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Educare i figli, quando gli adulti rinunciano alle proprie responsabilità

Dalle difficoltà dei giovani al ruolo degli adulti, una riflessione sull’educazione familiare e sul valore delle responsabilità

Educare i figli, quando gli adulti rinunciano alle proprie responsabilità

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Educare i figli richiede responsabilità, coerenza e autorevolezza, ma molti genitori faticano a stabilire regole e favorire l’autonomia

Si parla spesso di giovani che non rispettano le regole, che faticano ad accettare un rifiuto o che sembrano incapaci di comprendere le conseguenze delle proprie azioni. Più raramente ci si domanda quale esempio ricevano dagli adulti. La famiglia dovrebbe essere il primo luogo in cui si impara il significato della responsabilità, eppure proprio l’educazione sembra essere diventata una delle sfide più difficili per molti genitori. Forse, prima di interrogarci sui comportamenti dei figli, dovremmo chiederci quanto siamo ancora disposti ad assumerci la fatica di educarli.

La responsabilità educativa comincia dagli adulti

Chiediamo ai ragazzi di rispettare gli altri, mantenere gli impegni e riconoscere i propri errori. Ma quanto siamo coerenti quando gli stessi principi riguardano noi? Un genitore che pretende rispetto senza offrirlo, che cerca scorciatoie davanti alle difficoltà o che giustifica sistematicamente i propri comportamenti rischia di trasmettere messaggi contraddittori.

L’educazione non si esaurisce nelle raccomandazioni. Si costruisce attraverso piccoli gesti quotidiani, decisioni mantenute, promesse rispettate e disponibilità a riconoscere di aver sbagliato. I figli osservano il comportamento degli adulti anche quando sembrano non ascoltarne le parole.

L’autorevolezza non deriva semplicemente dall’essere genitori. Richiede credibilità, coerenza e capacità di assumersi responsabilità, anche quando questo comporta scelte difficili o impopolari.

La paura di contrariare i figli

Il desiderio di mantenere un rapporto sereno con i figli può spingere alcuni genitori a evitare discussioni, rimandare decisioni o trasformare ogni regola in una trattativa. Il conflitto viene percepito come qualcosa da scongiurare, anziché come una possibile occasione di confronto.

Eppure, crescere significa anche scoprire che non tutti i desideri possono essere soddisfatti e che la libertà personale incontra dei limiti. Un rifiuto motivato non rappresenta necessariamente una mancanza di comprensione, così come una protesta non dimostra che la decisione educativa sia sbagliata.

Essere genitori non significa cercare continuamente l’approvazione dei figli. Significa mantenere una relazione affettuosa e rispettosa, conservando la capacità di orientare, correggere e intervenire quando necessario.

Quando si confonde la felicità con l’assenza di difficoltà

Garantire ai figli opportunità migliori è un’aspirazione comprensibile. Il problema nasce quando questo desiderio si trasforma nel tentativo di eliminare ogni ostacolo, delusione o conseguenza spiacevole.

Risolvere una controversia al posto di un adolescente, intervenire immediatamente dopo un insuccesso scolastico o cercare sempre una giustificazione per un comportamento scorretto può offrire una soluzione immediata, ma non necessariamente favorire la maturazione personale.

Il medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva Alberto Pellai, intervistato dal Corriere della Sera nell’ottobre 2026, richiama l’attenzione proprio sul rischio che un eccesso di protezione riduca le occasioni di sviluppare autonomia e capacità di affrontare le difficoltà.

È una riflessione che merita attenzione, senza trasformarla in una spiegazione universale. Non tutti i giovani incontrano gli stessi ostacoli e non ogni fragilità nasce dall’atteggiamento dei genitori. Resta però essenziale distinguere tra offrire sostegno e sostituirsi continuamente ai figli.

Il rispetto degli altri non dovrebbe essere una scoperta tardiva

Alcuni comportamenti adolescenziali sollevano interrogativi che vanno oltre la semplice trasgressione. Quando il divertimento si traduce in umiliazione, prevaricazione o pericolo per altre persone, diventa necessario riflettere sulla capacità di riconoscere il danno provocato.

La noia, il desiderio di attirare l’attenzione e la ricerca di approvazione nel gruppo possono aiutare a comprendere determinate scelte, ma non le rendono accettabili. La responsabilità individuale non scompare perché un gesto è stato compiuto per gioco.

Il rispetto dovrebbe essere appreso molto prima dell’adolescenza, attraverso il confronto con le esigenze degli altri e la consapevolezza che ogni comportamento produce conseguenze. Non basta conoscere una regola: occorre comprenderne il significato.

Questo non autorizza ad attribuire automaticamente le responsabilità dei singoli episodi alle famiglie. Anche genitori attenti possono trovarsi davanti a comportamenti inattesi. La questione educativa resta comunque centrale, perché riguarda gli strumenti che gli adulti contribuiscono a trasmettere.

Genitori informati, ma non sempre consapevoli

La possibilità di comunicare continuamente con i figli e conoscerne gli spostamenti ha modificato profondamente la vita familiare. Smartphone, messaggi e sistemi di localizzazione offrono strumenti utili per la sicurezza, soprattutto durante l’adolescenza.

Ma il controllo degli spostamenti non coincide con la conoscenza della persona. Un genitore può sapere dove si trova un figlio senza comprenderne le preoccupazioni, le relazioni o il modo in cui affronta le responsabilità.

La presenza educativa richiede tempo e attenzione, ma soprattutto disponibilità al confronto. Significa saper ascoltare anche ciò che non piace, riconoscere i cambiamenti e costruire progressivamente un rapporto nel quale la fiducia non sia soltanto dichiarata.

La tecnologia può sostenere questa relazione, ma difficilmente può sostituire la conoscenza reciproca.

Le nuove generazioni non sono tutte uguali

Descrivere i giovani come una generazione priva di valori o incapace di affrontare la vita sarebbe una generalizzazione ingiustificata. Le esperienze adolescenziali sono diverse e risentono delle condizioni familiari, sociali, economiche e culturali.

L’indagine Istat sui comportamenti degli 11-19enni, condotta nel 2023 e pubblicata nel 2026, offre un quadro articolato. Il 41,3% guarda al futuro con curiosità e fiducia, mentre quasi un terzo manifesta timore e il 17% preferisce non pensarci.

Anche le relazioni personali conservano un ruolo importante. Secondo la stessa ricerca, il 72,6% dei giovani incontra gli amici almeno una volta alla settimana, pur mantenendo frequenti contatti attraverso gli strumenti digitali.

Questi dati invitano a evitare giudizi collettivi. Esistono ragazzi responsabili e intraprendenti, adolescenti che attraversano difficoltà e situazioni nelle quali il sostegno educativo deve essere particolarmente attento. Non esiste un’unica adolescenza, così come non esiste un unico modello familiare.

Quando la famiglia pretende che siano gli altri a educare

La scuola rappresenta un riferimento fondamentale nella formazione dei giovani, ma non può diventare il luogo al quale delegare ogni responsabilità educativa. Agli insegnanti viene chiesto di trasmettere conoscenze, gestire conflitti, favorire l’inclusione e contribuire alla crescita personale degli studenti.

Il rapporto con le famiglie diventa difficile quando ogni richiamo viene interpretato come un attacco al proprio figlio. Difenderlo senza ascoltare le ragioni degli altri rischia di indebolire il significato stesso delle regole.

Naturalmente, anche la scuola deve saper riconoscere i propri errori e garantire un ambiente rispettoso. La collaborazione educativa richiede fiducia reciproca, non obbedienza incondizionata a una delle parti.

Famiglia, insegnanti e altri adulti di riferimento dovrebbero condividere almeno un principio: aiutare i ragazzi a diventare persone autonome, capaci di convivere con gli altri e di assumersi le proprie responsabilità.

Anche i genitori possono aver bisogno di essere educati

Essere adulti non significa possedere automaticamente tutte le competenze necessarie per accompagnare la crescita di un figlio. Le trasformazioni sociali, le pressioni lavorative, le difficoltà economiche e i cambiamenti nelle relazioni familiari rendono il compito educativo complesso.

Riconoscere questa difficoltà non significa giustificare ogni comportamento. Significa comprendere che anche i genitori possono avere bisogno di confronto, strumenti e sostegno, senza vivere ogni richiesta di aiuto come una dichiarazione di incapacità.

Forse dovremmo dedicare maggiore attenzione alla formazione degli adulti, alla collaborazione tra famiglie e alla possibilità di condividere dubbi ed esperienze educative. Nessuno nasce genitore competente e nessuna famiglia è immune dagli errori.

Ciò che conta è la disponibilità a riconoscerli, correggerli e non trasformare l’amore per i figli in una giustificazione permanente delle loro azioni.

Il compito degli adulti è preparare i figli a vivere senza di loro

L’obiettivo dell’educazione non dovrebbe essere quello di crescere figli sempre soddisfatti, né di ottenere adolescenti semplicemente obbedienti. Dovrebbe essere aiutarli a sviluppare una coscienza personale, rispettare gli altri e prendere decisioni autonome.

Questo percorso richiede affetto, ascolto e protezione, ma anche limiti comprensibili, esperienze concrete e responsabilità proporzionate all’età. Richiede soprattutto adulti disposti a distinguere ciò che rende felice un figlio nell’immediato da ciò che può aiutarlo a crescere nel tempo.

Non possiamo pretendere che i giovani diventino responsabili se gli adulti rinunciano a esercitare la propria responsabilità educativa. E non possiamo chiedere loro di affrontare le difficoltà quando siamo noi per primi a cercare di evitarle a ogni costo.

Educare significa accompagnare una persona verso l’indipendenza, accettando progressivamente di non poter decidere tutto al suo posto. È probabilmente una delle responsabilità più impegnative per un genitore, perché richiede di preparare i figli a fare scelte anche quando non sarà più presente per guidarli.

Luigi Canali


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15 Ottobre 2026 © Luigi Canali
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