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Giovani senza futuro, quando la società smette di ascoltarli

Le proteste dei giovani europei riaprono il dibattito su lavoro, futuro e responsabilità delle istituzioni verso le nuove generazioni

Giovani senza futuro, quando la società smette di ascoltarli

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Giovani senza prospettive e difficoltà economiche, Draghi e Mattarella richiamano l’attenzione sul rapporto tra generazioni

Trovare un lavoro, costruire una famiglia, raggiungere l’indipendenza economica e immaginare un futuro migliore sono aspirazioni che hanno accompagnato intere generazioni. Per molti giovani europei, tuttavia, questi obiettivi appaiono sempre più difficili da raggiungere. Non perché manchino necessariamente volontà o capacità, ma perché le opportunità non sempre corrispondono alle aspettative. Le recenti proteste in diverse città europee riportano così al centro una questione che riguarda non soltanto i ragazzi, ma l’intera società.

Una generazione che chiede di essere ascoltata

La protesta è una delle forme attraverso le quali una comunità può esprimere dissenso e chiedere cambiamenti. Quando a manifestare sono soprattutto i giovani, diventa importante comprendere quali difficoltà e aspettative alimentino la loro partecipazione.

Le mobilitazioni che hanno interessato Italia, Francia e Spagna nell’ottobre 2026 presentano motivazioni differenti. Il costo della vita, le prospettive occupazionali e il rapporto con le istituzioni costituiscono alcuni dei temi che attraversano il dibattito pubblico.

In questo contesto, l’ex presidente del Consiglio ed ex presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha individuato nel blocco delle aspettative una possibile chiave di lettura del malessere giovanile. Secondo la sua analisi, molti ragazzi percepiscono una società nella quale diventa difficile trovare lavoro, migliorare la propria condizione e sentirsi preparati ai cambiamenti tecnologici.

Il lavoro non garantisce automaticamente l’indipendenza

Per le generazioni precedenti, l’ingresso nel mondo del lavoro rappresentava spesso l’inizio di un percorso verso l’autonomia. Oggi il rapporto tra occupazione e indipendenza economica è più complesso e dipende da numerosi fattori.

La disponibilità di impieghi stabili, il livello delle retribuzioni, il costo delle abitazioni e le differenze territoriali possono condizionare le possibilità di lasciare la famiglia d’origine o progettare una vita autonoma.

Avere un’occupazione, quindi, non significa necessariamente disporre delle risorse sufficienti per costruire il proprio futuro. È una distinzione importante, perché il problema non riguarda esclusivamente l’accesso al lavoro, ma anche la qualità delle opportunità disponibili.

Quando gli obiettivi personali vengono continuamente rinviati, il rischio è che la fiducia nella possibilità di migliorare la propria condizione si indebolisca.

Le promesse degli adulti e la credibilità delle istituzioni

Ai giovani viene chiesto di studiare, acquisire competenze, impegnarsi e adattarsi a un’economia in trasformazione. Sono richieste comprensibili, ma che dovrebbero essere accompagnate da condizioni capaci di valorizzare concretamente gli sforzi compiuti.

Se la formazione non trova adeguate opportunità professionali, oppure l’impegno non consente di raggiungere una ragionevole autonomia, può emergere una distanza crescente tra ciò che la società richiede e ciò che riesce a offrire.

Questo rapporto coinvolge anche la credibilità delle istituzioni. Le nuove generazioni hanno bisogno di riconoscere un collegamento tra partecipazione democratica, decisioni politiche e miglioramento delle condizioni di vita.

La sfiducia non nasce necessariamente dal rifiuto delle regole. Può derivare anche dalla percezione che le possibilità di incidere sulle scelte collettive siano limitate e che le esigenze dei giovani rimangano ai margini delle priorità pubbliche.

La trasformazione tecnologica tra opportunità e incertezza

L’accelerazione tecnologica rappresenta un altro elemento di cambiamento. Intelligenza artificiale, automazione e nuovi strumenti digitali stanno modificando competenze professionali, organizzazione del lavoro e percorsi di formazione.

Per i giovani si aprono possibilità che le generazioni precedenti non avevano. Allo stesso tempo, diventa più difficile prevedere quali conoscenze saranno richieste negli anni successivi e come evolveranno alcune professioni.

Draghi ha richiamato proprio il senso di impreparazione che può accompagnare questi cambiamenti. Una percezione che invita a riflettere sulla capacità dei sistemi educativi e delle imprese di accompagnare le trasformazioni, anziché limitarsi a richiedere un adattamento continuo.

Il progresso tecnologico non rappresenta di per sé una minaccia per le nuove generazioni. Il problema emerge quando le opportunità di comprenderlo e utilizzarlo non sono distribuite in modo adeguato.

Il diritto di protestare e il limite della violenza

Comprendere le ragioni del disagio non significa giustificare qualsiasi comportamento. Le manifestazioni che nell’ottobre 2026 hanno interessato alcune città europee hanno registrato anche episodi di violenza, danneggiamenti e scontri con le forze dell’ordine.

Sono fatti che richiedono una risposta delle autorità e l’accertamento delle responsabilità individuali. Il diritto di manifestare pacificamente non può essere confuso con la possibilità di aggredire persone o distruggere beni pubblici e privati.

Allo stesso tempo, gli episodi violenti non dovrebbero cancellare le motivazioni di chi partecipa alle proteste nel rispetto delle regole. Ridurre ogni mobilitazione a una questione di ordine pubblico rischia di trascurare le difficoltà sociali che possono aver contribuito alla sua nascita.

La sicurezza e l’ascolto delle richieste dei cittadini non sono obiettivi incompatibili. Le istituzioni devono garantire entrambe, distinguendo il confronto democratico dai comportamenti penalmente rilevanti.

Mattarella e la necessità di ricostruire la fiducia

Il 21 ottobre 2026 anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato l’attenzione sulla condizione delle nuove generazioni, intervenendo alla cerimonia per la consegna delle insegne ai nuovi Cavalieri del Lavoro.

Il capo dello Stato ha sottolineato la necessità di affrontare il senso di insicurezza dei giovani, le difficoltà nel progettare il futuro e il problema di quanti lasciano l’Italia per cercare opportunità professionali e personali all’estero.

Il suo intervento ha posto l’accento sulla responsabilità delle istituzioni e delle diverse componenti della società nel creare condizioni favorevoli alla crescita delle persone.

Si tratta di una prospettiva che supera la gestione immediata delle tensioni sociali. La fiducia tra generazioni richiede infatti opportunità credibili, percorsi formativi adeguati e la possibilità di partecipare alla costruzione delle scelte collettive.

Le differenze tra giovani non possono essere ignorate

Parlare di una generazione senza futuro può aiutare a richiamare l’attenzione su alcune difficoltà, ma non deve trasformarsi in una descrizione indistinta di tutti i ragazzi.

Le condizioni dei giovani cambiano in relazione al territorio, alla formazione, alle risorse familiari e alle opportunità professionali. Esistono percorsi di successo, esperienze imprenditoriali e possibilità di realizzazione personale, accanto a situazioni di precarietà e marginalità.

Anche le proteste riuniscono persone con motivazioni differenti. Non tutti i partecipanti condividono gli stessi obiettivi, né ogni manifestazione può essere interpretata attraverso una sola spiegazione economica o politica.

Riconoscere queste differenze è necessario per evitare che una questione sociale complessa venga ridotta a uno scontro tra giovani e adulti.

La responsabilità delle generazioni che decidono

Ogni generazione eredita opportunità e problemi da quella precedente. Le scelte economiche, ambientali, formative e istituzionali producono conseguenze che spesso si manifestano molti anni dopo essere state adottate.

Per questo il rapporto tra giovani e adulti non può essere limitato alla richiesta di pazienza, impegno o maggiore capacità di adattamento. Chi occupa posizioni decisionali ha anche la responsabilità di valutare gli effetti delle proprie scelte sulle persone che vivranno più a lungo con quelle conseguenze.

La giustizia tra generazioni, richiamata da Draghi, riguarda proprio la possibilità di distribuire opportunità e responsabilità senza compromettere sistematicamente le prospettive di chi viene dopo.

Non significa garantire a tutti gli stessi risultati, ma creare condizioni nelle quali l’impegno personale possa tradursi in possibilità concrete, senza che il punto di partenza determini in modo eccessivo il percorso futuro.

Ascoltare i giovani significa offrire opportunità reali

Le manifestazioni possono rappresentare un segnale di disagio, ma non costituiscono da sole una soluzione ai problemi che le hanno generate. Allo stesso modo, ristabilire l’ordine pubblico non elimina automaticamente le difficoltà economiche e sociali.

Il confronto tra generazioni dovrebbe tradursi in attenzione alla formazione, accesso al lavoro, possibilità di autonomia abitativa e strumenti di partecipazione. Sono ambiti differenti, che richiedono politiche e responsabilità specifiche.

I giovani, da parte loro, mantengono la responsabilità delle proprie scelte e dei propri comportamenti. Le difficoltà non annullano i doveri individuali, così come il rispetto delle regole non dovrebbe essere utilizzato per ignorare le richieste legittime di cambiamento.

La questione che emerge dalle proteste europee riguarda quindi la qualità del rapporto tra società e nuove generazioni. Una società capace di chiedere responsabilità ai giovani deve anche dimostrare di saper costruire le condizioni nelle quali quella responsabilità possa trovare spazio e riconoscimento.


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22 Ottobre 2026
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