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I classici in divenire, dentro il laboratorio della letteratura italiana

A Villa Farnesina i grandi autori italiani svelano il lato nascosto della scrittura, dalle bozze ai capolavori

I classici in divenire, dentro il laboratorio della letteratura italiana

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Autografi, quaderni e taccuini mostrano l’evoluzione della letteratura italiana dal Medioevo all’era digitale

I grandi libri che attraversano i secoli non nascono mai già definiti. Prima di diventare opere “classiche”, sono passati attraverso ripensamenti, correzioni, tagli e riscritture. La letteratura, prima di essere patrimonio condiviso, è lavoro paziente, fatto di carte, appunti e versioni provvisorie. È proprio questo processo, spesso invisibile al lettore, a essere messo al centro di una mostra che invita a guardare i capolavori da una prospettiva diversa.

Quando i classici erano ancora bozze

L’idea di fondo è semplice ma potente: i classici non sono entità immobili, bensì il risultato di un processo creativo lungo e stratificato. Manoscritti, quaderni e taccuini raccontano come un testo prenda forma nel tempo, tra ripensamenti e trasformazioni. La scrittura appare così per quello che è davvero, un atto dinamico e spesso incerto, lontano dall’immagine di perfezione che la tradizione scolastica tende a trasmettere.

Un percorso tra autografi e capolavori

La mostra Come nascono i classici. Gli autografi della letteratura italiana, ospitata a Villa Farnesina, sede dell’Accademia dei Lincei, accompagna il visitatore in un viaggio attraverso secoli di scrittura. Tra le testimonianze esposte figurano documenti eccezionali: il codice su cui Giovanni Boccaccio copiò il Decameron, i fogli su cui Ludovico Ariosto lavorò agli ultimi canti dell’Orlando furioso, fino ai quaderni e taccuini di autori più vicini a noi come Giacomo Leopardi ed Eugenio Montale.

Dal Medioevo al Novecento, scrivere cambia

Uno degli aspetti più affascinanti del percorso è il confronto tra epoche diverse. Per gli scrittori del Novecento è spesso possibile ricostruire con precisione la genesi di un’opera, mentre risalendo nel tempo il contatto con le fonti si fa più raro e complesso. Cambiano le pratiche di scrittura e di lettura, muta il rapporto con la lingua italiana e con l’idea stessa di letteratura, che nel Medioevo e nel Rinascimento aveva funzioni e destinatari profondamente diversi.

La materialità della scrittura

Le sei sale dell’esposizione raccontano anche un altro aspetto oggi quasi dimenticato: la dimensione fisica della scrittura. Ogni parola, ogni verso, ogni correzione era affidata a un supporto concreto, dalla pergamena al foglio di carta, dalla matita alla biro. Un mondo lontano dall’era digitale, in cui la scrittura sembra smaterializzarsi, ma che proprio per questo aiuta a comprendere quanto il gesto dello scrivere fosse inseparabile dal suo supporto materiale.

Ricerca, università e valorizzazione digitale

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra l’Accademia Nazionale dei Lincei, la Sapienza Università di Roma e la Fondazione Changes. La mostra si inserisce in un progetto di ricerca più ampio, Autografi dei letterati italiani, che ha portato al ritrovamento e alla catalogazione di oltre ottomila manoscritti autografi e postillati, dal Medioevo al Rinascimento. Un lavoro che apre nuove prospettive di studio e di valorizzazione anche in ambiente digitale.

Un dialogo tra passato e futuro

Accanto all’esposizione, un convegno internazionale riunisce studiosi di discipline diverse, dai paleografi ai filologi, dagli storici della lingua a quelli del libro. L’obiettivo non è solo fare un bilancio scientifico, ma interrogarsi su come questi materiali possano continuare a vivere e a parlare anche nel presente. I manoscritti, da semplici reliquie del passato, diventano così strumenti per ripensare il modo in cui leggiamo, studiamo e trasmettiamo la letteratura.

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www.lincei.it


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22 Gennaio 2026
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