Il diabete non è solo una condizione clinica da seguire nel tempo. È anche una questione sociale, economica e organizzativa che pesa in modo crescente sul sistema sanitario italiano. Tra farmaci, ricoveri, dispositivi per il controllo della glicemia e conseguenze indirette come la riduzione della produttività, il costo complessivo supera i 20 miliardi di euro. Un dato che rende evidente quanto questa patologia incida sulla vita delle persone e sulla sostenibilità dei servizi pubblici.
Una malattia diffusa che coinvolge milioni di persone
In Italia convivono con il diabete circa quattro milioni di cittadini, ma il numero reale potrebbe essere più alto se si considerano anche i casi non ancora diagnosticati. La diffusione cresce con l’età e raggiunge livelli particolarmente elevati nelle fasce più anziane della popolazione. È proprio questa dimensione ampia e trasversale a rendere il diabete una delle principali sfide della salute pubblica, con effetti che vanno ben oltre la sola gestione ambulatoriale.
Prevenzione e diagnosi precoce non bastano più da sole
Secondo il ministro della Salute Orazio Schillaci, il diabete richiede politiche capaci di mettere insieme prevenzione, individuazione precoce e presa in carico continuativa. Il punto centrale è che non si tratta di una patologia isolata dal contesto di vita, ma di una condizione strettamente legata agli stili quotidiani, ai fattori sociali e alle disuguaglianze. Per questo la risposta sanitaria non può limitarsi alla cura, ma deve agire anche prima della malattia e lungo tutto il percorso del paziente.
L’età, le complicanze e l’impatto sulla qualità della vita
I numeri mostrano un quadro che invita alla prudenza e alla programmazione. Nelle persone tra 65 e 74 anni la diffusione raggiunge livelli molto elevati, mentre tra gli over 85 supera addirittura una soglia che rende il fenomeno ancora più rilevante per la tenuta del sistema. A questo si aggiunge il peso delle complicanze, che possono incidere sull’aspettativa di vita e peggiorare in modo significativo la qualità dell’esistenza. Non sorprende quindi che il diabete venga indicato come una priorità sanitaria strutturale.
Tecnologie digitali e cure personalizzate cambiano la diabetologia
Per Salvatore De Cosmo, presidente di FeSDI, la diabetologia non può più fermarsi alla sola gestione clinica. Deve invece unire ricerca, innovazione, prevenzione e strumenti digitali, con percorsi personalizzati capaci di ridurre anche le differenze territoriali. In altre parole, il futuro passa da un modello più integrato, dove i dispositivi di monitoraggio, la digitalizzazione dei dati e una governance più moderna aiutino a seguire meglio i pazienti e a intervenire prima che le complicanze peggiorino.
Stili di vita corretti, un tassello decisivo
Accanto alle cure, resta centrale tutto ciò che riguarda la vita quotidiana. Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia, richiama l’attenzione sull’importanza di alimentazione equilibrata e attività fisica. Su questa linea si inserisce anche la proposta ricordata da Daniela Sbrollini, che considera lo sport una sorta di farmaco naturale, tanto da immaginare la possibilità di inserirlo in ricetta medica. Il messaggio è chiaro: curare il diabete significa anche costruire un contesto che favorisca comportamenti salutari.
Una strategia nazionale che metta insieme sanità e territorio
La nuova fase di lavoro avviata agli Stati Generali sul Diabete punta a una strategia 2026-2028 fondata su un approccio per ecosistemi. Significa collegare governance sanitaria, innovazione, cure sul territorio e organizzazione regionale in un quadro più coerente. Il presidente del Cnel, Renato Brunetta, ha insistito su una visione olistica centrata sulla persona, mentre Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ha evidenziato il ruolo decisivo delle Regioni nel tradurre le linee nazionali in modelli concreti e vicini alle comunità locali.
Il nodo vero è la sostenibilità del sistema sanitario
Il diabete rappresenta quindi una doppia urgenza. Da una parte c’è la tutela della salute di milioni di persone, dall’altra la necessità di evitare che i costi diretti e indiretti diventino sempre più difficili da sostenere. Rafforzare le politiche di prevenzione, investire nella diagnosi precoce, valorizzare l’innovazione e ridurre le disuguaglianze territoriali non è solo una scelta sanitaria, ma una condizione necessaria per rendere il sistema più solido nei prossimi anni.
22 Marzo 2026
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