in alcune aree del Paese.
Il dato più significativo riguarda la proiezione al 2035, quando i data center potrebbero rappresentare circa il 20% dell’elettricità consumata negli Usa. Si tratta di una trasformazione strutturale, perché non dipende da un aumento temporaneo dei consumi, ma da un nuovo modello economico fondato su calcolo, dati e automazione.
Il caso del Texas e i grandi carichi elettrici
Alcuni Stati americani stanno già sperimentando gli effetti più concreti di questa crescita. In Texas, uno dei territori più dinamici per lo sviluppo di infrastrutture digitali ed energetiche, i gestori della rete segnalano che i data center rappresentano ormai una quota molto elevata delle nuove richieste di connessione per grandi carichi elettrici.
Secondo le indicazioni riportate, queste strutture arriverebbero a pesare per circa il 90% delle nuove domande relative ai consumi più intensivi. È un segnale importante, perché mostra come la pianificazione delle reti elettriche debba ormai tenere conto non solo di città, industrie tradizionali e mobilità elettrica, ma anche dell’economia dei dati.
Cloud e IA verso il 4,4% dell’elettricità mondiale
Lo scenario non riguarda soltanto gli Stati Uniti. A livello globale, l’Agenzia Internazionale dell’Energia indica che le infrastrutture legate a intelligenza artificiale e cloud computing potrebbero arrivare ad assorbire circa il 4,4% dell’elettricità mondiale.
È una percentuale che può sembrare contenuta, ma che assume un peso notevole se rapportata alla scala del sistema energetico globale. I data center, infatti, non sono consumatori qualsiasi. Hanno bisogno di alimentazione stabile, continua e spesso localizzata in aree dove la rete elettrica può trovarsi rapidamente sotto pressione.
L’Europa tra investimenti digitali e limiti della rete
Anche l’Europa è coinvolta in questa trasformazione. Gli investimenti più rilevanti si concentrano soprattutto in Germania, Regno Unito e Francia, mercati in cui la domanda di servizi cloud, archiviazione dati e infrastrutture per l’IA continua a crescere.
Il caso dell’Irlanda è particolarmente significativo. Nel Paese, i data center assorbono già oggi oltre il 20% dell’elettricità generata a livello nazionale. Una quota molto elevata, che rende visibile in anticipo ciò che potrebbe accadere in altri mercati se la crescita delle infrastrutture digitali non sarà accompagnata da reti più solide, nuove capacità produttive e una programmazione energetica più attenta.
Una crescita digitale che richiede nuove scelte energetiche
La domanda posta dai data center non riguarda soltanto la quantità di energia disponibile, ma anche il modo in cui questa energia viene prodotta e distribuita. La transizione digitale, per essere sostenibile, dovrà procedere insieme alla transizione energetica.
Questo significa investire in fonti rinnovabili, accumuli, reti intelligenti, sistemi di raffreddamento più efficienti e localizzazioni capaci di ridurre l’impatto sulle infrastrutture esistenti. La sfida sarà trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica, sicurezza energetica e sostenibilità ambientale.
Il futuro dell’IA passa anche dalle infrastrutture
L’intelligenza artificiale viene spesso raccontata come una rivoluzione immateriale, fatta di software, automazione e conoscenza. In realtà, il suo sviluppo dipende da strutture molto concrete, energivore e distribuite sul territorio.
I numeri indicati da BloombergNef e dall’Agenzia Internazionale dell’Energia confermano che il futuro digitale avrà bisogno di una nuova capacità di governo delle reti elettriche. La crescita dei data center potrà sostenere innovazione, servizi e competitività, ma solo se accompagnata da una pianificazione capace di evitare congestioni, squilibri locali e nuove dipendenze energetiche.
23 Luglio 2026
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