La Fondazione D’ARC, acronimo di Rifugio d’Arte Contemporanea, nasce a Roma nel 2024 come spazio permanente dedicato all’arte contemporanea, ma anche come luogo di ricerca, incontro e produzione culturale. Non si tratta soltanto di un museo o di una sede espositiva, ma di un progetto più ampio, costruito intorno all’idea che l’arte possa diventare un valore pubblico, accessibile e condiviso.
La fondazione ha sede in via dei Cluniacensi 128-130, nel quartiere Tiburtino, all’interno di una ex fabbrica di manufatti in cemento recuperata e trasformata in un centro culturale contemporaneo. La sua identità nasce dall’incontro tra memoria industriale, collezionismo privato, archeologia romana e linguaggi artistici del presente.
Una fondazione nata da una collezione privata
Le radici della Fondazione D’ARC risalgono alla fine degli anni Novanta, quando Giovanni e Clara Floridi iniziano a costruire una collezione privata dedicata all’arte italiana e internazionale. Da quel primo nucleo nasce il cuore della fondazione, una raccolta che attraversa il XX e il XXI secolo e racconta l’evoluzione dei linguaggi artistici, dalle avanguardie storiche fino alle ricerche più recenti.
La collezione comprende riferimenti al Futurismo, all’astrattismo del secondo dopoguerra, all’arte cinetica e programmata, all’arte povera, al postmoderno e alle sperimentazioni del nuovo millennio. In questo percorso, l’opera d’arte non viene presentata come oggetto isolato, ma come testimonianza di un cambiamento culturale, sociale e visivo che continua a interrogare il presente.
Un centro per mostre, residenze ed educazione
Il progetto della fondazione nasce con una vocazione multidisciplinare. La sede non è pensata solo per ospitare una collezione permanente, ma anche mostre temporanee, eventi, residenze artistiche, attività educative e iniziative culturali. Questa impostazione rende D’ARC uno spazio vivo, capace di dialogare con artisti, pubblico, istituzioni e realtà imprenditoriali.
L’obiettivo dichiarato è promuovere e sostenere l’arte contemporanea come occasione di conoscenza e partecipazione. La fondazione lavora quindi come un luogo di relazione, dove l’esperienza artistica diventa anche uno strumento per creare connessioni con il territorio e con reti culturali nazionali e internazionali.
L’ex fabbrica trasformata in spazio culturale
Uno degli elementi più interessanti della Fondazione D’ARC è la sua sede. L’edificio si trova nell’area di una ex fabbrica di manufatti in cemento, recuperata attraverso un intervento che ha conservato parte dell’identità architettonica originaria. La struttura industriale non è stata cancellata, ma reinterpretata, diventando parte integrante dell’esperienza espositiva.
La fondazione si sviluppa su un’area di circa 6.000 metri quadrati. Al suo interno trovano spazio oltre 1.500 metri quadrati dedicati alla collezione permanente e alle mostre temporanee, un piazzale per parcheggio e manifestazioni all’aperto, una casa-studio per residenze di artisti internazionali, un capannone destinato alla produzione artigianale di cornici, telai e arredi di design, oltre a un bistrot per eventi privati.
Archeologia industriale e sostenibilità ambientale
Il recupero dell’ex fabbrica rappresenta anche un intervento di valorizzazione dell’archeologia industriale. L’edificio, prima in stato di abbandono, conserva una struttura a navate, con volumi importanti e un impianto spaziale che richiama quasi l’immagine di una cattedrale laica dedicata all’arte. Sono stati mantenuti elementi originari come la struttura portante in ferro giallo, le capriate e i carroponte utilizzati un tempo per movimentare i manufatti in cemento.
Il progetto architettonico, curato dallo studio 3C+t Capolei Cavalli architetti associati, ha scelto di rispettare il disegno originario, integrandolo con soluzioni contemporanee. Anche la sostenibilità ha un ruolo rilevante, perché la struttura è alimentata da un impianto fotovoltaico che consente l’autoproduzione del fabbisogno energetico.
Il dialogo con la Roma antica
La posizione della fondazione aggiunge un ulteriore livello di lettura. D’ARC si trova nel quartiere Tiburtino, vicino alla stazione omonima e ai piedi di un’area archeologica dove sono stati rinvenuti resti databili al II secolo d.C. Secondo quanto riportato dalla fondazione, questi resti potrebbero essere identificati con la villa citata da Marziale come appartenuta all’amico Aquilio Regolo.
Questo contesto rende lo spazio particolarmente suggestivo. Una grande vetrata incornicia una parete di tufo di epoca romana, creando un rapporto visivo diretto tra arte contemporanea, memoria industriale e stratificazione storica della città. È una relazione non banale, perché Roma viene spesso raccontata solo attraverso il suo passato monumentale, mentre in questo caso il passato diventa cornice attiva per nuovi linguaggi culturali.
Un nuovo polo culturale per Roma
La Fondazione D’ARC si inserisce nel panorama culturale romano come un progetto che prova a unire collezione, produzione, formazione e rigenerazione urbana. La scelta del quartiere Tiburtino, lontana dai circuiti museali più prevedibili della città, può diventare un elemento di forza, perché contribuisce a distribuire la presenza culturale anche in aree diverse dal centro storico.
In questa prospettiva, D’ARC non è soltanto uno spazio da visitare, ma un laboratorio culturale che può generare nuove relazioni tra artisti, cittadini, scuole, istituzioni e imprese. La fondazione si presenta come un luogo in cui l’arte contemporanea non resta chiusa in una dimensione specialistica, ma prova a diventare esperienza condivisa, occasione educativa e strumento di attenzione verso il presente.
Perché visitare la Fondazione D’ARC
Visitare la Fondazione D’ARC significa entrare in uno spazio dove più storie convivono nello stesso luogo. C’è la storia di una collezione privata diventata progetto pubblico, quella di una fabbrica abbandonata trasformata in centro culturale, quella della Roma antica che riaffiora accanto all’architettura industriale, e quella dell’arte contemporanea che continua a cercare nuove forme di racconto.
È proprio questa sovrapposizione a rendere la fondazione interessante. Non solo opere, non solo architettura, non solo memoria urbana, ma un insieme di elementi che costruiscono un’esperienza culturale più ampia. Per Roma, e in particolare per il quadrante Tiburtino, D’ARC rappresenta un nuovo presidio dedicato alla creatività, alla ricerca e alla condivisione dell’arte.
19 Maggio 2026
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