L’economia globale rallenta e torna a muoversi dentro uno scenario segnato da forti tensioni internazionali. Secondo il nuovo quadro delineato dal Fondo monetario internazionale, la crescita mondiale prevista per il 2026 scende al 3,1 per cento, con una revisione al ribasso di 0,2 punti rispetto alle stime diffuse a gennaio. Per il 2027, invece, la previsione resta fissata al 3,2 per cento.
La guerra pesa sulle prospettive economiche
A incidere sul peggioramento delle attese è soprattutto il conflitto in Medio Oriente, che continua a generare instabilità sui mercati e a mettere sotto pressione l’intero sistema economico internazionale. Il quadro delineato nel World economic outlook mostra infatti un contesto fragile, in cui la tenuta della crescita dipende anche dall’evoluzione di una crisi geopolitica capace di riflettersi ben oltre l’area coinvolta direttamente.
Inflazione più alta nel 2026
Accanto al rallentamento della crescita, il Fmi segnala anche una dinamica dei prezzi più problematica del previsto. L’inflazione globale viene stimata al 4,4 per cento nel 2026, con un aumento di 0,7 punti rispetto alle indicazioni contenute nel rapporto di ottobre. Solo nel 2027 è previsto un rientro più marcato, con una discesa al 3,7 per cento.
Lo scenario base resta prudente
Le stime del Fondo si fondano su una previsione considerata di riferimento, che ipotizza un conflitto di durata e intensità contenute. In questa lettura, la guerra dovrebbe produrre effetti limitati nel tempo, con perturbazioni destinate ad attenuarsi entro la metà del 2026. Anche in questo scenario, però, il peso economico resta rilevante, soprattutto per l’impatto sulle materie prime.
Materie prime sotto pressione per tutto l’anno
Uno degli elementi più delicati riguarda infatti il costo delle risorse energetiche e delle commodities. Il quadro elaborato dal Fondo considera per il 2026 un aumento medio del 19 per cento delle materie prime, un dato che contribuisce a mantenere alta la pressione inflazionistica e a rendere più complesso il percorso di stabilizzazione per molte economie.
Il rischio di una crisi energetica più ampia
Il vero timore, tuttavia, riguarda uno scenario peggiore. Se il conflitto dovesse allargarsi o prolungarsi oltre le ipotesi considerate, il mondo potrebbe entrare in una fase molto più critica. Il Fondo avverte che si potrebbe arrivare a quella che viene descritta come la più grave crisi energetica dei tempi moderni, con effetti pesanti sulla produzione, sui consumi e sulla stabilità dei prezzi.
Lo scenario peggiore avvicina la recessione
Nell’ipotesi più negativa, il prodotto interno lordo globale scenderebbe al 2 per cento, mentre l’inflazione salirebbe fino al 6 per cento. Una combinazione di crescita debole e prezzi elevati che riporterebbe l’economia mondiale in una condizione vicina alla recessione, rendendo ancora più difficile l’azione di governi e banche centrali.
Un equilibrio sempre più fragile
Il messaggio che emerge dal rapporto è chiaro. L’economia mondiale continua a crescere, ma con un passo più incerto e vulnerabile agli shock esterni. In un contesto già segnato da instabilità e rincari, la tenuta del sistema dipenderà dalla capacità di contenere le crisi geopolitiche e di evitare che l’energia diventi il detonatore di una nuova fase recessiva globale.
15 Aprile 2026
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