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La Terra parla, noi ascoltiamo ancora troppo poco

Da Baku, Guterres chiede una transizione rapida verso le rinnovabili e il rispetto degli impegni climatici verso i paesi poveri. Il tema 2025 punta sulle soluzioni basate sulla natura

La Terra parla, noi ascoltiamo ancora troppo poco

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Il 5 giugno si celebra la Giornata mondiale dell’Ambiente. L’Onu lancia l’allarme: gli undici anni più caldi mai registrati e tre quarti della popolazione a rischio siccità entro il 2050

Ogni anno, il 5 giugno, il mondo si ferma un momento a guardare il pianeta. Lo fa dal 1972, anno in cui le Nazioni Unite istituirono la Giornata mondiale dell’Ambiente. Cinquantaquattro edizioni dopo, il tema è cambiato nei dettagli ma non nella sostanza: la crisi c’è, i segnali sono chiari, e il tempo per agire si accorcia. Quest’anno le celebrazioni ufficiali si tengono a Baku, in Azerbaigian, sotto lo slogan #NowForClimate.

Un pianeta che non negozia

L’Unep - il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente - ha scelto parole dirette per questa edizione: "Il pianeta non discute. Non negozia. Invia segnali: innalzamento del livello del mare, incendi devastanti, ondate di calore, scioglimento dei ghiacciai. Avevamo detto che 1,5 gradi era il limite. Lo stiamo superando." È difficile essere più espliciti di così. La soglia che la comunità internazionale aveva indicato come invalicabile è già oltre. Non è più un’ipotesi futura: è il presente.

Gli undici anni più caldi della storia

I dati che accompagnano questa giornata lasciano poco spazio all’ottimismo di facciata. Secondo l’Onu, gli anni dal 2015 al 2025 sono stati gli undici più caldi mai registrati da quando esistono rilevazioni sistematiche. Le proiezioni al 2050 sono altrettanto inquietanti: la siccità potrebbe colpire oltre tre quarti della popolazione mondiale, e i ghiacciai potrebbero scomparire da un terzo delle aree che oggi ancora occupano. Non sono scenari apocalittici da film di fantascienza - sono stime elaborate dai principali istituti di ricerca climatica mondiali.

Guterres: ridurre le emissioni, abbandonare i fossili

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha usato la giornata per rinnovare un appello che ormai pronuncia con crescente urgenza. "Dobbiamo limitare l’entità, la durata e la pericolosità di questo superamento dei limiti consentiti e invertire rapidamente la tendenza all’aumento delle temperature", ha dichiarato, indicando nella transizione energetica verso le rinnovabili la strada maestra per ridurre i costi e garantire sicurezza energetica. Ha citato anche la riduzione del metano come una delle leve più rapide ed economiche disponibili nel breve termine - un punto spesso trascurato nel dibattito pubblico, che tende a concentrarsi quasi esclusivamente sulla CO2.

La natura come soluzione, non solo come vittima

Il tema scelto per il 2025, "Ispirati dalla Natura. Per il Clima. Per il nostro Futuro", non è solo una formula poetica. Indica una direzione precisa: le soluzioni basate sugli ecosistemi naturali - rimboschimento, protezione delle aree umide, agricoltura rigenerativa, rinaturalizzazione urbana - sono oggi riconosciute come strumenti concreti di mitigazione e adattamento climatico. Lo sottolinea anche l’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che per l’edizione italiana ha posto l’accento proprio sul legame tra protezione degli ecosistemi e resilienza climatica. L’Unep ricorda che qualcosa si muove già: pannelli solari sui tetti, turbine eoliche all’orizzonte, città riprogettate, foreste rimboschite. I segnali positivi esistono, anche se faticano a tenere il passo con quelli negativi.

Il nodo dei finanziamenti ai paesi in via di sviluppo

Uno degli aspetti meno visibili ma più urgenti riguarda i finanziamenti climatici verso i paesi in via di sviluppo. Guterres lo ha ribadito con chiarezza: gli impegni assunti dalla comunità internazionale per sostenere chi è meno responsabile del cambiamento climatico ma ne subisce le conseguenze più gravi devono essere onorati. È una questione di giustizia prima ancora che di strategia. Senza risorse, la transizione ecologica resta un privilegio dei paesi ricchi.

Il cambiamento climatico non è più una minaccia astratta proiettata in un futuro lontano. Sta già rimodellando vite, economie e territori in ogni angolo del pianeta. La Giornata mondiale dell’Ambiente non risolve nulla da sola - lo sa chi la organizza e lo sa chi la celebra. Ma ogni anno ricorda, a chi vuole ascoltare, che i segnali ci sono. La domanda è sempre la stessa: cosa scegliamo di fare con quello che sappiamo.


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05 Giugno 2026
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