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Genitori soli, quando la nascita porta anche fragilità

La solitudine dei genitori colpisce soprattutto le donne e rivela il bisogno di più ascolto, sostegno e cura condivisa

Genitori soli, quando la nascita porta anche fragilità

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Diventare genitori in Italia è spesso più difficile del previsto, tra stanchezza, giudizi esterni e senso di inadeguatezza

La nascita di un figlio, o l’arrivo di un bambino attraverso un percorso di adozione, viene spesso raccontata come uno dei momenti più belli della vita. Ed è vero, può esserlo. Ma accanto alla gioia, alla tenerezza e alla scoperta quotidiana, esiste anche una parte meno visibile, fatta di stanchezza, paura, senso di inadeguatezza e solitudine.

I dati diffusi da Unicef Italia, al termine della Settimana Europea della Salute Mentale, raccontano una realtà che riguarda molte famiglie italiane. Il sondaggio, realizzato da Youtrend su oltre 8.900 persone, mette al centro la salute mentale dei genitori nella prima infanzia, definendola non solo una questione privata, ma anche un tema di salute pubblica e di diritti dei bambini.

La solitudine dei neogenitori pesa soprattutto sulle donne

Uno degli aspetti più evidenti emersi dall’indagine riguarda la solitudine genitoriale. Il 65% delle donne ha dichiarato di aver provato isolamento o senso di solitudine, contro il 40% degli uomini. Una differenza significativa, che mostra quanto il carico emotivo della genitorialità ricada ancora in modo più forte sulle madri.

Diventare genitori, in Italia, viene percepito come un percorso complesso. Per il 79% delle donne e per il 63% degli uomini, infatti, la vita di un neogenitore non è facile. Più della metà degli intervistati ha ammesso che essere genitore è stato più difficile del previsto, con una percentuale che sale al 72% tra le donne e si ferma al 56% tra gli uomini.

Tristezza, ansia e senso di non farcela

Il racconto della genitorialità non può limitarsi alle immagini perfette che spesso circolano nella comunicazione pubblica o sui social. Dietro molti sorrisi ci sono notti interrotte, giornate confuse, responsabilità improvvise e la sensazione di non essere mai abbastanza.

Secondo il sondaggio, il 57% delle donne ha provato tristezza senza un motivo apparente, mentre tra gli uomini la percentuale è del 20%. Lo stesso 57% delle donne ha dichiarato di aver vissuto la sensazione di non farcela, rispetto al 40% degli uomini. Anche il senso di colpa pesa molto: il 39% delle donne afferma di sentirsi spesso o quasi sempre in colpa, contro il 19% degli uomini.

La cura condivisa resta ancora un nodo aperto

La genitorialità dovrebbe essere un’esperienza condivisa, ma la percezione di molte madri sembra andare in un’altra direzione. Il 44% delle donne ritiene che la cura condivisa con il partner sia poca o nulla, mentre tra gli uomini questa percezione riguarda il 17% degli intervistati.

Questo dato non parla solo della distribuzione pratica dei compiti, come cambiare un pannolino, preparare un biberon o accompagnare il bambino alle visite. Parla anche del peso mentale dell’organizzazione familiare, spesso invisibile: ricordare appuntamenti, prevedere necessità, gestire imprevisti, controllare che tutto funzioni. Un lavoro silenzioso che, quando non viene riconosciuto, può aumentare frustrazione e isolamento.

Prima della nascita arrivano paure molto concrete

Le preoccupazioni iniziano spesso già durante la gravidanza o nel percorso di adozione. La salute del bambino è il pensiero più forte per molti futuri genitori, indicata dal 56% delle donne e dal 60% degli uomini. Subito dopo emerge il timore di non essere all’altezza, segnalato dal 55% delle donne e dal 52% degli uomini.

Ci sono poi paure legate alla vita di coppia, alla carriera, all’economia familiare e alla rete di aiuto disponibile. L’impatto sulla vita professionale preoccupa il 33% delle donne e il 16% degli uomini, confermando che la maternità continua a essere percepita come un possibile ostacolo nel lavoro più di quanto accada per la paternità. Anche la mancanza di supporto da familiari o amici è un elemento rilevante, indicato dal 31% delle donne e dal 21% degli uomini.

Dopo il parto la stanchezza diventa continua

Dopo la nascita o l’adozione, la fatica non resta una possibilità astratta, ma diventa spesso esperienza quotidiana. Circa il 75% dei neogenitori dichiara di vivere una condizione di stanchezza continua. È un dato che dovrebbe far riflettere, perché la stanchezza prolungata non incide solo sull’umore, ma anche sulla qualità delle relazioni, sulla capacità di chiedere aiuto e sul benessere complessivo della famiglia.

Il 60% delle donne e il 58% degli uomini afferma di aver provato irritabilità o rabbia. L’ansia e la preoccupazione riguardano il 51% delle donne e il 34% degli uomini. Più delicato ancora è il dato sul distacco emotivo dal bambino, indicato dal 18% delle donne e dal 13% degli uomini. Numeri che non devono essere usati per giudicare i genitori, ma per comprendere quanto sia necessario creare spazi di ascolto e sostegno.

Il senso di colpa cresce in una società che giudica

Alla domanda sul sentirsi in colpa perché non abbastanza bravi come genitori, il 47% sia degli uomini sia delle donne risponde “qualche volta”. Ma la frequenza aumenta soprattutto tra le madri: il 32% delle donne dice di sentirsi spesso in colpa, contro il 17% degli uomini; il 7% delle donne quasi sempre, rispetto al 2% degli uomini.

Il giudizio esterno aggrava il quadro. Oltre l’85% delle neomamme e più del 60% dei neopapà si sono sentiti giudicati nel proprio ruolo. Le fonti di questo giudizio sono molte: suoceri, società, genitori, altri genitori, amici e persino operatori sanitari. In teoria, intorno a una nuova famiglia dovrebbe costruirsi una rete di supporto; nella pratica, troppo spesso arrivano consigli non richiesti, confronti e aspettative irrealistiche.

Lavoro e figli, la conciliazione resta più difficile per le madri

Un altro elemento centrale riguarda il rapporto tra lavoro e cura dei figli. Oltre il 74% delle donne afferma che conciliare attività professionale e responsabilità familiari è abbastanza o molto difficile. Tra gli uomini la percentuale è comunque alta, il 64%, ma resta più bassa.

Questo divario conferma una questione culturale e organizzativa ancora aperta. La genitorialità non può essere affrontata solo come una sfida individuale. Servono politiche familiari più solide, servizi accessibili, congedi realmente condivisi, ambienti di lavoro più flessibili e una cultura meno incline a considerare la cura come un compito quasi esclusivamente femminile.

La salute mentale dei genitori riguarda anche i bambini

Parlare di salute mentale dei genitori non significa spostare l’attenzione dai bambini, ma proteggerli meglio. Un genitore sostenuto, ascoltato e non lasciato solo ha più strumenti per affrontare le difficoltà quotidiane e per costruire una relazione più serena con il proprio figlio.

Il messaggio che arriva dai dati di Unicef Italia è chiaro: la solitudine genitoriale non può essere liquidata come una normale fatica privata. È un fenomeno sociale, che riguarda famiglie, servizi sanitari, lavoro, comunità e istituzioni. Riconoscerlo è il primo passo per smettere di chiedere ai genitori di essere perfetti e iniziare, finalmente, ad aiutarli a non sentirsi soli.

Fonte
Unicef Italia, sondaggio realizzato da Youtrend nell’ambito della pubblicazione “Eppur siam soli - La salute mentale dei genitori nella prima infanzia: una questione di salute pubblica e di diritti di bambine e bambini”


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11 Maggio 2026
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