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Il Pinocchio di Wolfango, un classico reinventato tra arte e visione

Un Pinocchio inquieto e teatrale nelle opere di Wolfango Peretti Poggi alla Biblioteca Classense

Il Pinocchio di Wolfango, un classico reinventato tra arte e visione

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Tavole storiche e lavori inediti raccontano il legame tra Wolfango e Pinocchio

Pinocchio torna protagonista a Ravenna in una veste inedita, potente e sorprendente. Non il burattino rassicurante della tradizione illustrata, ma una figura inquieta, teatrale, profondamente umana. La mostra Il Pinocchio di Wolfango racconta il legame profondo tra uno dei grandi pittori del Novecento italiano e il personaggio di Carlo Collodi, attraverso opere che attraversano decenni di ricerca artistica e personale.

Una mostra che nasce da una passione infantile

L’esposizione ospitata nella Manica Lunga della Biblioteca Classense celebra Wolfango Peretti Poggi nel centenario della nascita. Il percorso prende forma da una passione coltivata fin dall’infanzia dall’artista, che vedeva in Pinocchio non solo un personaggio letterario, ma una metafora inesauribile della condizione umana. La mostra si inserisce nel programma più ampio Wolfango 100-100 Wolfango, che accompagnerà il 2026 con eventi diffusi in tutta l’Emilia-Romagna.

Le tavole storiche e l’edizione fuori commercio

In mostra sono presenti alcune tavole originali realizzate tra il 1961 e il 1980, confluite in una prestigiosa edizione fuori commercio de Le avventure di Pinocchio, pubblicata nel 1980. Per firmare queste illustrazioni Wolfango scelse lo pseudonimo di Golpe, quasi a voler separare, almeno formalmente, il pittore dall’illustratore. Accanto alle tavole definitive, il pubblico può osservare disegni preparatori e bozzetti che raccontano il lento e intenso processo creativo.

Un Pinocchio fisico, inquieto, teatrale

Il Pinocchio immaginato da Wolfango ha una presenza fisica forte e irrequieta. Le figure sono costruite attraverso cromie accese, contrasti luminosi e deformazioni cariche di tensione. Ogni immagine diventa una sorta di scena teatrale, un teatro interiore in cui il burattino sembra muoversi tra inquietudine, ironia e dramma, lontano da qualsiasi lettura addomesticata.

Il Pinocchio che la sa lunga

Il percorso espositivo conduce anche verso una produzione più tarda e sorprendente. Wolfango definiva questo nuovo protagonista “il Pinocchio che la sa lunga”: una figura consapevole, capace di dialogare con personaggi della letteratura, della mitologia e perfino del fumetto. Qui Pinocchio diventa osservatore e interlocutore, quasi alter ego dell’artista, inserito in un universo colto e ironico allo stesso tempo.

Le opere post ictum e l’ultimo lavoro del Maestro

Queste creazioni, realizzate tra il 2014 e il 2016 su carta da macellaio, sono siglate dall’autore post ictum. Dopo l’ictus che colpì Wolfango nel 2014, a 88 anni, le sue capacità intellettuali e artistiche rimasero intatte, dando vita a opere inedite e di straordinaria libertà espressiva. Si tratta dell’ultimo lavoro del pittore, presentato per la prima volta al pubblico, proveniente dalla casa-studio di Bologna, riconosciuta tra le Case e Studi delle Persone Illustri della Regione Emilia-Romagna.

Un progetto culturale condiviso

La mostra è curata da Sebastiana Nobili e Alighiera Peretti Poggi, ed è realizzata con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, in collaborazione con il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna. Un progetto che unisce ricerca, valorizzazione e memoria, restituendo al pubblico un artista capace di reinventare un classico senza mai tradirlo.


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26 Gennaio 2026
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