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Groenlandia, quanto vale davvero un’isola che non è in vendita

Dalle offerte Usa del 1946 alle valutazioni moderne, il falso mito del prezzo della Groenlandia

Groenlandia, quanto vale davvero un’isola che non è in vendita

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Risorse, strategia e sovranità, perché la Groenlandia non può essere ridotta a una cifra

Periodicamente il dibattito pubblico torna a interrogarsi su una domanda tanto suggestiva quanto fuorviante: quanto costerebbe la Groenlandia? La risposta ufficiale è semplice e netta. La Groenlandia non è in vendita. Eppure, l’interesse strategico e geopolitico che ruota attorno all’isola continua ad alimentare stime, confronti e ipotesi che oscillano tra la curiosità economica e la speculazione teorica.

Un territorio autonomo, non una merce

La Groenlandia è un territorio autonomo del Regno di Danimarca, con un proprio governo e un forte senso di identità. Da anni sia Copenaghen sia Nuuk ribadiscono lo stesso concetto: l’isola appartiene al suo popolo. Una posizione rafforzata anche a livello europeo, dove l’Unione europea ha più volte sottolineato che la sovranità della Groenlandia non è oggetto di trattativa.

Perché non esiste un prezzo ufficiale

Non esiste una valutazione ufficiale del “costo” della Groenlandia per una ragione evidente: qualsiasi cifra dipenderebbe dal criterio adottato. Superficie territoriale, prodotto interno lordo, risorse naturali, valore strategico, infrastrutture, difesa e costi pubblici porterebbero a risultati completamente diversi. Parlare di prezzo, in questo caso, significa scegliere arbitrariamente cosa conta e cosa no.

L’unico precedente storico, il dopoguerra

L’unico tentativo concreto di trasformare l’isola in un’operazione economica risale al secondo dopoguerra. Nel 1946 gli Stati Uniti offrirono alla Danimarca 100 milioni di dollari in oro per acquistare la Groenlandia. Una proposta mai accettata, ma rimasta come riferimento simbolico. Rivalutare oggi quella cifra non è semplice: usando solo l’inflazione, equivarrebbe a circa 1,66 miliardi di dollari nel 2026.

Le stime moderne, tra ipotesi e forchette estreme

Quando l’idea di un acquisto è tornata a circolare nel 2019, il Washington Post ha provato a elaborare un conto dichiaratamente “puramente ipotetico”. Il risultato è stato una forbice enorme: da poche centinaia di milioni fino a 1,7 trilioni di dollari, con una stima intermedia intorno ai 42,6 miliardi. Numeri molto diversi tra loro, che mostrano quanto il concetto stesso di valore sia elastico.

Il criterio immobiliare e il confronto con l’Islanda

Nel 2025 l’American Action Forum ha adottato un approccio diverso, ispirato al mercato immobiliare. L’idea è stata quella di stimare il valore del real estate di un Paese come l’Islanda e poi rapportarlo alla superficie della Groenlandia. Applicando questo metodo comparativo, il valore teorico dell’isola arriverebbe a circa 2,76 trilioni di dollari.

Risorse, strategia e costi nascosti

Il quadro cambia ancora se si prova a monetizzare le risorse minerarie, il potenziale futuro legato allo scioglimento dei ghiacci, la posizione strategica nell’Artico e il ruolo nelle rotte commerciali e nella difesa. A tutto questo andrebbero aggiunti i costi strutturali che qualsiasi ipotetico acquirente dovrebbe sostenere nel tempo: infrastrutture, servizi pubblici, sussidi, sicurezza e investimenti di lungo periodo.


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10 Gennaio 2026
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