La pubblicazione di nuovi documenti da parte del Dipartimento di Giustizia riporta al centro dell’attenzione uno dei casi giudiziari più controversi degli ultimi decenni, quello legato a Jeffrey Epstein. Tra i file diffusi emergono verbali di colloqui dell’FBI con una donna della South Carolina che ha denunciato abusi sessuali attribuiti al finanziere e ha rivolto accuse anche contro Donald Trump.
Le dichiarazioni rese ai federali
Secondo quanto contenuto nei documenti, nel 2019 la donna avrebbe riferito agli investigatori di essere stata vittima di violenza sessuale da parte di Jeffrey Epstein quando era adolescente. Nei colloqui avrebbe inoltre sostenuto di essere stata aggredita da Donald Trump negli anni Ottanta, quando aveva tra i 13 e i 15 anni. Si tratta di accuse che, allo stato attuale, non risultano supportate da prove giudiziarie definitive.
Documenti rimasti finora non pubblici
I file erano rimasti finora esclusi dalla pubblicazione ufficiale. La mancata diffusione aveva alimentato critiche da parte di alcune vittime e di esponenti politici di entrambi gli schieramenti. In un post pubblicato su X, il Dipartimento di Giustizia ha spiegato che quindici documenti erano stati “erroneamente codificati come duplicati”, circostanza che ne avrebbe ritardato la diffusione.
Le accuse di ricatti e minacce
Nei verbali emergono dettagli sulle presunte pressioni esercitate da Epstein. La donna avrebbe dichiarato che la madre sarebbe stata oggetto di ricatti e che, per anni, dopo gli abusi denunciati, avrebbe ricevuto minacce fisiche e verbali. Nei racconti compaiono viaggi a New York e nel New Jersey, in un edificio descritto come molto alto e con stanze di grandi dimensioni, dove sarebbero avvenute le presunte aggressioni.
La posizione della Casa Bianca
La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha respinto le accuse definendole “completamente infondate” e prive di prove credibili. Nella nota ufficiale si sostiene che il Dipartimento di Giustizia, già sotto l’amministrazione di Joe Biden, fosse a conoscenza delle dichiarazioni da anni senza ritenere di dover procedere. La stessa Casa Bianca ha ribadito che il presidente è stato “completamente scagionato” dalla documentazione finora resa pubblica.
Il peso politico del caso Epstein
Il nome di Jeffrey Epstein, morto nel 2019 in carcere in circostanze ufficialmente classificate come suicidio, continua a riemergere nel dibattito pubblico statunitense. Il caso intreccia giustizia, potere e politica, coinvolgendo figure di primo piano e alimentando divisioni tra democratici e repubblicani. Ogni nuova pubblicazione documentale riaccende polemiche e sospetti.
Giustizia, trasparenza e opinione pubblica
La diffusione dei nuovi file riporta al centro un tema più ampio: la necessità di trasparenza nei procedimenti giudiziari e di equilibrio tra diritto alla difesa e diritto all’informazione. In assenza di sentenze definitive, le accuse restano tali, ma il loro impatto sull’opinione pubblica e sul confronto politico è evidente. Il caso Epstein continua così a rappresentare un banco di prova per la credibilità istituzionale e la fiducia nei meccanismi della giustizia federale.
08 Marzo 2026
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