Il diritto internazionale nasce per limitare l’uso della forza e garantire un equilibrio minimo tra Stati, soprattutto nei momenti di crisi. Eppure, negli ultimi anni, questo impianto giuridico sembra sempre più fragile. L’analisi pubblicata dal The Guardian sull’intervento statunitense in Venezuela riporta il tema al centro del dibattito globale: cosa accade quando una grande potenza decide di agire fuori dai confini delle regole condivise?
Il diritto internazionale come argine all’uso della forza
Dopo la Seconda guerra mondiale, il diritto internazionale si è strutturato attorno a un principio cardine: l’uso della forza è ammesso solo in casi eccezionali, come la legittima difesa o su mandato delle Nazioni Unite. Questo sistema non elimina i conflitti, ma prova a contenerli. Quando uno Stato agisce unilateralmente, senza un quadro giuridico riconosciuto, il rischio è quello di normalizzare l’eccezione.
Il caso Venezuela e il precedente pericoloso
Secondo il The Guardian, l’azione degli Stati Uniti in Venezuela rappresenterebbe un esempio emblematico di questa deriva. L’intervento viene descritto non solo come una risposta politica a un regime considerato ostile, ma come una scelta che scavalca i meccanismi del diritto internazionale, aprendo la strada a giustificazioni basate su interessi strategici, come il controllo delle risorse o la sicurezza nazionale.
Il punto critico non è solo il Venezuela, ma il precedente che un’azione del genere crea. Se una potenza globale può intervenire senza conseguenze giuridiche, perché altri Stati dovrebbero rispettare le stesse regole?
Quando il diritto diventa selettivo
Uno dei nodi centrali evidenziati dall’analisi del quotidiano britannico è la selettività dell’applicazione delle regole. Il diritto internazionale perde credibilità quando viene invocato contro alcuni Stati e ignorato da altri. In questo scenario, le norme non scompaiono, ma diventano strumenti flessibili, piegati agli equilibri di potere.
Come osserva il The Guardian, questo meccanismo rischia di avvicinare le democrazie occidentali a modelli di politica estera che, fino a poco tempo fa, venivano apertamente criticati.
La crisi dell’ordine basato sulle regole
Il concetto di ordine internazionale basato sulle regole è stato per decenni uno dei pilastri della diplomazia globale. Tuttavia, quando le stesse potenze che lo sostengono iniziano a derogare ai suoi principi, l’intero sistema entra in crisi. Non si tratta solo di diritto, ma di fiducia tra Stati.
Se le regole non valgono per tutti, smettono di essere regole e diventano semplici opzioni politiche.
Le conseguenze globali di una scelta unilaterale
L’articolo del The Guardian suggerisce che l’intervento in Venezuela potrebbe avere effetti a catena: altri governi potrebbero sentirsi legittimati a usare la forza per risolvere controversie regionali, indebolendo ulteriormente il ruolo delle istituzioni internazionali. In questo contesto, il diritto internazionale non viene abolito formalmente, ma svuotato dall’interno.
Una domanda aperta per il futuro
Il vero interrogativo non riguarda un singolo intervento, ma la direzione complessiva del sistema globale. Il diritto internazionale può sopravvivere se viene rispettato solo quando conviene? Oppure stiamo assistendo a una fase in cui la forza torna a prevalere sulle regole, con il rischio di un mondo più instabile e imprevedibile?
Come conclude implicitamente l’analisi del The Guardian, la questione non è giuridica in senso stretto, ma profondamente politica: riguarda il tipo di ordine globale che si intende costruire nei prossimi anni.
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03 Gennaio 2026
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