C’è un ritaglio di giornale del 1965 che lo descrive con ironia e ambizione: nato a Ionia, anzi a Riposto, occhi nocciola, capelli neri, 1 metro e 84 di altezza, professione cantautore e una gran voglia di successo. È da quella immagine quasi giocosa che prende avvio la mostra “Franco Battiato, Un’altra vita”, dedicata a uno dei protagonisti più originali della cultura italiana del Novecento.
Un omaggio a cinque anni dalla scomparsa
A cinque anni dalla morte di Franco Battiato, il Ministero della Cultura e il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo hanno promosso un’esposizione che ripercorre l’intera parabola artistica del cantautore siciliano. La mostra, curata da Giorgio Calcara con Grazia Cristina Battiato, è organizzata da C.O.R di Alessandro Nicosia in collaborazione con la Fondazione Franco Battiato ETS. Un progetto che intende restituire la complessità di un artista che ha attraversato oltre mezzo secolo di ricerca musicale e culturale.
Dalla Sicilia a Milano, la ricerca di una voce
Il percorso espositivo parte dagli anni Sessanta, quando il giovane artista lascia la Sicilia per trasferirsi a Milano. Nella città lombarda incontra figure decisive come Giorgio Gaber, che lo invita nella trasmissione “Diamoci del Tu” condotta con Caterina Caselli. Qui presenta il suo primo singolo, “La Torre”, abbandonando il nome Francesco per adottare definitivamente quello di Franco. È l’inizio di una trasformazione che lo porterà lontano dalla semplice canzone leggera verso territori di sperimentazione elettronica e avanguardia.
Il pioniere della sperimentazione musicale
Album come “Fetus”, “Pollution” e “Sulle corde di Aries” segnano una fase di radicale innovazione. In quegli anni Battiato diventa un riferimento per chi guarda oltre i confini tradizionali della musica italiana. L’esposizione racconta questo periodo attraverso copertine originali, fotografie, materiali rari e documenti che testimoniano la nascita di un linguaggio nuovo, sospeso tra elettronica, filosofia e spiritualità.
Gli anni Ottanta e il dialogo con il grande pubblico
La svolta popolare arriva negli anni Ottanta. Con “L’era del cinghiale bianco”, “Patriot” e soprattutto “La voce del padrone”, che supera il milione di copie vendute, Franco Battiato entra stabilmente nell’immaginario collettivo. Le sue canzoni intrecciano riferimenti esotici, richiami al Mediterraneo e suggestioni orientali, costruendo un ponte culturale tra Occidente e Medio Oriente. Un linguaggio colto ma accessibile, capace di parlare a pubblici diversi.
Il concerto di Baghdad e il dialogo tra culture
Tra i momenti più significativi ricordati nella mostra c’è il concerto del 4 dicembre 1992 al Teatro Nazionale Iracheno di Baghdad. In quell’occasione l’artista si esibì in italiano e in arabo, ricevendo una pergamena di riconoscimento da Yousef Hammadi, ministro iracheno della Cultura e dell’Informazione. Un episodio che sintetizza la sua vocazione al dialogo interculturale e alla ricerca spirituale.
Dalla musica al cinema, un percorso in continua evoluzione
Con il nuovo millennio si apre un’altra stagione: quella del regista. Battiato realizza lungometraggi, documentari e programmi televisivi, confermando una tensione costante verso nuove forme espressive. La mostra al MAXXI non si limita a raccontare il cantautore, ma esplora il filosofo, il poeta, l’intellettuale. È un viaggio immersivo che attraversa musica, immagini e pensiero, invitando il visitatore a riflettere su un’idea centrale della sua opera: l’essere umano ha bisogno di evolvere continuamente e nutrirsi di bellezza.
“Franco Battiato, Un’altra vita” diventa così non solo un tributo, ma un’occasione per interrogarsi sul significato dell’arte come ricerca interiore e ponte tra culture.
09 Marzo 2026
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