Sapere davvero o avere l’impressione di sapere? È qui che nasce il concetto di epistemia, un termine che descrive l’illusione di conoscenza generata dall’intelligenza artificiale. Se una risposta è scritta bene, articolata e immediata, siamo portati a considerarla vera. Ma questa scorciatoia cognitiva può avere conseguenze profonde sulla libertà di informazione e sul funzionamento della democrazia.
Il confronto alla Sapienza tra ricerca e istituzioni
Il tema è stato al centro del convegno “Epistemia, conoscenza, AI e società” organizzato dall’Università La Sapienza di Roma. Un incontro che ha messo allo stesso tavolo mondo accademico, politica, autorità indipendenti e piattaforme digitali. Non un semplice dibattito tecnico, ma un confronto su come l’IA stia ridefinendo il modo in cui si forma l’opinione pubblica.
Agcom e Google, il nodo del traffico informativo
Il punto più acceso del confronto ha riguardato l’integrazione dell’IA nel motore di ricerca. Il presidente dell’Agcom, Giacomo Lasorella, ha annunciato una possibile segnalazione alla Commissione europea sull’AI Mode di Google, ritenuto potenzialmente impattante sul pluralismo informativo. Secondo Lasorella, esiste il rischio di comprimere la libertà informativa e il diritto dei cittadini ad accedere a più fonti, principio tutelato dall’European Freedom Act.
Di segno opposto la posizione di Diego Ciulli, responsabile delle relazioni istituzionali di Google Italia, che ha definito AI Overview e AI Mode una naturale evoluzione del motore di ricerca. Non una chiusura delle fonti, ma un miglioramento delle modalità di consultazione.
Consenso, opinione pubblica e responsabilità politica
La questione non riguarda solo il traffico verso i siti d’informazione. Secondo Anna Ascani, vicepresidente della Camera dei Deputati, l’epistemia incide anche sulla formazione del consenso. Se l’IA sintetizza, interpreta e restituisce contenuti già filtrati, il rischio è che il cittadino non percepisca più la pluralità delle voci. Da qui la richiesta di strumenti di salvaguardia e di una regolamentazione capace di proteggere il processo democratico.
Regole europee tra tutela e innovazione
Nel dibattito è intervenuto anche Flavio Arzarello, Public Policy Manager di Meta, che ha evidenziato come in Europa prevalgano spesso diffidenza e approcci eccessivamente prudenziali verso l’IA. L’obiettivo, secondo Arzarello, non dovrebbe essere smantellare la regolamentazione ma renderla più compatibile con l’innovazione. In questa direzione si inserisce il Digital Omnibus, proposta di Bruxelles che mira a semplificare il quadro normativo e a ripensare anche l’AI Act, regolando i casi d’uso piuttosto che la tecnologia in sé.
Oltre le fake news, un problema più profondo
Per Walter Quattrociocchi, direttore del Centro di Data Science and Complexity for The Society della Sapienza, l’epistemia è un fenomeno più articolato della semplice circolazione di fake news. Non si tratta solo di notizie false, ma della percezione di competenza che l’IA può generare. Durante il convegno sono state presentate ricerche su polarizzazione ideologica, salute mentale legata ai social e pubblicità politica online, temi che mostrano quanto il rapporto tra piattaforme digitali e società sia ormai strutturale.
L’epistemia pone quindi una domanda centrale: come garantire che l’intelligenza artificiale resti uno strumento di supporto alla conoscenza e non diventi un filtro invisibile che orienta il pensiero collettivo? La risposta non può essere solo tecnica. Richiede consapevolezza critica, alfabetizzazione digitale e un equilibrio normativo che protegga il pluralismo senza bloccare l’innovazione.
19 Febbraio 2026
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